Arriva l’intesa sul nuovo quadro doganale europeo. Il Consiglio (i governi) e il Parlamento Europeo hanno trovato un accordo provvisorio nel trilogo (il negoziato a tre con la Commissione sulle proposte legislative) per modernizzare il sistema doganale dell’Ue e rafforzare i controlli alle frontiere esterne. Riforme che dovrebbero ridurre i costi operativi degli Stati di oltre 2 miliardi l’anno.
L’obiettivo è attrezzare l’Europa in un mondo in cui il commercio internazionale è in rapida evoluzione tra nuove forme di protezionismo (dazi) e tensioni geopolitiche. Sfide che hanno fatto aumentare le frodi e spinto la Cina a inondare l’Ue con prodotti a basso costo o pericolosi: nel 2025 si stima che siano arrivati circa 5,9 miliardi di beni di scarso valore, per oltre il 90% con pacchi da Pechino.
L’invasione ha reso più complesso il monitoraggio delle merci. Ecco perché la riforma delle dogane introduce misure basate su tre pilastri: una gestione del rischio e controlli più intelligenti, un quadro più moderno per il commercio elettronico e una partnership più forte con le imprese. Ma il passo principale sarà la creazione di un hub unico per i dati doganali, pronto nel 2028 per l’e-commerce ed esteso a tutte le altre merci entro il 2034.
Questa piattaforma centrale consentirà alle imprese di presentare le informazioni una sola volta, non più a 27 autorità diverse, e rafforzerà l’integrità dei dati, la tracciabilità e i controlli. L’hub sarà gestito dalla nuova agenzia per le dogane (Euca), che coordinerà e supporterà gli enti nazionali dal 2027. La sua sede sarà in Francia a Lille, che ha battuto Roma.
Sono previste anche misure per arginare i giganti dell’e-commerce, soprattutto cinesi. Le piattaforme avranno più responsabilità e dovranno comunicare all’Ue i prodotti venduti, pena una sanzione. Una tassa europea di tre euro proverà invece a contenere l’invasione dei pacchi con un valore sotto 150 euro, che mettono a rischio la sopravvivenza dei piccoli commercianti dell’Ue.
Sempre in quest’ottica sarà introdotta un’imposta sui movimenti delle merci importate nell’Ue, che compenserà i maggiori costi sostenuti dalle dogane per spostare questi prodotti. Gli operatoti affidabili, al contrario, saranno premiati con delle semplificazioni che gli faranno risparmiare tempo e denaro.
«È la più grande riforma dalla creazione dell’Unione doganale nel 1968», spiega Makis Keravnos, ministro delle Finanze di Cipro, che ha condotto i negoziati per il Consiglio da presidenza di turno. «Il nuovo codice consentirà di affrontare le sfide geopolitiche garantendo la sicurezza economica, e faciliterà gli scambi con la necessaria certezza giuridica».
Anche la Commissione è soddisfatta. «Andiamo verso un sistema più unificato e moderno, in cui l’unione doganale agisce come un tutt’uno», commenta Maroš Šefcovic, commissario per il Commercio. «Creando una piattaforma centrale per i dati e con un maggiore coordinamento tra Stati, dotiamo le dogane degli strumenti e della governance per salvaguardare il mercato unico, stimolare la competitività e rafforzare la sicurezza economica dell’Europa». (riproduzione riservata)