Nel secondo trimestre dell'anno Unicredit ha battuto le attese degli analisti per quanto riguarda l'utile netto nel primo semestre 2025, ma ha migliorato la guidance su tutta la linea. Ne parliamo con Andrea Orcel, l'amministratore delegato.
Sì, non credo che siano stati otto mesi di battaglia, sono stati otto mesi di congelamento perché abbiamo aspettato la risoluzione della golden power, senza la quale abbiamo sempre detto che non era possibile andare avanti. A un certo punto abbiamo realizzato che i tempi erano talmente lunghi che restavamo impantanati in questa situazione.
Trenta giorni non cambiano nulla, perché i tempi del Tar, i tempi dell'Unione Europea vanno oltre, ben oltre quei 30 giorni e quindi ci trovavamo in una situazione dove avevamo un peso, non riuscivamo a focalizzarci su quanto vogliamo e abbiamo deciso di andare avanti. Come si dice in inglese: «cut our losses». Eliminare, liberarci di un peso e accelerare soprattutto in Italia.
Per noi cambia in meglio. Se voi guardate i nostri risultati, l'Italia ha fatto sostanzialmente meglio di quello che ci aspettavamo. Per darvi un ordine di grandezza, in un trimestre guadagniamo di più di quanto Bpm guadagna in quattro. E stiamo accelerando, mentre Bpm sta decelerando. Quindi noi ci liberiamo le mani, ritroviamo il nostro focus sulla strategia di crescita interna. La squadra sta facendo eccezionalmente bene e la guidance che abbiamo aumentato è dovuta al progresso che l'Italia sta facendo. Quindi dal nostro punto di vista stiamo crescendo, abbiamo dato 7 miliardi e mezzo di erogazioni in più alla piccola e media impresa. Non abbiamo mai avuto un contesto così positivo. È dura, ma ci dà l'opportunità di dimostrare quello che possiamo fare.
Io credo che sia un'occasione mancata per gli azionisti di Bpm che non hanno avuto un'opportunità di confrontarsi con noi sul merito, sia un'occasione mancata per i clienti che non avranno accesso alle nostre fabbriche. E alla maggior potenza che noi abbiamo adesso sia un'occasione mancata per le persone di Bpm, se noi guardiamo a quello che stiamo facendo per le nostre. Sicuramente è un'occasione mancata per il settore che ha bisogno di banche più grandi e ha bisogno di consolidarsi per poter dare i servizi che deve dare e poter fare gli investimenti che deve fare. È un'occasione mancata per il nostro Paese, un'occasione mancata per l'Europa. I miei azionisti, le mie persone, i clienti vogliono che io aggiunga valore. Come lo aggiungo? Lasciano la decisione a me. Ho sempre detto che le fusioni di acquisizione, l'm&a, è o può essere un acceleratore nei termini giusti, ma non è fine a se stesso. In questo momento tirare una riga su Bpm ci libera di un peso, ci permette di accelerare e permette veramente di vedere quello che questa banca può fare da solo in Italia e come gruppo. Se lei guarda i risultati, credo che parlino da loro stessi.
Come diciamo sempre, niente è mai chiuso. Noi valutiamo tutto e guardiamo a tutto, ma direi che la situazione dovrebbe cambiare molto, perché noi possiamo fare qualcosa di diverso.
Non solo.
Ma noi in Germania siamo esattamente dove abbiamo detto che saremmo stati quando abbiamo annunciato l'acquisizione del primo 10%, tra le altre cose come contribuzione dello stesso governo tedesco. Abbiamo detto che avremmo chiesto tutte le autorizzazioni e una volta ricevute avremmo trasformato la posizione che era in derivati in azioni sottostanti con diritto di voto e avremmo consolidato. Abbiamo ricevuto le autorizzazioni e stiamo consolidando. Lo stiamo facendo in fasi perché stiamo smontando tutta la struttura dell'operazione che sta dietro. Quindi non c'è niente di nuovo da parte nostra. L'unica cosa di nuovo è che ormai siamo il maggiore azionista di Commerzbank, che contribuirà, al netto delle coperture, per circa 6.700 milioni annui ai nostri ricavi e al nostro utile netto. Ci darà maggiore esposizione sulla Germania e sulla Polonia, che sono due priorità. Diventiamo veramente un azionista che vuole che Commerzbank faccia molto bene perché meglio fanno e più si riflette positivamente su di noi. Per quanto riguarda i commenti che continuano a girare onestamente non ne vediamo la base. Per il momento siamo solo un investitore e crediamo ci sia molto valore da creare. Ma per il momento noi restiamo azionisti e speriamo che la banca faccia bene e li supportiamo.
