Il 2023 è stato un anno record per gli utili delle banche italiane. I cinque maggiori istituti di credito del Paese hanno ottenuto profitti per 21,2 miliardi, con un rialzo del 77% rispetto all’anno precedente, secondo quanto emerge dall’analisi sui bilanci di Value Partners. L’aumento degli utili è stato la conseguenza soprattutto della crescita del margine di interesse aggregato (+45%) e del calo delle rettifiche (-48%). Il 2024 potrebbe ora segnare una svolta per le banche italiane, che dovranno essere più attente a liquidità e rischio credito. I tassi Bce inoltre dovrebbero scendere nella seconda metà dell’anno spingendo gli istituti a puntare su proventi diversi da quelli da interessi.
«Si chiude uno degli esercizi più positivi di sempre per le principali banche italiane grazie soprattutto ai proventi da interessi sostenuti dalla politica dei tassi della Bce», rileva Marco De Bellis, partner di Value Partners. «Per consolidare queste performance gli istituti intendono focalizzarsi sulla crescita dei proventi commissionali rafforzando ulteriormente le divisioni protection, advisory e wealth management». Nel 2023 le commissioni hanno rappresentato un terzo dei ricavi, con un calo annuo del 2,4%, mentre il margine di interesse ha pesato per il 59%.
Unicredit ha registrato utili per 8,6 miliardi (+54%), Intesa Sanpaolo per 7,7 miliardi (+76%), Mps per 2 miliardi (dalla perdita di 178 milioni dell’anno prima), Bper per 1,5 miliardi (+5%), Banco Bpm per 1,26 miliardi (+85%). La crescita del margine di interesse è stata significativa soprattutto per Intesa (+54%), ma anche per Mps (+49%), Banco Bpm (+42%) e Unicredit (+31%, mentre il dato di Bper non è confrontabile per il cambiamento di perimetro).
I risultati del 2023 sono stati favoriti anche dal calo del costo del rischio di credito (30 punti base in media, dai 12 di Unicredit ai 57 di Mps). Il valore complessivo però è in lieve crescita su base trimestrale: potrebbe essere il segnale di un aumento anche nei prossimi mesi. «Gli alti tassi d’interesse hanno avuto un impatto negativo sul livello degli impieghi e potrebbero determinare per i mesi futuri un deterioramento della qualità degli attivi, portando le banche a incrementare l’attenzione nella gestione virtuosa di crediti Utp (Unlikey To Pay) e Stage2», osserva De Bellis. I prestiti verso la clientela sono scesi del 4,2% l’anno scorso a causa dell’inasprimento delle condizioni creditizie e della minore domanda di imprese e famiglie che avevano accumulato risparmio e liquidità durante la pandemia.
Per le cinque banche è rimasta pressoché inalterata nel 2023 l’incidenza dei crediti deteriorati: il rapporto tra npl e crediti totali è stato pari a 2,7%. «L’impatto dei tassi elevati su famiglie e imprese suggerisce di mantenere alta l’attenzione sul possibile incremento di questa componente», rileva Value Partners.
Sono rimasti stabili invece i costi operativi delle cinque banche, con un leggero aumento di costi del personale (+1,9% su base annua) e degli altri costi amministrativi (+1,3%) soprattutto per l’impatto dell’inflazione, comunque non sufficiente a fermare il calo del cost/income dal 56 al 45% in un anno. La flessione del rapporto costi-ricavi è stata comunque «più per effetto dell’aumento dei proventi che per il contenimento dei costi», osserva Ahmad Sheaib, associate di Value Partners. «Con il potenziale impatto negativo del rinnovo dei contratti dei bancari, sarà essenziale aumentare l’efficienza attraverso investimenti in tecnologia», aggiunge. I più bassi rapporti cost-income sono stati quelli delle due banche maggiori (Unicredit 40%, Intesa Sanpaolo 45%).
Inoltre per Value Partners sarà necessario per gli istituti di credito «migliorare i meccanismi di controllo dei rischi finanziari, in modo da identificare in anticipo i potenziali segnali di deterioramento delle esposizioni, e dei rischi operativi e cibernetici che rappresentano sempre di più una minaccia rilevante». In tal senso la Bce quest’anno farà stress test su 109 banche europee per valutarne la capacità di risposta agli attacchi informatici.
Quanto al capitale, le banche italiane esaminate hanno mostrato «un’ottima solidità patrimoniale con un Cet1 fully loaded medio al 15% che ha permesso politiche di distribuzione dei dividendi generose», dice Sheaib. L’indice patrimoniale più alto a fine 2023 è stato quello di Mps (18,1%), seguita da Unicredit (15,9%), Bper (14,5%), Banco Bpm (14,2%) e Intesa Sanpaolo (13,7%). «A beneficiare dei risultati positivi saranno in primis gli azionisti, tra dividendi distribuiti e programmi di buy-back importanti già annunciati», sottolinea Value Partners. Il caso più significativo è stato quello di Mps che è tornata alla cedola dopo 13 anni e numerosi aumenti di capitale. Value Partners ha inoltre sottolineato che «il capitale in eccesso, soprattutto nel caso di Unicredit, riapre le porte a possibili scenari di risiko bancario». (riproduzione riservata)