Il governo dà un via libera condizionato all’ops di Unicredit su Banco Bpm. Venerdì 18 aprile il consiglio dei ministri ha fissato i paletti golden power per una delle operazioni più importanti del risiko bancario.
«Il Consiglio dei ministri ha deliberato di esercitare, a tutela di interessi strategici per la sicurezza nazionale, i poteri speciali nella forma dell'imposizione di specifiche prescrizioni, in relazione all'offerta pubblica di scambio volontaria su tutte le azioni ordinarie di Banco Bpm da parte di Unicredit», rende noto Palazzo Chigi.
Non è quindi stato posto il veto su un’operazione che coinvolge due soggetti italiani, ma è stata prevista una serie di diktat. Tra le prescrizioni ci sarebbero l’uscita dalla Russia del gruppo guidato da Andrea Orcel (che pure negli ultimi anni ha ridotto molto la presenza nel Paese, anche dietro richiesta della Bce), il mantenimento di un rapporto stabile tra prestiti e depositi e dell'attuale rete di filiali, senza quindi razionalizzazioni e chiusure di sportelli, e la preservazione delle sedi e degli equilibri di governance.
Non sono mancati momenti di tensione nel corso del Consiglio dei ministri. La delegazione di Forza Italia ha fatto mettere a «verbale le grosse riserve sulla base giuridica della golden power per l'ops di Unicredit su Bpm».
L’ops ha del resto creato divisioni nell’esecutivo fin dal suo lancio nel novembre scorso. In quell’occasione il vicepremier Matteo Salvini aveva apertamente messo in discussione l’italianità di Unicredit, mentre il leader di Forza Italia Antonio Tajani aveva escluso il ricorso al golden power. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aveva invece ipotizzato il ricorso ai poteri speciali, pur escludendo in diverse occasioni interventi legislativi ad hoc.
Ad alimentare le polemiche è anche il fatto che proprio nei giorni scorsi Palazzo Chigi ha scelto di escludere l’ops di Montepaschi su Mediobanca dall’ambito di applicazione della normativa. Una disparità di trattamento in cui qualcuno legge un’interferenza diretta dell’esecutivo nelle delicate partite finanziarie in corso.
La decisione del governo (appellabile dalla banca presso il Tar e il Consiglio di Stato) ha seguito le indicazioni fornite nei giorni scorsi dal Dica, il Dipartimento per il Coordinamento Amministrativo a cui fa riferimento l’attività del comitato golden power.
Le prescrizioni sono peraltro arrivate in anticipo rispetto ai pronostici del mercato. L'esame è partito dopo la pre-notifica di fine 2024 e la notifica dello scorso 4 febbraio. Anche se la tempistica massima prevista per l'istruttoria è di 45 giorni lavorativi, si ipotizzavano lungaggini per richieste di chiarimenti su aspetti specifici dell'operazione, integrazioni, documenti e audizioni e qualcuno si era spinto a prevedere un verdetto non prima di fine maggio.
È stato subito notato che le prescrizioni sono arrivate prima dell’assemblea per il rinnovo del cda delle Generali nella quale Unicredit (con una partecipazione compresa tra il 6 e il 7%) giocherà un ruolo decisivo nella disfida tra Mediobanca e il tandem Caltagirone-Delfin. Un verdetto ancora pendente avrebbe potuto esercitare pressione sulla banca che invece adesso potrà esprimersi liberamente nell’assise. (riproduzione riservata)