L’Europa del manifesto di Ventotene «non è la mia Europa». E «non mi è chiara la vostra idea di Europa», perché nella manifestazione a piazza del Popolo di sabato 15 marzo e anche in quest'Aula è «stato richiamato da moltissimi partecipanti il Manifesto di Ventotene: spero non l'abbiano mai letto, perché l'alternativa sarebbe spaventosa». Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha concluso la sua replica al dibattito sulle comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 20 e 21 marzo, prima di «citare testualmente alcuni passi salienti» del testo scritto nel 1941 da Altiero Spinelli e Ernesto Rossi.
Si parla di «rivoluzione europea che per rispondere alle nostre esigenze dovrà essere socialista» ossia «la proprietà privata deve essere abolita, limitata, corretta, estesa caso per caso, quindi non dogmaticamente ma caso per caso».
Più avanti il testo precisa che «nelle epoche rivoluzionarie in cui le istituzioni non debbono già essere amministrate ma create, la prassi democratica fallisce clamorosamente». E ancora si legge che «la metodologia politica democratica sarà un peso morto nella crisi rivoluzionaria» questo perché «nel momento in cui occorre la massima decisione e audacia, i democratici si sentono smarriti non avendo dietro uno spontaneo consenso popolare, ma solo un torbido tumultuare di passioni».
Le direttive del «nuovo ordine, della prima disciplina sociale alle nuove masse» arrivano dal partito rivoluzionario che «attinge la visione e la sicurezza di quel che va fatto non da una preventiva consacrazione da parte dell'ancora inesistente volontà popolare, ma nella sua coscienza di rappresentare le esigenze profonde della società moderna». Così attraverso «questa dittatura del partito rivoluzionario si forma il nuovo Stato e attorno a esso la nuova democrazia».
Insomma, ribadisce la premier, «non so se questa è la vostra Europa, ma certamente non è la mia». Parole che hanno provocato bagarre in Aula. (riproduzione riservata)