Ma per noi, data la nostra strategia nella cosiddetta nuova Europa, la Polonia è chiave. Abbiamo un piano di sviluppo organico che abbiamo presentato al mercato all'inizio dell'anno. Siamo avanti sull'implementazione del piano. Dovremmo annunciare il primo passaggio formale di apertura di sportelli di insediamento e di lancio nel all'inizio del quarto trimestre. Riteniamo di poter estrarre. Ci sono forti relazioni tra la Polonia e la Germania e tra la Polonia e l'Italia, tra la Polonia e la Cee. Quindi per noi è chiave qualunque opportunità per noi di rafforzare la nostra o accelerare la nostra presenza lì, che chiaramente inizia da zero perché lo stiamo facendo organicamente. È una cosa che guardiamo con molta attenzione. E il fatto che la nostra espansione in Polonia si basa su una squadra manageriale che ha già fatto questa cosa una volta partendo da zero, con un sistema informatico e una piattaforma informatica che è di ultima generazione che ci permette di essere estremamente efficaci. Io sono molto convinto che la Polonia se gli diamo cinque anni ci sorprenderà in positivo.
Io direi che siamo in un confronto molto chiaro e trasparente tra la posizione di vari Paesi e la posizione dell'Unione Europea. In una maniera o nell'altra abbiamo avuto dibattiti di questo tipo in Portogallo, in Spagna, in Italia, in Germania. Si parla adesso della Polonia in un modo molto più positivo in Grecia. Quindi io credo che tutta l'Europa adesso è davanti a una decisione. Vogliamo fare quello che abbiamo detto, mettendo in comune le banche, rendendole più forti, creando l'unione bancaria, creando un mercato dei capitali dove i risparmi di tutti i Paesi possano essere convogliati per investire in Europa invece che in Stati Uniti e Cina e supportare la trasformazione di questo blocco, oppure no? Noi con Unicredit possiamo solo fare due cose. Uno: provare a fare quanto è giusto e vedere quello che succede. Due: dimostrare che una banca paneuropea come noi, anche senza unione bancaria, riesca a battere i risultati 18 trimestri di fila.
I 3,3 miliardi includono dei cosiddetti «one off» che ci aspettavamo, che al netto di tutto sono positivi. Questi «one off» provengono dalla ristrutturazione delle coperture che avevamo su Commerzbank, dall'incorporazione dell'assicurazione vita in Italia. Tra parentesi, ad oggi siamo la quarta assicurazione vita in Italia e abbiamo reinternalizzato 47 miliardi di risparmi e di investimenti italiani nel Paese. Il vero numero non è 3,3 miliardi, ma probabilmente 2,9. Anche 2,9 è sostanzialmente superiore alle attese che si attestavano sotto i due miliardi e che ci ha permesso di aumentare la guidance per l'anno. Ci aspettiamo di guadagnare 10 miliardi e mezzo di utile netto, non più 9,3 miliardi. E ci aspettiamo di distribuire più di 9 miliardi e mezzo, di cui più di 4 miliardi e tre quarti in dividendi. Abbiamo annunciato che adesso possiamo, avendo le mani libere, implementare o eseguire, il nostro riacquisto di titoli di 3 miliardi e 600 milioni del 2024 che era stato fermato dall'operazione Bpm e abbiamo anche annunciato che faremo un dividendo interim nel quarto trimestre. Quindi la banca sta accelerando. Grazie al business sottostante abbiamo dei «one-off» positivi. Quest'anno faremo meglio delle attese, molto meglio delle attese che avevamo all'inizio dell'anno. Questa è una banca che può generare più di 11 miliardi di utili.
Vedremo. Per il momento quello che diciamo ai nostri azionisti è: siamo resilienti, siamo molto redditizi, il nostro ritorno sul capitale è sopra il 20%. Distribuiamo quest'anno più di 9,3 miliardi, ma nei tre anni adesso ci siamo impegnati a distribuire più di 30 miliardi, di cui più di 15 in dividendi. E la banca sta accelerando, non sta decelerando. Si vede meno perché i tassi discendenti pesano sul margine di interesse e si vede meno perché il Liberation Day di Trump e tutta la volatilità stanno pesando un po' sulle commissioni, che per noi sono molto diversificate. Ma sono assolutamente convinto che la squadra stia facendo un lavoro eccezionale e che avrete altre sorprese positive da noi.
Rilassato e contento di andare in vacanza. (riproduzione riservata)