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Ue: niente rimborso all’Italia per le crisi bancarie del 2015. Nonostante l’errore su Tercas

06 novembre 2023, 22:10 Ultimo aggiornamento: 22:11

Bruxelles si aggrappa al via libera al Fondo di risoluzione per le quattro banche regionali. Ma omette il precedente stop all’uso del Fitd nei salvataggi

La Commissione Ue ritiene di non dover risarcire l’Italia per le crisi bancarie italiane del 2015 nonostante Bruxelles abbia impedito l’utilizzo del Fitd nella vicenda Tercas, una decisione annullata dopo le sentenze del Tribunale e della Corte Ue. L’impossibilità di usare il Fitd anche nei salvataggi successivi ha obbligato l’Italia a impiegare le procedure Ue di risoluzione per le quattro banche regionali (Carife, Banca Marche, Etruria, CariChieti). Le regole europee però hanno comportato una forte svalutazione dei crediti deteriorati e perdite significative per le banche e i risparmiatori (che hanno dovuto subire il burden sharing dei bond subordinati).

Dopo l’annullamento della decisione su Tercas da parte della Commissione, riportata su MF-Milano Finanza del 22 settembre, gli eurodeputati Marco Zanni, Antonio Maria Rinaldi e Valentino Grant (Lega) in un’interrogazione hanno chiesto alla Commissione Ue se intendesse «rispondere dei danni ingiustamente arrecati all’Italia, ai risparmiatori e alle banche».

La Commissione ha replicato in modo formale omettendo informazioni di rilievo. Secondo la risposta di Bruxelles firmata dal commissario alla Concorrenza Didier Reynders (che ha preso il posto di Margrethe Vestager impegnata nella corsa alla presidenza della Bei), «ciascun caso deve essere valutato in base ai fatti e alle circostanze specifiche».

La linea della Commissione Ue

Riguardo a Tercas in particolare, la banca «aveva comunque ricevuto un pari sostegno economico da parte di altre banche italiane che si sono offerte di intervenire al posto del Fondo». Il salvataggio è stato poi completato con lo Schema Volontario che ha versato la stessa cifra del Fitd (330 milioni). Ma la manovra ha ritardato l’integrazione nella Popolare di Bari di Tercas, che è stata incorporata solo nel luglio del 2016, anziché entro il 2015 come previsto, generando incertezze e oneri maggiori.

Per quanto riguarda i quattro istituti regionali, Bruxelles ha osservato che «nel 2015 la Commissione ha concluso che gli aiuti concessi a queste banche erano compatibili con il mercato interno». Inoltre «nell’aprile 2023 la Corte di giustizia ha confermato una sentenza del Tribunale secondo cui la Commissione non può essere ritenuta responsabile di aver impedito il salvataggio di Banca delle Marche». Infine la Commissione ha sottolineato che «i depositanti sono rimasti protetti in ogni momento».

L’errore su Tercas

Qui la Commissione Ue fa riferimento al via libera nel 2015 all’intervento del Fondo di risoluzione per le quattro banche, considerato aiuto compatibile con il mercato interno. Bruxelles però non menziona il fatto principale: l’impossibilità per l’Italia di utilizzare il Fitd a causa della precedente decisione di Vestager su Tercas. Perciò l’Italia ha dovuto applicare le procedure europee con la svalutazione dei titoli subordinati. La Commissione si aggrappa sugli specchi perché da un punto di vista formale non si è mai espressa sull’uso del Fitd nelle quattro banche, diventato di fatto impossibile per l’Italia dopo la vicenda Tercas. In tal senso la Commissione ritiene di non dover risarcire l’Italia. Ma all’origine c’è l’errore su Tercas, riconosciuto da Tribunale e Corte Ue.

Come osservato in passato dalla Banca d’Italia, «il ricorso all’intervento del Fitd nelle quattro banche anche in presenza di parere negativo della Commissione Ue avrebbe potuto comportare l’imposizione del ripristino della situazione ex ante, cioè l’integrale restituzione delle somme fornite dal Fondo alle quattro banche, con la probabile attivazione, nel corso del 2016, del bail-in, il quale comporta la riduzione e/o conversione anche dei crediti non subordinati». Inoltre la Vigilanza Bce con ogni probabilità non avrebbe consentito un salvataggio in contrasto con una precedente decisione della Commissione Ue. L’Italia si è ritrovata così in una trappola di vincoli giuridici, il cui conto è stato pagato da banche e risparmiatori. Non sarebbe successo se Bruxelles non avesse fatto l’errore su Tercas: quello di considerare il Fitd un aiuto di Stato nonostante fosse alimentato con il denaro degli istituti di credito. (riproduzione riservata)



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