Per l'Unicredit di Andrea Orcel, dopo che l'assemblea straordinaria del Banco Bpm ha approvato con il 97,6% l'aumento del prezzo dell'opa su Anima da 6,2 a 7 euro per azione, sono oggettivamente aumentate le difficoltà di condurre contemporaneamente tre operazioni strategiche - oltreché quella testé citata, l'iniziativa riguardante la Commerzbank e l'acquisto di una partecipazione in Generali - benché esse obbediscano a intenti e finalità diversi.
Qualche osservatore è arrivato a ipotizzare, anche perché il deliberato aumento del prezzo per Anima cambia una delle condizioni dell'Ops sul Banco da parte di Unicredit, che quest'ultimo possa abbandonare l'operazione. Sarebbe un bis in idem e Bpm, con uno stratega qual è Giuseppe Castagna, si confermerebbe, quantomeno per l'istituto di piazza Gae Aulenti, inespugnabile (una sorta di piccolo metaforico Vietnam), anche da parte di una banca che, in confronto, appare un colosso.
È difficile prevedere le mosse di Orcel, ma bisogna osservare che il Banco si sta muovendo con particolare perizia ed efficacia e può essere la dimostrazione del fatto che il perseverare, perché non sia diabolicum, avrebbe bisogno di una migliore situazione e di adeguate garanzie, a cominciare dall’esplorazione con tenacia di una scelta consensuale. Naturalmente bisogna sempre considerare che si ha a che fare non certo con uno sprovveduto; Orcel, all'opposto, proprio nel campo delle concentrazioni ha una delle sue diverse, diffusamente riconosciute, specializzazioni e non sono da escludere colpi di scena.
Ma l'Unicredit trova sbarramenti anche in Germania. Si dice che a breve potrebbe arrivare la risposta della Vigilanza Bce alla richiesta di autorizzazione avanzata dall'Unicredit per arrivare, utilizzando gli strumenti in derivati, al 28% di Commerz, secondo l'obiettivo di pervenire infine al 29,9%. Il presidente del comitato aziendale, che rappresenta il personale dell’istituto tedesco, Sascha Uebel, ha dichiarato netta contrarietà all'acquisizione e ha promesso che renderà il percorso di Unicredit «il più fangoso e profondo possibile», creando «quanti più problemi possibili».
Se si considera l'ostilità manifestata dal cancelliere in pectore Friedrich Merz e quella del cancelliere in scadenza Olaf Scholz, l'eventuale rilascio dell'autorizzazione non chiuderebbe la partita perché si deve comunque tener conto che lo Stato è il primo azionista e che vi sono altre authority che si debbono pronunciare, a cominciare dall'Antitrust tedesco. In ogni caso, lo si condivida o no, questa operazione è diventata, per taluni non secondari aspetti, «politica».
Orcel ha detto diverse volte che comunque un'uscita dall'operazione in questione varrebbe alla propria banca una sostanziosa plusvalenza messa in conto sin dall'inizio. Certo, il bis dell'eventuale uscita in Germania dopo quella che potrebbe verificarsi in Italia nei confronti della Bpm, avrebbe probabilmente conseguenze. Il caso Commerz rientrerà nel contesto delle linee programmatiche che saranno la base della Grösse Koalition Cdu-Spd che si dovrà costituire.
In ogni caso per l'Unicredit è un momento di doverosa approfondita analisi e di conseguenti precise scelte, anche perché non potrà lasciare a lungo indeterminati i suoi orientamenti, sia che confermi in toto le scelte compiute sia che intenda modificarle per prendere atto dell'evoluzione. Si rileva comunque come fondamentali siano per le operazioni di aggregazioni i contatti da un lato con le istituzioni della politica e dall'altro con i dipendenti del soggetto che si intende acquisire.
Ciò non significa venir meno all'autonomia del potenziale aggregante né ritenere che si riduca l'importanza dell'autorizzazione della Vigilanza, la quale invece persegue altri fini e non si potrebbe dare carico dell'accennato tipo di relazioni e coinvolgimenti. Resta solo da notare che il Supervisory Board della Vigilanza Bce - che come accennato dovrà decidere se rilasciare a Unicredit la predetta autorizzazione che poi dovrebbe passare al nulla osta del consiglio direttivo - è presieduto da Claudia Buch, già vicepresidente della Bundesbank, nota per rigore e imparzialità. Vedremo i risultati. (riproduzione riservata)