Unicredit si copre dal rischio della partecipazione in Commerzbank, di cui dallo scorso 10 settembre è il primo azionista con il 9% e derivati per un ulteriore 11,5%. Negli ultimi giorni la banca guidata da Andrea Orcel ha chiamato la merchant americana Jefferies per assicurare la quota da eventuali fluttuazioni di mercato, utilizzando strumenti finanziari che mitigano il rischio di cali nei prezzi.
La mossa, spiega Bloomberg, consentirà a Unicredit di mantenere le mani libere sulla partita e di vagliare con tranquillità le opzioni sul tavolo, a partire da un aumento della partecipazione che però non potrà avvenire prima dell’ok di Bce.
Fin dall’inizio la complessità della trattativa con Commerz e con le istituzioni tedesche ha suggerito a Orcel di tenersi aperte più opzioni operative. La prima è fermare la scalata al 9% del capitale della banca tedesca e, in caso di autorizzazione Bce, al 21% convertendo gli strumenti derivati in azioni. Questo è uno scenario possibile in assenza di accordo, ma gli analisti non lo ritengono molto attraente.
La seconda opzione è quella che inizialmente era sembrata la più ovvia, cioè un’aggregazione. Le operazioni di m&a sono essenzialmente di due tipi: amichevoli o ostili, con varie sfumature nel mezzo a partire da una offerta unsolicited come quella fatta nel 2020 da Intesa Sanpaolo su Ubi Banca.
Se nè l’aggregazione, nè lo stallo si rivelassero strategie efficaci, Orcel potrebbe giocare una terza carta: smontare l’intera partecipazione. Questa scelta è resa possibile proprio dall’approccio scelto da Unicredit per il blitz su Commerz, cioè il bear hug, abbraccio dell’orso, che consiste nel rastrellare una quota della potenziale preda e poi trattare per arrivare a un’integrazione. Il 9% attualmente in possesso di piazza Gae Aulenti è costato 1,5 miliardi quaranta giorni fa. Nel frattempo il prezzo delle azioni è salito, facendo emergere una plusvalenza potenziale di oltre 200 milioni che potrebbe crescere ulteriormente nelle prossime settimane. Proprio per questa ragione il numero uno di Unicredit continua a chiamare investimento la partecipazione comprata nella banca tedesca.
Le decisioni però saranno prese solo dopo il responso della Bce. Dopo l’esame preliminare della Bafin, l’organo di vigilanza bancaria tedesco, in questi giorni la palla starebbe passando direttamente al supervisory board della Bce che entro l’anno completerà la cosiddetta qualifying holding procedure, cioè l’istruttoria preliminare all’acquisto di quote rilevanti nel capitale delle banche. Una luce verde appare altamente probabile, soprattutto alla luce delle indiscrezioni filtrate finora dal vertice dell’Eurotower. A quel punto, convertiti i derivati in azioni, Orcel sarà l’arbitro del futuro di Commerz. Nel frattempo, grazie ai contratti sottoscritti con Jefferies, non dovrà nemmeno preoccuparsi dell'andamento del titolo Commerz in una trattativa dai tempi più lunghi del previsto. (riproduzione riservata)