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Maros Sefcovic
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Ue, gli accordi di libero scambio raggiunti dalla Commissione che riducono l’impatto dei dazi Usa

03 novembre 2025, 13:50 Ultimo aggiornamento: 14:56

Le esportazioni di beni e servizi crescono di più con i Paesi che hanno accordi di libero scambio con l’Ue. Le nuove intese hanno aiutato l’Europa a sganciarsi dalla Russia. Dal 2020 eliminate 186 barriere commerciali

Nel 2025 l’Ue ha accelerato i piani di diversificazione commerciale per contrastare i dazi di Donald Trump. In realtà gli sforzi della Commissione sono più datati e si basano sulla convinzione che gli accordi di libero scambio favoriscano l’export. I numeri della quinta relazione sull’attuazione e l’applicazione della politica commerciale dell’Ue lo confermano. Nel 2024, si legge nel report, le esportazioni di beni verso i 76 partner preferenziali sono cresciute del doppio (+1,4%) rispetto a quelle verso i Paesi senza intese con l’Europa (+0,7%).

«Gli accordi commerciali rendono l’Unione più resiliente di fronte alle sfide geopolitiche, garantendo fonti di approvvigionamento più sicure e diversificate per le nostre importazioni e mercati stabili per le nostre esportazioni», spiega Maroš Šefcovic, il commissario per il Commercio che ha guidato le trattative con gli Usa. «Le intese non solo eliminano i dazi, ma promuovono anche la coerenza normativa e gli standard internazionali, il che a sua volta riduce i costi per gli operatori economici. Garantire la più ampia gamma possibile di mercati è fondamentale per le nostre aziende in questi tempi turbolenti».

Agroalimentare sugli scudi

Un’intesa commerciale, insomma, facilita il lavoro delle imprese perché abbatte le barriere tra Stati e quindi spalanca corridoi all’export. Per dimostrarlo Bruxelles cita il caso del Canada, che rispetto al 2017 ha importato il 51% di merci europee in più. Numero che si confronta con il +20% di esportazioni verso il resto del mondo, dato comunque in crescita ma non come con Ottawa.

Poi c’è settore e settore. L’agroalimentare è tra i più in salute perché nel 2024 ha raggiunto un nuovo record, con 235 miliardi di euro (+2,8% annuo) di vendite fuori dall’Europa. Anche in questo caso la presenza di accordi ha facilitato il compito perché le esportazioni con i partner (valgono 138 miliardi) sono salite del 3,6% rispetto al +1,6% verso i Paesi senza intese di libero scambio.

Il discorso vale anche per i servizi. Gli scambi con i partner preferenziali hanno raggiunto 1,3 trilioni, con un tasso di crescita nel 2023 (ultimi dati disponibili) di oltre tre volte superiore (+4,5%) di quello con gli Stati fuori da accordi commerciali (+1,2%).

La risposta alla Russia

Secondo la Commissione, inoltre, «le intese favoriscono anche la diversificazione e la stabilità della catena di approvvigionamento», permettendo insomma di reagire con velocità quando uno Stato chiude le porte del suo mercato per ragioni geopolitiche. Un esempio su tutti: la Russia.

Le esportazioni verso partner chiave come Messico, Norvegia, Svizzera e Regno Unito hanno compensato le minori vendite di veicoli, componenti auto e macchinari elettrici dovute alle sanzioni contro Mosca. Mentre le maggiori importazioni di gas e gnl da Algeria, Kazakistan e Norvegia, insieme a quelle di rame dal Cile, hanno contribuito a colmare il vuoto dovuto all’allentamento dei legami con Mosca dopo la guerra in Ucraina.

Gli accordi di Bruxelles

Dal report si notano poi gli sforzi di Bruxelles per rimuovere le barriere commerciali e spingere l’export europeo. Nel solo 2024 l’Ue ha cancellato 44 ostacoli e dal 2020 ne ha eliminati 186. Merito anche degli accordi di libero scambio con la Nuova Zelanda e del partenariato economico con il Kenya, entrati in vigore nel 2024. Due intese che hanno portato gli accordi commerciali dell’Ue a 44 per un totale di 76 partner.

Nel 2025, invece, la Commissione ha concluso i negoziati con l’Indonesia e ha sottoposto a Consiglio e Parlamento Ue le intese con Mercosur (il mercato del Sud America) e Messico. E non finisce qui perché l’Europa sta negoziando anche con India, Malesia, Filippine, Thailandia ed Emirati Arabi Uniti. (riproduzione riservata)

  



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