È morta a 78 anni Emma Bonino. La leader di Più Europa era ricoverata in ospedale da lunedì 7 settembre a seguito di una crisi respiratoria. «Emma ci ha lasciati ma non ci lascerà mai», si legge in una nota di Più Europa. «Oggi non ci lascia soltanto la nostra leader, ci lascia una delle protagoniste più lucide, coraggiose e libere della storia politica del nostro Paese e del mondo libero».
«Emma Bonino ha rappresentato per decenni una voce forte e riconoscibile della politica italiana, portando avanti le sue idee con determinazione», ha scritto su X la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. «Le nostre storie e le nostre sensibilità sono state lontane, ma questo non mi ha mai impedito di riconoscerne il peso e il ruolo nella vita pubblica della nostra Nazione».
Anche l’ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha voluto ricordare la leader Radicale: «Ci mancherà il suo esempio di militante per la libertà e di leader italiana e europea. Voleva sempre cambiare le cose. E qualche volta ci è riuscita. Buon viaggio Emma».
Nata a Bra (in provincia di Cuneo) nel 1948, negli oltre 50 anni di attività politica è diventata una delle figure più riconoscibili del femminismo italiano e del radicalismo liberale. La sua storia politica comincia negli anni Settanta, in un'Italia ancora fortemente segnata dalla tradizione cattolica e dall'influenza della Chiesa, dove molte libertà che oggi appaiono acquisite erano tutt'altro che scontate. Bonino entra in politica non per costruire una carriera, ma per cambiare le leggi. A 26 anni affronta personalmente l'esperienza dell'aborto clandestino, allora illegale, che avrebbe ricordato come una delle più umilianti della sua vita. Quell'esperienza diventa una scelta politica.
Nel 1975 è tra le fondatrici del Centro d'informazione sulla sterilizzazione e sull'aborto e decide di autodenunciarsi per il reato di procurato aborto. È un gesto politico dirompente: portare alla luce una realtà che la legge non impediva, ma costringeva alla clandestinità, con conseguenze pesanti soprattutto per le donne. La battaglia radicale per l'autodeterminazione si intreccia con quella per il divorzio, che pochi anni prima aveva già segnato una svolta nella società italiana. Il suo sodalizio con lo storico leader del partito Radicale, Marco Pannella, nasce in quegli anni.
È la stagione in cui i Radicali portano nel dibattito spazio pubblico temi che il sistema politico tende a confinare nella sfera privata e fanno dei diritti civili il terreno di una trasformazione profonda del Paese. Nel 1976 Bonino viene eletta alla Camera, a soli 28 anni, proprio nelle file del Partito Radicale. Da quel momento la sua vita coincide con una lunga stagione di battaglie parlamentari, referendum, campagne e mobilitazioni. L'obiettivo resta quello di sottrarre le scelte sulla propria vita all'ingerenza dello Stato, della morale dominante o delle appartenenze ideologiche. La legalizzazione dell'aborto nel 1978 rappresenta una delle grandi conquiste di quella stagione. La legge 194 non chiude la battaglia, ma segna una svolta nella condizione femminile italiana: la maternità e la scelta di interrompere una gravidanza entrano nel campo dei diritti e della tutela sanitaria, uscendo da quello della clandestinità e della criminalizzazione. Bonino resterà per tutta la vita legata a quella battaglia, non soltanto come dirigente radicale, ma come donna che aveva conosciuto personalmente il prezzo della clandestinità.
Il suo femminismo, tuttavia, non si esaurisce nella libertà di scelta. È una concezione più ampia dell'autonomia delle donne, che attraversa i diritti, la libertà individuale, la possibilità di partecipare alla vita pubblica e di decidere del proprio corpo e del proprio destino. Per questo, negli anni, Bonino porta la stessa impostazione oltre i confini italiani, impegnandosi contro le mutilazioni genitali femminili e a favore dei diritti delle donne, anche nei Paesi in cui la condizione femminile resta segnata da discriminazioni profonde.
