Il governo tedesco potrebbe dare un giro di vite al diritto societario nazionale alla luce dell’operazione Unicredit-Commerzbank. Berlino starebbe valutando di rendere più severi gli obblighi informativi per gli investitori che acquistano partecipazioni nelle aziende del Paese.
In particolare l’obiettivo sarebbe rendere più trasparenti i movimenti dei compratori. Sinora, infatti, gli investitori devono comunicare l'acquisto di azioni al di sopra della soglia del 3%, mentre per i derivati l'obbligo di informativa scatta solo al di sopra del 5%. Gli approfondimenti, annunciati lunedì 14 dal ministero delle Finanze, potrebbero rientrare in un piano più ampio per difendere Commerzbank.
La possibilità di iniziative di questo genere era già emersa nelle scorse settimane, al momento della prima levata di scudi del governo. A pronunciarsi in quella sede era stato proprio il cancelliere, Olaf Scholz, che aveva definitivo il blitz di Unicredit su Commerzbank senza consultazione «un atto ostile e non appropriato in Europa e in Germania».
La dura posizione del cancelliere ha aperto un dibattito nelle istituzioni tedesche ed europeo sull’opportunità di un linea interventista e protezionista di tema di acquisizioni bancarie. La Commissione Europea, per esempio, ha puntualizzato che le eventuali restrizioni alle regole del libero mercato «sono consentite solo se proporzionate e basate sui suoi interessi legittimi». Anche la Bce ha accolto con freddezza la linea di Berlino ribadendo in diverse occasioni la necessità di operazioni transfrontaliere per fortificare il mercato del credito continentale. (riproduzione riservata)