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Unicredit, ecco quanto può valere la fusione con Commerzbank tra sinergie di costo e crescita degli utili. Le stime di Equita
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Unicredit, ecco quanto può valere la fusione con Commerzbank tra sinergie di costo e crescita degli utili. Le stime di Equita

29 ottobre 2024, 02:00 Ultimo aggiornamento: 30 ottobre 2024, 07:00

Equita stima sinergie di costo fino a 650 milioni dall’aggregazione tedesca. Unicredit può permettersi di pagare un premio fino al 45-50% con una valutazione tra 18,5 e 19,5 euro per azione, senza compromettere la propria solidità patrimoniale o la politica di remunerazione

Unicredit può permettersi di pagare un premio fino al 45-50% per aggiudicarsi il 100% Commerzbank (con una valutazione tra 18,5 e 19,5 euro per azione) senza compromettere la propria solidità patrimoniale o la politica di remunerazione. Questo perché, anche con premesse conservative, l’aggregazione dovrebbe generare robuste sinergie di costo lorde, pari al 10% degli oneri dell'istituto tedesco (600-650 milioni).

Equita promuove l’operazione

Gli analisti di Equita promuovono il deal che ha aperto le grandi manovre tra le banche europee. In un report di imminente pubblicazione la sim milanese analizza i dettagli finanziari e industriali del matrimonio oggi al vaglio della Bce e delle istituzioni tedesche. Secondo Equita, Commerz rappresenta per Unicredit «un’opzione di valore» e l’obiettivo principale della banca guidata da Andrea Orcel sarebbe arrivare a una business combination con un approccio amichevole.

«Ci aspettiamo che la Bce dia il via libera a Unicredit per aumentare la sua quota in Commerz fino al 29,9% entro la fine dell'anno o all'inizio del 2025», spiega il report. «Non prevediamo alcun ostacolo all'autorizzazione, considerando la solida posizione patrimoniale della banca italiana e la sua forte capacità di generare utili».

I punti di forza dell’operazione

In primo luogo il deal consentirebbe un efficiente impiego del capitale in eccesso da parte di Unicredit che, in un contesto di bassa crescita del settore bancario, vedrebbe aumentare il proprio utile per azione di circa il 15% anche con un approccio conservativo sulle sinergie. Secondariamente la fusione permetterebbe a piazza Gae Aulenti di preservare l’attuale politica di remunerazione (total yield del 13%) che, tra dividendi e buyback, si è sinora rivelata una delle più generose nel comparto bancario.

In terzo luogo l’integrazione darebbe vita a un gruppo competitivo nel mercato tedesco, con efficienze che le due banche difficilmente potrebbero ottenere operando in modo indipendente. La nuova rete inoltre potrebbe trarre vantaggio dalle fabbriche prodotto e dalle partnership commerciali di Unicredit (in particolare la gestione patrimoniale e le assicurazioni), consentendo così di servire meglio i clienti, aumentare il cross-selling e sostenere la redditività in un contesto di tassi di interesse in calo.

Sempre sul fronte internazionale Commerzbank offre a Unicredit anche la possibilità di ristabilire una presenza significativa in Polonia, un mercato abbandonato nel 2016 con la vendita di Bank Pekao. Mbank infatti, la controllata di Commerz a Varsavia, è una delle principali banche del paese e costituisce il secondo mercato più importante del gruppo. La maggiore diversificazione geografica ridurrebbe inoltre il rischio di concentrazione (già limitato) di piazza Gae Aulenti, «migliorando la resilienza alle diverse condizioni di mercato e garantendo una maggiore stabilità nella generazione di utili netti», spiega Equita.

Le sovrapposizioni? Sono limitate visto che Commerz ha una forte presenza nella Germania centrale, mentre Hvb è principalmente concentrata sulla Baviera e nella regione di Amburgo. «Una fusione creerebbe quindi un gruppo veramente nazionale in grado di servire i propri clienti in modo più efficace e su una scala più ampia», spiega Equita. Per gli analisti inoltre la questione delle sovrapposizioni significative evidenziata dal ceo di Commerz Bettina Orlopp sembra contraddetta non solo dal diverso posizionamento geografico, ma anche dal fatto che sia Hvb che Commerz detengono quote relativamente piccole in un mercato bancario altamente frammentato come quello tedesco. (riproduzione riservata)



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