Il governo tedesco sceglie la linea della neutralità sulla partita UniCommerz. Almeno per ora. Dopo i rumor circolati la scorsa settimana circa una legge straordinaria che ostacolasse mire straniere sulle banche del Paese e quindi la scalata targata Unicredit (vedi MF-Milano Finanza di martedì 15 ottobre), il ministero delle finanze interviene pubblicamente per sgombrare il campo dalle indiscrezioni: «smentiamo questi scenari», ha tagliato corto un portavoce. Parole arrivate dopo che, nei giorni scorsi, lo stesso ministero aveva annunciato approfondimenti in materia di scalate.
Di una «lex Unicredit» del resto si mormora ormai da diverse settimane sui mercati finanziari, da quando cioè a metà settembre piazza Gae Aulenti ha annunciato l’acquisto del 9% di Commerzbank e l’attivazione di equity swap su un ulteriore 11,5% della banca tedesca. Inizialmente si era speculato su un decreto che impedisse opa o acquisizioni ostili senza preventivo accordo, qualcosa di simile insomma alla normativa italiana sul golden power ma più restrittiva.
La scorsa settimana poi è emersa l'ìpotesi di una stretta sugli obblighi informativi riguardo all’acquisto di partecipazioni in società quotate tedesche. Sinora in Germania gli investitori devono comunicare l'acquisto di azioni al di sopra della soglia del 3%, mentre per i derivati l'obbligo di informativa scatta solo oltre il 5%. L’idea allo studio, secondo fonti finanziarie, sarebbe stata quella di abbassare queste soglie per difendere Commerzbank dall'abbraccio di Unicredit.
Non è ancora detta l’ultima parola. Quello che è certo è che le barricate del governo non sono piaciute a Bruxelles. La Commissione Europea, per esempio, ha puntualizzato che eventuali restrizioni alle regole del libero mercato «sono consentite solo se proporzionate e basate sui suoi interessi legittimi».
Anche la Bce ha accolto con freddezza la linea di Berlino ribadendo in diverse occasioni la necessità di operazioni transfrontaliere per fortificare il mercato del credito: «il consolidamento bancario a livello europeo è qualcosa che da più parti è auspicato da tempo», ha dichiarato la presidente della banca centrale Christine Lagarde. Non solo.
Secondo l’agenzia Bloomberg, diversi alti funzionari della banca centrale ritengono che il progetto Unicredit otterrà probabilmente l'approvazione normativa e che ci sono poche ragioni per cui il deal dovrebbe sollevare preoccupazioni. Dopo l’esame preliminare della Bafin, l’organo di vigilanza bancaria nazionale, in questi giorni la palla starebbe passando direttamente al supervisory board della Bce che entro novembre dovrebbe completare la cosiddetta qualifying holding procedure, cioè l’istruttoria preliminare all’acquisto di quote rilevanti nel capitale delle banche.
Se Berlino per ora esclude una linea interventista, è più probabile che sia il vertice di Commerz a mettere in atto mosse difensive. La ceo dell’istituto Bettina Orlopp, in un'intervista rilasciata a Wirtschaftswoche, ha rivelato che l'istituto sta valutando acquisizioni nel wealth management. Un’operazione straordinaria, si specula, potrebbe complicare la scalata di Unicredit se venisse annunciata prima dello scattare della passivity rule, la regola che mira a salvaguardare la contendibilità delle società quotate e impone di astenersi da manovre di contrasto come aumenti di capitale, fusioni o trasformazioni societarie. (riproduzione riservata)