La contromossa di Luigi Lovaglio riapre la partita del risiko, ma per ora non modifica in modo significativo le scommesse della borsa. Le prove sono almeno un paio. Le due società nel mirino della controffensiva senese, Intesa Sanpaolo e Unipol, sono anche quelle a cui gli analisti continuano ad attribuire il maggior potenziale di crescita tra i titoli coinvolti nel nuovo round di consolidamento, rispettivamente +8,1% e +7,4%.
In secondo luogo, il premio implicito nell’opas di Ca’ de Sass su Mps è salito ai massimi dal lancio dell’offerta, segnalando come il mercato continui a scommettere sul successo di Carlo Messina.
Rispetto agli ultimi due mesi il cambio di passo è netto. A giugno l’offerta di Intesa incorporava uno sconto di oltre il 3% rispetto alle quotazioni di Siena e lo stesso problema si era ripresentato a fine luglio, quando Mps continuava a trattare sopra il valore implicito dello scambio.
Da agosto però la situazione è cambiata: lo sconto si è prima azzerato per poi trasformarsi in un premio, che giovedì 20 era già arrivato intorno all’1,5%. Per poi salire venerdì a oltre il 2,5%. Un movimento che riduce le chance di una traiettoria autonoma del Monte.
Il titolo senese appare infatti sempre più agganciato a quello di Intesa Sanpaolo e al valore della sua offerta, mentre il mercato sembra concedergli poco spazio per una corsa autonoma. Lo confermano anche i target price raccolti da Bloomberg: a fronte di una quotazione di 11,57 euro, l’obiettivo medio su Montepaschi è di 11,76 euro, appena l’1,6% più in alto, con quattro buy, tre hold e un sell.
Ben diverso il quadro per Intesa, che a 6,77 euro conserva un potenziale rialzo di oltre l’8% rispetto al target medio di 7,32 euro e raccoglie 13 buy, due hold e due sell. In altre parole, per il consensus il margine di rivalutazione resta soprattutto dalla parte di Ca’ de Sass, mentre su Siena gran parte del valore è ormai incorporato nei prezzi.
Si sono mossi con prudenza anche i due titoli entrati nel mirino di Mps. Banca Generali aveva accolto i primi rumor con un rialzo dell’1,66% mercoledì e dell’1,26% giovedì. Venerdì però, con l’operazione ormai ufficiale, il titolo ha invertito la rotta, cedendo il 2,05% a 66,80 euro. Un cambio di passo che segnala i dubbi del mercato sulla possibilità che il progetto vada effettivamente in porto.
Ancora più debole la reazione di Banco Bpm. Il titolo, che aveva perso lo 0,51% mercoledì e recuperato appena lo 0,66% giovedì, nell’ultima seduta della settimana ha ceduto lo 0,39% a 16,68 euro. A pesare è soprattutto la posizione di Crédit Agricole, primo azionista con il 29,3%, che nelle scorse settimane ha mostrato di preferire un’integrazione con Crédit Agricole Italia alle nozze con Siena.
Tanto più che, secondo Deutsche Bank, la banque verte «potrebbe decidere di presentare un’operazione alternativa, cioè una possibile integrazione di Bpm con Crédit Agricole Italia, potenzialmente accrescitiva dell’utile per azione». Anche per questo, secondo gli analisti, le quotazioni di Piazza Meda lasciano poco spazio a ulteriori rialzi: oggi Banco Bpm tratta già circa il 9% sopra il target medio Bloomberg.
Il resto della scacchiera offre indicazioni più sfumate. Generali, coinvolta dalla scelta di Mps di distribuire agli azionisti il 4,5% della quota, ha chiuso la settimana in rialzo dello 0,35% a 42,99 euro.
Unipol ha recuperato invece lo 0,91% a 27,77 euro dopo essere stata la più penalizzata dalle indiscrezioni, con oltre il 5% perso nelle due sedute precedenti. Una correzione che appare legata soprattutto alle possibili conseguenze dei nuovi scenari, visto che il consensus resta positivo sul titolo, con cinque buy su cinque e un target medio di 29,83 euro.
Il timore è che un eventuale asse tra Siena e Banco Bpm possa rimettere in discussione gli equilibri costruiti attorno a Bper e, con essi, il progetto di un terzo polo sull’asse Bologna-Modena-Siena.
Le tre sedute raccontano così due momenti diversi. Le indiscrezioni avevano acceso le aspettative, spingendo Banca Generali e mettendo sotto pressione Unipol. L’ufficializzazione del piano da parte di Lovaglio ha portato invece sotto i riflettori le difficoltà di esecuzione.
Per costruire il nuovo polo immaginato dal banchiere lucano – sembra voler dire il mercato – non basteranno le due offerte in azioni e il dividend share da tre miliardi; bisognerà trovare un punto d’incontro con Crédit Agricole su Banco Bpm, sciogliere il nodo del Leone su Banca Generali e ottenere dall’assemblea straordinaria di Montepaschi la maggioranza dei due terzi necessaria a procedere. Ed è su questi passaggi che si giocherà nei prossimi mesi la credibilità finanziaria del progetto senese. (riproduzione riservata)