Il vicepresidente della Banca centrale europea Luis de Guindos torna sull’M&a bancario in Europa. Sono due le operazioni in corso: l’opa lanciata da BBVA su Sabadell in Spagna, che trova non poche resistenze e il blitz di Unicredit su Commerzbank in Germania grazie al quale il ceo Andrea Orcel è salito al 9% con l’idea di scalare se possibile il secondo maggior gruppo finanziario quotato del paese.
Nel corso di un’intervista al settimanale portoghese Expresso, De Guindos spiega che il consolidamento bancario europeo è «un elemento importante… tuttavia, il contrasto tra le valutazioni delle banche europee e statunitensi è un segno dei potenziali problemi che affrontiamo. Penso che una delle ragioni sia la mancanza di una piena unione bancaria, così come i punti di vista nazionali che ancora esistono nel settore bancario. Per questo motivo, gli investitori ritengono che le banche Usa abbiano un valore intrinseco più elevato rispetto a quelle europee».
In questo contesto, riprende De Guindos, «il consolidamento transfrontaliero è importante e speriamo che continui a fare progressi nel breve termine».
Il governo tedesco ha avviato un'indagine interna sulle modalità di gestione della vendita delle azioni che detiene in Commerzbank a Unicredit, dopo che la cessione ha permesso al gruppo italiano di salire al 9% nell'istituto di credito tedesco e diventarne il secondo maggiore azionista.
La Cancelleria non è soddisfatta dell'esito del collocamento della scorsa settimana, che era stato supervisionato dall'Agenzia finanziaria tedesca. Starebbe così esaminando la sequenza di eventi che ha portato alla vendita delle azioni in mano allo Stato e al motivo per cui nessuno dei soggetti coinvolti avesse previsto la possibilità che un investitore strategico acquistasse l'intera tranche del 4,5% del capitale di Commerzbank. Lo scrive Bloomberg, secondo cui le modalità di gestione del collocamento e il suo esito saranno esaminati mercoledì prossimo al Parlamento tedesco.
L'operazione è stata annunciata lo scorso 11 settembre, quando l'istituto di credito guidato da Andrea Orcel ha rivelato di aver acquistato complessivamente il 9% della seconda banca tedesca, Commerzbank. Il 4,49% è stato acquistato nell'ambito di un'offerta di accelerated book building condotta per conto della Repubblica Federale di Germania, in linea con l'intenzione annunciata da quest'ultima di ridurre la propria partecipazione nella banca. Il restante 4,5% circa era stato acquistato in precedenza sul mercato (la Germania, che ha salvato la banca durante la crisi globale del 2007-2008, resta il primo azionista con il 12% delle quote).
Il sindacato dei Verdi, che siede nel consiglio di sorveglianza della banca, sta facendo pressione sul governo perché blocchi ulteriori vendite di azioni e impedisca a Unicredit di rilevare Commerzbank. A muovere i Verdi, la paura di potenziali licenziamenti del personale.
Andrea Orcel, in un'intervista a Bloomberg TV un giorno dopo l'annuncio dell'operazione, ha tentato di allontanare questo allarmismo dichiarando che il governo tedesco era «ben consapevole» che Unicredit avesse già una quota del 4,5% in Commerzbank. Secondo il banchiere, l'acquisto non avrebbe dovuto «sorprendere nessuno», dato che Unicredit era stata trasparente sui suoi piani di M&A «da tempo».
Secondo fonti di stampa, il ceo di Unicredit, Andrea Orcel, avrebbe incontrato il ministro delle Finanze Giancarlo Giorgetti, quest’ultimo avrebbe mostrato il proprio apprezzamento sull’operazione Commerzbank.
Gli analisti di Intermonte vedono «positivamente sia la ripresa dei rapporti tra Unicredit e il Mef, sia il giudizio positivo del ministero italiano, che va a sommarsi alle parole favorevoli di altre autorità europee». La questione dell’indagine tedesca, invece, «non dovrebbe avere conseguenze dirette su Unicredit, ma potrebbe portare al rallentamento del processo», nota Intermonte.
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