CrestOptics accelera sulla crescita internazionale: punta a consolidare il proprio ruolo di specialista mondiale nella tecnologia per la microscopia avanzata. L’azienda romana, che sviluppa componenti e sistemi ad alta specializzazione per i principali produttori mondiali di microscopi, ha chiuso il primo semestre del 2026 con ricavi in aumento di oltre il 25% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e prevede di chiudere l’esercizio con un fatturato di circa 21 milioni di euro.
«Siamo fornitori di tecnologia, non vendiamo direttamente ai clienti finali», spiega a Mf-Milano Finanza l’amministratore delegato, Renato Giacobbo Scavo. «I nostri interlocutori sono i grandi produttori di microscopia nel mondo come Nikon, Olympus, oggi Evident, e Leica. Il nostro vantaggio competitivo nasce dallo sviluppo di tecnologie altamente specialistiche che completano e arricchiscono la loro offerta».
Il modello di business di CrestOptics è quindi quello di un partner tecnologico per l’industria della microscopia, con un ruolo vicino a quello di un centro di ricerca e sviluppo esterno. «In molti casi questi player scelgono di integrare nei propri sistemi soluzioni realizzate da specialisti come noi, riconoscendone il valore in specifici ambiti tecnologici», sottolinea il top manager. «È un approccio che vale anche per i microscopi robotizzati utilizzati nel biotech e nel farmaceutico».
Uno degli elementi distintivi della società è la velocità nello sviluppo di nuovi prodotti. «I grandi gruppi della microscopia ne lanciano di nuovi con cadenze pluriennali. Noi siamo riusciti a introdurre prodotti nuovi quasi ogni anno», fa presente Giacobbo Scavo.
Il 2025 è stato un anno particolarmente significativo: CrestOptics ha lanciato due prodotti in partnership con importanti operatori mondiali del biotech e del pharma, attraverso attività di progettazione personalizzata di componenti opto-meccanici (design-in). A questi si è aggiunto Spin XL, piattaforma di microscopia confocale con il più ampio campo di vista attualmente disponibile sul mercato.
«L’obiettivo è continuare a lanciare innovazioni con cadenza annuale, sia attraverso partnership industriali sia con prodotti a marchio CrestOptics. Nei prossimi anni vogliamo sviluppare soluzioni che, per specifiche tecnologiche, siano tra le migliori e più uniche sul mercato».
La crescita arriva in un contesto complesso per la ricerca scientifica, soprattutto negli Stati Uniti, dove i finanziamenti pubblici hanno subito una contrazione. «Nonostante il taglio di molti fondi nella ricerca siamo riusciti a crescere perché siamo presenti anche nel mondo delle società biotech, dove gli investimenti sono ripartiti grazie al venture capital», osserva l’ad. La previsione per il 2026 è di una crescita dei ricavi compresa tra il 15% e il 20%, con un fatturato atteso a 21 milioni di euro.
Dopo importanti investimenti in ricerca, sviluppo e rete commerciale, pari al 20% dei ricavi annui, CrestOptics oggi è presente in cinquanta Paesi. «Abbiamo raggiunto una dimensione tale da non essere più una startup, ma un’azienda di medie dimensioni», afferma Giacobbo Scavo.
Il prossimo obiettivo è migliorare progressivamente la redditività, mantenendo però un forte impegno sull’innovazione. «Oggi il margine operativo lordo è intorno al 25%. Continueremo a investire circa il 10% dei ricavi in ricerca e sviluppo, un livello fondamentale per una società che vive di innovazione».
Sul fronte geografico, CrestOptics guarda soprattutto ai mercati asiatici. «Apriremo nuove sedi, con particolare attenzione a Cina, Corea e India, in realtà in tutta l'Asia, un motore di crescita importantissimo negli ultimi anni, fermo restando che l'Europa rimane per noi il mercato più importante».
Tra i prodotti di maggior successo c’è Cicero, sistema confocale a disco rotante lanciato due anni fa. «Nella sua semplicità è stato un prodotto estremamente innovativo, con un prezzo molto più competitivo rispetto ai principali concorrenti. Dopo che è stato lanciato ci ha permesso di entrare in mercati interessanti come l'India. Ora speriamo possa avere successo negli Emirati Arabi e più in generale in Medio Oriente dove la ricerca scientifica sta crescendo rapidamente».
La società sta inoltre lavorando su tecnologie con possibili applicazioni nella medicina. «Stiamo sviluppando sistemi di microscopia capaci di analizzare le proprietà dei tessuti umani, la loro viscosità e densità. Una tecnologia che potrebbe avere un valore enorme soprattutto nella diagnosi dei tumori», prevede il top manager.
L’azionista di maggioranza di CrestOptics è il fondo britannico di private equity Apposite Capital, entrato nel capitale cinque anni fa e specializzato nel settore healthcare. «Nella prima fase di sviluppo le acquisizioni non erano una priorità. Ora che siamo entrati nella seconda fase lo sono e possono diventare uno strumento importante per ampliare il portafoglio prodotti», prevede il ceo.
L’azienda dispone di liquidità e non ha debito finanziario. «Stiamo vagliando società di dimensioni contenute, da 10 ai 20 milioni di euro di fatturato, ma con prodotti con una potenzialità elevata. Comunque, se fosse necessario, i nostri azionisti possono iniettare altro capitale, anche se sono abbastanza avanti nel loro ciclo di investimento e dopo 6-7 anni potrebbero valutare di uscire». In ogni caso, quando arriverà il momento, «sono certo che la centralità dell’azienda resterà in Italia, infatti credo che oggi l'azienda abbia costruito davvero un cuore pulsante a Roma».
Lo sbarco in Borsa non è escluso, ma solo a una dimensione maggiore. «Quotazioni di società con un fatturato come il nostro alla fine rischiano di essere molto costose e poco efficienti», spiega l’ad. In futuro «se riusciremo a consolidare lo storytelling, a diventare specialisti nel mondo dell'ottica soprattutto anche nell’ambito della diagnostica e a raggiungere nell'arco dei prossimi tre-quattro anni 50 milioni di euro di fatturato, la quotazione in borsa potrebbe essere un passo interessante».
Un accenno, infine, al rapporto con l’intelligenza artificiale. «L’AI si basa su dati che già esistono. Noi invece siamo generatori di dati, siamo abilitatori dell’intelligenza artificiale. È uno strumento che ci apre numerose opportunità, ma non potrà mai sostituirsi a noi». (riproduzione riservata)