Il suo orizzonte, del resto, si allarga presto oltre la politica italiana. Nel 1979 viene eletta anche al Parlamento europeo. Negli anni Ottanta si impegna contro lo sterminio per fame e per i diritti civili nell'Europa dell'Est. Nel 1987 viene arrestata ed espulsa dalla Polonia dopo una manifestazione a Varsavia contro la dittatura comunista e a favore di Solidarnosc. Nel 1993 guida la campagna per la creazione di un tribunale per i crimini commessi nell'ex Jugoslavia e contribuisce alla nascita di Non c'è pace senza giustizia, con l'obiettivo di sostenere la giustizia internazionale e arrivare a una Corte penale internazionale permanente. Nel 1994 viene incaricata dal governo italiano di seguire alle Nazioni Unite la campagna per la moratoria sulla pena di morte. Nel 1995 arriva a Bruxelles come commissaria europea, indicata dal governo Berlusconi. Le vengono affidati i portafogli della politica dei consumatori, della pesca e dell'Ufficio europeo per l'aiuto umanitario d'urgenza.
Appena insediata, parte per Sarajevo e Mostar, diventando il primo membro della Commissione europea a recarsi in Bosnia dall'inizio della guerra. Anche qui emerge una delle caratteristiche che più hanno segnato la sua esperienza politica: l'insofferenza per la distanza tra le dichiarazioni delle istituzioni e la realtà delle persone. La politica estera e quella dei diritti umani diventano così parte integrante della sua identità politica. Bonino viaggia in aree di conflitto, dal Sudan all'Afghanistan, dal Ruanda all'ex Jugoslavia, e sostiene la necessità di un'Europa capace di assumersi responsabilità politiche davanti alle crisi internazionali. Non rinuncia alle proprie convinzioni nonviolente, ma le interpreta alla luce della necessità di difendere il diritto e le vittime delle violazioni.
Nel 1999 arriva uno dei momenti di maggiore forza elettorale della sua carriera. La Lista Bonino ottiene l'8,5% alle elezioni europee e diventa la quarta forza politica italiana. È anche l'anno in cui Bonino viene indicata come candidata alla presidenza della Repubblica: non sarà eletta, ma la sua candidatura racconta quanto ormai la sua figura abbia superato i confini del Partito Radicale.
Negli anni Duemila e Dieci ricopre incarichi di governo e istituzionali di primo piano. È vicepresidente del Senato e, nel 2013, ministro degli Esteri nel governo Letta. Nel 2017 lancia +Europa, portando ancora una volta al centro della sua proposta politica l'integrazione europea, lo Stato di diritto e le libertà individuali.
Nel 2015 annuncia di avere un tumore al polmone e chiarisce subito che non intende interrompere la propria attività politica. Dopo la remissione e anni di cure, nel 2023 annuncia di essere guarita. La malattia non diventa mai il centro del suo racconto pubblico. Anche nei momenti più difficili, Bonino continua a parlare di politica, diritti, Europa, guerre, fame, libertà.
«Emma fu scelta dalla politica radicale quando un divieto cambiò la sua giovane vita. E da quel momento decise che avrebbe lottato affinché non potesse capitare mai più a nessuna. Attivista, parlamentare, ministra, commissaria europea. Sempre radicalmente libera. La sua vita è stata una lunga lotta contro tutto ciò che nega le libertà: contro l'aborto clandestino, contro la fame nel mondo, contro la partitocrazia, contro l'infibulazione, contro il giustizialismo, contro i genocidi, contro ogni forma di autoritarismo. Ma ancora più numerose sono state le sue battaglie per: per la democrazia, per lo Stato di diritto, per la giustizia internazionale, per i diritti e i doveri di ogni persona e ogni famiglia, per l'autodeterminazione delle donne, per la libertà di scegliere, fino alla fine. E per l'Europa unita, democratica e federale: gli Stati Uniti d'Europa», ha voluto ricordare il suo partito Più Europa. «È questo il suo testamento: non è importante quante volte occorra perdere prima di riuscire a vincere e conquistare una libertà per tutti. Non ci sono parole per descrivere il dolore e il vuoto che proviamo oggi. Da domani proveremo a trovare le parole giuste per trasformare la gratitudine che proviamo per aver potuto lottare al suo fianco nel coraggio di continuare a batterci come ci ha insegnato. Grazie Emma, dal profondo del cuore». (riproduzione riservata)