L’accordo raggiunto dalla Commissione Europea sul clima prevede riduzioni del 90% di gas serra e porta al 5% (dal 3% iniziale) la quota di crediti internazionali di alta qualità, cioè di compensazioni ambientali. Di conseguenza, la riduzione effettiva interna delle emissioni scende all’85%.
La partenza della raccolta dei crediti internazionali è prevista per il 2036, con l’introduzione di una fase pilota tra il 2031 e il 2035. È stata inoltre inserita una clausola di revisione, in base alla quale la Commissione valuta la flessibilità per gli Stati membri di utilizzare ulteriori crediti internazionali fino al 5% per i loro obiettivi e sforzi post-2030.
Secondo fonti diplomatiche, durante il Consiglio europeo del’Ambiente l’Italia ha guidato un gruppo composto da una decina di paesi che hanno costituito una minoranza di blocco, contrari alla versione iniziale del testo.
Di qui la sospensione dei lavori del Consiglio e all'avvio di nuovi negoziati con la Commissione e la presidenza danese dell'Ue.
Il testo introduce il rinvio di un anno dell'entrata in vigore dell'Ets2, il nuovo sistema europeo che farà pagare una quota per le emissioni di Co2 anche a chi usa carburanti per i trasporti (auto, camion) e per il riscaldamento degli edifici (case, uffici, ecc.). La richiesta è di far partire l'estensione del meccanismo di aste delle quote di Co2 non più nel 2027, ma nel 2028.
Il documento chiede alla Commissione di tenere conto del ruolo dei combustibili a zero emissioni di carbonio e rinnovabili nella decarbonizzazione dei trasporti.
Insieme all’intesa sugli obiettivi per il 2040, i 27 Paesi dell’Ue hanno raggiunto un accordo anche sul contributo determinato a livello nazionale (Ndc), ovvero la quota europea degli sforzi globali per il clima richiesti dalla Cop30 di Belém, in Brasile, per il 2035. La decisione implica una riduzione delle emissioni compresa tra il 66,25% e il 72,5% rispetto ai livelli del 1990.
La carta è stata votata con maggioranza qualificata. Tra i contrari Slovacchia, Ungheria e Polonia; astenuti Belgio e Bulgaria, anche se il computo totale dei non favorevoli non è ancora noto. Secondo la presidenza danese, il documento è stato avallato da 21 Paesi membri comprendenti l'81,9% della popolazione europea. (riproduzione riservata)