Uno sguardo più da vicino a ciò che potrebbe riservare il terzo trimestre del 2024 delle banche italiane. Il periodo, si legge in un report di Morgan Stanley, vedrà con ogni probabilità un andamento più debole del margine di interesse, «ma ci aspettiamo che la diversificazione dei ricavi mantenga i ricavi core al di sopra delle stime del consenso nel caso di Mediobanca», precisa il broker che, in vista dei conti (31 ottobre Intesa Sanpaolo, 12 novembre Mediobanca, 6 novembre Banco Bpm e Unicredit), ha rivisto anche i target price su alcuni titoli del settore, non i rating.
Le banche italiane vedranno pressioni sul margine d’interesse nel terzo trimestre a causa dei volumi contenuti di prestiti e depositi. «Ci aspettiamo che la ripresa dell'attività in ambito M&A contribuisca a sostenere le commissioni nell’investment banking, ma prevediamo per la maggior parte delle banche che il flusso debole di nuovi capitali e il mix di gestioni patrimoniali possano pesare sulle commissioni di gestione patrimoniale. Quanto ai livelli di capitale probabilmente rifletteranno i venti favorevoli degli spread sovrani e gli impatti one-off per Unicredit e Banco Bpm», prevede Morgan Stanley.
Naturalmente l’opzionalità del capitale in eccesso delle banche italiane resta interessante. Comunque, «a seguito del nostro downgrade del settore, riduciamo le nostre stime sui tassi di interesse al 2,25%/1,5% per il periodo 2025/2026, rispettivamente. Di conseguenza, abbiamo tagliato le nostre stime di utile netto in media del 4% e i nostri target price in media del 2%: da 4,80 a 4,70 euro nel caso di Intesa Sanpaolo, su cui manteniamo il rating overweight, da 44 a 43 euro nel caso di Unicredit, su cui abbiamo un rating equal weight, e da 7,70 a 7,40 euro nel caso di Banco Bpm, su cui abbiamo sempre un rating equal weight. Invece, su Mediobanca confermiamo il target price a 18,2 euro e il giudizio overweight», afferma Morgan Stanley che fa i conti in tasca a Intesa Sanpaolo, mediobanca, banco Bpm e Unicredit.
Nel caso di Intesa Sanpaolo il broker si aspetta nel terzo trimestre del 2024 un calo del margine di interesse del 3% trimestre su trimestre e del 2% anno su anno a 3,88 miliardi di euro, che peserà sui ricavi core nonostante il contributo delle commissioni di gestione patrimoniale e dei proventi assicurativi. I ricavi operativi sono attesi a 6,63 miliardi (-3% trimestre su trimestre e +4% anno su anno) e l’utile netto di gruppo a 2,342 miliardi (-5% e +23%, rispettivamente). Il costo del rischio è visto a 31 (+1bp e -2bp, rispettivamente) e il Cet1 al 13,65% (+15 bp e +5 bp, rispettivamente) con la possibilità di lanciare un buyback pari al 10% dell’utile 2024, stimato a 8,613 miliardi (nuova stima), a 8,926 miliardi nel 2025 e a 9,404 miliardi nel 2026.
Per quanto riguarda Mediobanca, i tassi di interesse più bassi sosterranno i ricavi core nel primo trimestre fiscale del 2025. «Ci aspettiamo un margine di interesse sostanzialmente stabile sia trimestre su trimestre sia anno su anno a 494 milioni e commissioni pari a 276 milioni, +54% anno su anno e -1% trimestre su trimestre, dimostrando una resilienza migliore rispetto ai competitor italiani», continua Morgan Stanley. L’utile di Generali dovrebbe tradursi in circa 100 milioni di ricavi che in totale dovrebbero ammontare a 915 milioni, +6% anno su anno e -6% trimestre su trimestre. «L’utile netto dovrebbe essere pari a 344 milioni, -2% e +3%, rispettivamente, e il Cet1 attestarsi al 15,3%, -21 bps e 13 bps, rispettivamente. Le nostre nuove stime sui tassi favoriscono il modello di business di Mediobanca, per cui aumentiamo la nostra stima sull’utile netto al 2027 dell'1% a 1,506 miliardi dagli 1,492 miliardi attesi per il 2026 e dagli 1,396 miliardi previsti per il 2025».
Invece, per Unicredit Morgan Stanley ha stimato un calo del margine di interesse del 2,4% trimestre su trimestre e del 3,4% anno su anno a 3,478 miliardi, tenendo conto di trend sui depositi migliori del previsto in Russia, nonostante il deleveraging in corso. «Ci aspettiamo che la ripresa dell'attività M&A e i flussi di asset under management resilienti di Amundi contribuiscano alla generazione di commissioni, viste a 1,901 miliardi, +7% anno su anno e -10% trimestre su trimestre», precisa la banca d’affari che si aspetta un utile netto a 2,279 miliardi, -2% e -15%, rispettivamente, e un Cet1 al 15,95%, -124 bps e -26 bps riflettendo l'acquisto di una partecipazione del 9% in Commerzbank. «Ora teniamo conto della guidance migliorata sull’utile del 2024, da noi atteso a 9,508 miliardi ma dopo aver ridotto le nostre stime sui tassi, tagliamo quelle sull’utile netto di Unicredit del 2026 del 3,3% a 8,317 miliardi», precisa Morgan Stanley.
Infine, per quanto riguarda Banco Bpm Morgan Stanley ha stimato profitti più deboli con tassi all'1,5%. «Stimiamo un calo del margine di interesse del 4% ano su anno e del 3% trimestre su trimestre a 831 milioni e un indebolimento dei ricavi core (i ricavi operativi totali sono attesi a 1,374 miliardi, +1% e +1%, rispettivamente), tenendo conto dei deflussi di asset under management riportati da Anima e dei ritardi nella crescita delle entrate dei prodotti assicurativi. Tuttavia, l’utile netto è visto balzare a 867 milioni dai 319 milioni del terzo trimestre del 2023 e il Cet1 al 15,1% dal 14,3%, includendo circa 40bps dalla creazione di Numia, la joint venture sui pagamenti, che offre ancora una significativa opzionalità per la distribuzione del capitale in eccesso dopo l'implementazione di Basilea IV. «Le nostre nuove stime sui tassi ci hanno portato a ridurre l’utile netto del 2026 del 7,9% a 1,323 miliardi dagli 1,334 miliardi stimati per il 2025 e dagli 1,758 miliardi previsti per quest’anno», conclude Morgan Stanley. (riproduzione riservata)