Semplificazioni per le pmi e un ordinamento comune per facilitare le startup. Ma anche un atteggiamento più morbido su fusioni e aiuti di Stato nei settori strategici. Ursula von der Leyen passa dalle parole ai fatti con la sua tanto attesa bussola per la competitività, che sarà presentata il 29 gennaio e trasformerà le idee di Mario Draghi ed Enrico Letta in realtà.
L’obiettivo è colmare il divario con gli Usa ed evitare che l’Europa venga condannata all’irrilevanza. Un piano - si legge nella bozza in mano a MF-Milano Finanza - che porterà alla nascita di una strategia europea del risparmio e degli investimenti, per trovare parte delle risorse da indirizzare sui tre campi indicati da Draghi: innovazione, decarbonizzazione e sicurezza.
Il piano è incentrato su pmi e startup, osservate speciali per ridurre gli obblighi normativi che ne frenano la crescita. La parola d’ordine è semplificazione, da raggiungere anche con i suggerimenti che gli operatori del settore daranno ai singoli commissari in due appositi incontri annui.
L’Unione si concentrerà poi sulle small mid-cap, quelle aziende a metà tra le pmi e i big. Per loro verrà coniata una definizione su misura, che garantirà una semplificazione normativa. Il 28° ordinamento faciliterà invece la vita alle startup, che per muoversi nel mercato unico dovranno rispettare solo un insieme armonizzato di regole, non più 27 regimi giuridici.
La Commissione presenterà anche alcune misure per stimolare il venture capital e portare gli investimenti in ricerca e sviluppo al 3% del pil. Mentre per contrastare la frammentazione della politica industriale sarà rafforzato il coordinamento tra i governi, soprattutto sulle priorità comuni.
Ma una maggiore intesa potrebbe non bastare per resistere alla concorrenza spesso sleale portata dalle aziende extra-Ue. All’Europa servono campioni in grado di dominare in tutto il mondo, quindi la commissaria alla Concorrenza, Teresa Ribera, dovrebbe adottare un atteggiamento più morbido sulle fusioni nei settori strategici.
L’altro fattore che frena le imprese europee è l’alto costo dell’energia. In questo caso l’intervento sarà duplice: più spazio agli aiuti di Stato e ammodernamento delle reti.
Bruxelles tenderà la mano a tutti i settori ad alta intensità energetica: l’auto, l’acciaio e la chimica sono la spina dorsale del sistema manifatturiero europeo, ma sono anche quelli più esposti alla transizione. Per ognuno sarà presentato un piano personalizzato.
La sicurezza esterna sarà garantita anche con una nuova piattaforma per l’acquisto congiunto di materie prime critiche. E le sempre maggiori restrizioni sui mercati extra-Ue spingeranno a privilegiare le realtà europee negli appalti pubblici.
L’Unione però non si chiuderà a riccio e punterà su nuove partnership per stimolare il commercio con l’estero, fonte di circa il 45% del pil del continente. Donald Trump e dazi permettendo. (riproduzione riservata)