Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti difende le prescrizioni golden power imposte dal governo italiano per l’integrazione Unicredit-Banco Bpm. Dopo la sentenza del Tar e la lettera della Commissione Ue, che ha sollevato dubbi sulla legittimità delle misure, mercoledì 16 il titolare del Tesoro ha rivendicato con fermezza l’azione del governo: «Noi riteniamo di aver avuto soddisfazione dai giudici (del Tar, ndr) e quelle motivazioni sono esattamente quelle che diremo alla Commissione Europea», ha dichiarato Giorgetti in Transatlantico.
Il riferimento è al decreto del 18 aprile, con cui Palazzo Chigi, su impulso proprio del Mef, ha attivato i poteri speciali per condizionare l’ops di Unicredit su Banco Bpm. A Bruxelles, però, la mossa non è piaciuta: secondo una lettera della Dg Comp, il dpcm italiano potrebbe costituire una violazione dell’articolo 21 del Regolamento Ue sulle concentrazioni e ledere altre disposizioni del diritto dell’Unione, tra cui quelle sulla libera circolazione dei capitali e sulla vigilanza prudenziale da parte della Bce.
Ma per Giorgetti, l’argomento concorrenza non può più essere isolato dal contesto geopolitico. «La Dg Competition tutela la concorrenza, che è una bellissima cosa, ma forse non si sono accorti che c'è una guerra in questo momento in Europa e quindi gli Stati difendono altre cose che non sono soltanto la concorrenza. La sicurezza nazionale è una cosa seria».
Mentre si alza il tono sul fronte europeo, Giorgetti ha affrontato altri dossier caldi. Sui negoziati tra Ue e Usa in materia di dazi, ad esempio, il ministro sottolinea la difficoltà del dialogo: «È una trattativa lunga ed estenuante in cui da una parte c'è un negoziatore particolare e dall'altra altri che hanno approcci completamente diversi – ha detto con riferimento implicito agli Stati Uniti – quindi non è soltanto nel quantum, ma anche nel metodo dell’approccio».
E sullo scacchiere internazionale, inevitabile è lo sguardo al fronte monetario, dove la pressione del presidente Donald Trump sulla Fed agita le acque anche in Europa. «Certo, è chiaro che questa pressione di Trump anche verso la Federal Reserve per abbassare i tassi, al netto delle implicazioni macroeconomiche, qualora avvenisse, creerebbe un ulteriore problema qui».
Il ministro avverte: se Oltreoceano si spinge la banca centrale a reagire politicamente, in Europa «non è concepibile» un atteggiamento simile. «Le banche centrali devono difendere determinati principi, determinati obiettivi – ha aggiunto Giorgetti – però non vivono su Marte: vivono in mezzo a noi, in mezzo all’economia fatta da famiglie e imprese. Se scoppiano le guerre, se ci sono queste cose qua, non ci sono soltanto le sacre regole delle banche». (riproduzione riservata)