Unicredit accelera sull’uscita dalla Russia attraverso cessioni mirate di asset. Secondo quanto riportano fonti di stampa locali, il gruppo guidato dall’amministratore delegato Andrea Orcel ha venduto alla società russa Pr-Leasing quasi l’intero portafoglio a lungo termine della controllata Unicredit Leasing (detiene contratti per un valore di 3 miliardi di rubli, pari a 340 milioni di euro). La parte rimanente dello stock verrà rimborsata a breve.
L’operazione si inserisce nel processo di de-risking della controllata. Da quando è iniziata la guerra con l'Ucraina, ha ricordato lo stesso Orcel nella recente audizione alla Commissione Banche, «avevamo circa il 6% dei nostri prestiti e dei nostri depositi in Russia. Se si passa rapidamente ad oggi, abbiamo lo 0,2% dei nostri prestiti in Russia e lo 0,2% dei nostri depositi. Inoltre – ha continuato il banchiere davanti al Parlamento – non abbiamo concesso nuovi prestiti dal momento dell'invasione. Abbiamo circa 700 milioni in prestiti, di cui 4.500 sono mutui. Altri 200 probabilmente diminuiranno e poi si fermeranno lì e non li rinnoviamo».
L’istituto insomma sta riducendo la presenza in Russia, seguendo l’esempio del competitor Intesa Sanpaolo, sottolinea il quotidiano Kommersant. Una strategia che potrebbe ridurre le perdite finanziarie derivanti dalla vendita in blocco della controllata. Nello specifico, Unicredit mira a chiudere col settore retail russo nella prima metà del 2026.
I manager intanto stanno lasciando Unicredit Bank, tra cui il presidente del consiglio di gestione Kirill Zhukov-Emelyanov, che lavorava in banca da oltre 20 anni e la guidava da cinque.
Il compratore russo Pr-Leasing ha confermato l'accordo, ma non ha voluto rivelarne l'importo. La società ha solo confermato che «prosegue la strategia di acquisizione di portafogli, adattandosi agli elevati tassi di interesse, alle mutevoli condizioni e alla stagnazione del mercato». E ha poi aggiunto a Kommersant che «la strategia di crescita attraverso fusioni e acquisizioni è stata definita già nel 2018».
Una caratteristica dell'operazione è stata l'ancoraggio dei pagamenti al dollaro. Per finanziare l’operazione, Pr-Leasing (che fa parte della holding di investimenti Simple Solutions Capital) ha emesso obbligazioni che prevedono un ammortamento sincronizzato con i pagamenti del leasing.
Nella classifica Expert Ra l’emittente si è classificato al 29° posto per volume di nuovi affari nella prima metà del 2025 (3,159 miliardi di rubli). Gli investimenti di Pr-Leasing all'inizio del 2025 erano stimati in 10 miliardi di rubli, di cui quasi 5,6 miliardi erano investimenti a breve termine (fino a un anno).
Acquisire un portafoglio piuttosto che un'intera società è un processo complesso che richiede una due diligence sofisticata. Ma per l'acquisto di una società estera nella sua interezza, sottolinea Kommersant, è richiesta l'approvazione del presidente russo, di una commissione governativa o delle autorità di regolamentazione.
La società estera, in base alle norme, cede le attività in Russia a un prezzo non superiore al 40% del prezzo di mercato e versa un contributo al bilancio russo pari al 35% del valore dell'attività, la cosiddetta exit-tax. Si tratta di un requisito obbligatorio delle autorità russe, osserva Oleg Abelev, responsabile del dipartimento di analisi di Rikom-Trust Investment Company. Lo scopo è duplice: rimpinguare le casse dello Stato e penalizzare ulteriormente i paesi della Nato in risposta alle sanzioni. Gli accordi da un valore superiore a 50 miliardi di rubli (517,6 milioni di dollari) hanno poi bisogno dell'approvazione personale del presidente, Vladimir Putin.
Oltre ai costi, il processo di vendita non è esente da rischi. Le autorità russe potrebbero infatti equiparare la exit completa di una grande banca a una liquidazione non ordinata e, con la scusa di scongiurare contraccolpi sistemici, nazionalizzare preventivamente l’istituto in questione. La minaccia è concreta, come sanno bene i manager di Unicredit.
L'acquisto di un portafoglio di contratti invece evita tutte queste complicazioni. «In alcuni casi, la vendita una tantum di un'azienda estera non è sempre conveniente», concorda Anastasia Vladimirova, Managing Partner di Ipm Consulting.
Kirill Zhukov-Emelyanov, presidente del cda e a capo di Unicredit Russia negli ultimi cinque anni, si è dimesso. Alexey Oborin, membro del cda e responsabile delle attività finanziarie, è stato nominato presidente ad interim. Anche Vadim Aparkhov, membro del cda e responsabile dell'unità corporate e investimenti, e Olga Petrova, Chief Operating Officer della banca, stanno lasciando la banca.
In base alla classifica di Interfax (agenzia di stampa economica russa), Banca Intesa (la filiale russa del gruppo italiano Intesa) ha ridotto le attività del 17,7% a 141,8 miliardi di rubli nel terzo trimestre del 2025, classificandosi al 50° posto per asset e al 23° per capitale (54,2 miliardi di rubli). Unicredit Bank, alla stessa data, si classificava al 20° posto per attività (un calo trimestrale dell'8,52% a 731,4 miliardi di rubli) e al 12° posto per capitale (337,9 miliardi di rubli).
«Il licenziamento di top manager insieme alla vendita di un asset importante è un segnale di preparazione per un'uscita completa dal Paese», il commento di Oleg Abelev, analista su questioni bancarie, in riferimento alla cessione di Unicredit. «Gli istituti europei cercano di mantenere la loro attività in Russia, ma sono costrette a ridurle» su pressione della Bce, osserva Artur Shamilov, ceo di TopContact, a Kommersant.
Il ceo di Unicredit, Andrea Orcel, ha più volte spiegato che la banca ha ripetutamente tentato di lasciare la Russia dal 2022, anno di invasione dell’Ucraina da parte di Mosca. Dopo le prime discussioni con il fondo Mubadala, prima dell'estate tre società degli Emirati Arabi (Asas Capital, Mada Capital e Inweasta) hanno presentato offerte per l'acquisizione di Unicredit Bank, ma non sono andate a buon fine. Nelle scorse settimane Orcel ha comunque confermato che la controllata russa sarà «praticamente eliminata» entro la fine del 2026. (riproduzione riservata)