Unicredit prepara il suo polo dei pagamenti. Se negli ultimi anni gran parte delle banche italiane hanno esternalizzato i servizi legati alle carte di credito, il gruppo di piazza Gae Aulenti intende muoversi in direzione opposta. Proprio per questo, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, la banca vuole creare una struttura specifica dedicata a questo specifico business.
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Il coordinamento dei lavori è stato affidato ad Alberto Palombi, investment banker arrivato nel dicembre scorso dopo esperienze in Ubs, Bofa e Merrill Lynch e oggi in forza nella divisione special situation. L’idea sarebbe quella di potenziare le attività di merchant acquiring che sinora Unicredit ha scelto di non cedere, ma di far crescere internamente. La scelta deriva soprattutto dall'evoluzione che il comparto ha conosciuto a cavallo della pandemia. Una delle conseguenze del Covid è stata infatti la forte accelerazione dell'e-commerce e dei pagamenti digitali in quasi tutti i settori produttivi, anche in una geografia storicamente in ritardo in questo ambito come quella italiana.
Questo trend sta imponendo significative sfide ai merchant acquirer (cioé le istituzioni finanziarie che processano le transizioni per le aziende o gli esercenti) ma, a detta delle società di consulenza, può rappresentare un volano importante per i ricavi. Non è escluso che questo progetto di crescita passi attraverso operazioni straordinarie. Secondo rumor finanziari nel radar di Unicredit ci sarebbero già diversi target, non solo nazionali ma anche esteri e, in particolare, concentrati nel Nord Europa.
In un’altra direzione si sta invece muovendo Banco Bpm. Ieri, a margine di una conferenza bancaria organizzata da Bain & Company, il ceo Giuseppe Castagna ha annunciato che entro l’inizio di agosto il gruppo dovrebbe concedere un’esclusiva a uno degli operatori che si sono affacciati sulla divisione pagamenti dell’istituto. La banca sta infatti esaminando le offerte preliminari ricevute per un asset che potrebbe valere più di 2 miliardi di euro se si considerano, oltre al pagamento upfront da parte di un nuovo partner, anche le commissioni future e le opzioni di crescita. «Pensiamo di poter decidere entro la presentazione dei risultati del primo semestre con chi discutere i termini della transazione», ha spiegato ieri Castagna che presenterà i conti del semestre il 2 agosto.
In generale il mercato prevede che nei prossimi mesi il settore dei pagamenti possa rimettersi in movimento. Dal 2000 ad oggi gli investimenti nel comparto hanno toccato quota 42 miliardi di dollari. Dopo un 2021 da record nel valore e nel volume delle operazioni, c’è stato un rallentamento, con una brusca contrazione a metà anno, proprio come si è verificato in molte altre industrie. Anche il boom delle operazioni per alimentare il comparto Buy Now, Pay Later, si è esaurito.
Durante la bolla la crescita ha stimolato molte operazioni di m&a, sia negli Usa che in Europa: Total System Services in Global Payments, Worldpay in Fidelity National Information Services, First Data in Fiserv, Ingenico in Worldline, Sia e Nets in Nexi. Poi tutto si è fermato, complice anche la brusca contrazione dei multipli di prezzo. Si tratta, tuttavia, di un settore dinamico dove le operazioni straordinarie potrebbero presto riprendere piede. Nei radar degli operatori ci sono anche le divisioni di pagamenti di diverse banche di piccole e medie dimensioni. Tra gli altri si fanno i nomi della Cassa di risparmio di Asti e Banca del Fucino.