I Paesi dell'Unione europea «devono scegliere di puntare gli uni sugli altri, sul proseguimento della costruzione europea, oppure rassegnarsi a farsi superare, al fatto che il declino è inevitabile e che l'Europa diventerà un museo».
E anche questa strada di rimessa sarebbe una illusione: «Un miraggio», perché in realtà l'Europa si ritroverebbe «con una crescita più debole e un modello sociale che non potrebbe più permettersi». Lo ha affermato la presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, nel suo intervento alla cena di gala
organizzata dalla Bundesbank a Berlino, alla vigilia del Consiglio direttivo sulla politica monetaria.
Lagarde ha evitato di intervenire su tassi di interesse e altri
temi che saranno decisi domani, giovedì 10 settembre. Mentre ha affrontato questioni più strutturali guardando all'insieme della Ue. Parole che sanno di discesa in campo politico della presidente della Bce che scade il 31 ottobre 2027, ma le ipotesi di un’uscita anticipata si fanno sempre più concrete. Con tanto di totonomi per i possiibli successori.
Entrando nei dettagli dei concetti della presidente Bce, in Europa «dobbiamo fare una scelta su quello che siamo come europei e su coloro su cui vogliamo fare affidamento». Il primo percorso possibile potrebbe essere appunto quella di rassegnarsi al fatto che il tempo dell'Europa a livello globale è passato e che il declino è inevitabile. «Potremmo ancora avere un declino morbido, importando tecnologie da altri per alimentare la crescita che ci serve o il nostro modello sociale. L'Europa diventerà un museo, sì, ma un bel museo come quello in cui ci troviamo».
E questa strada non è che «un’illusione», secondo Lagarde, «l'Europa verrebbe lasciata con una crescita più debole e un modello sociale che non sarebbe in grado di permettersi». E soprattutto «verremmo schiacciati da coloro dai quali saremo dipendenti a livello tecnologico. Se c'è qualcosa che ci insegna la storia è che non dobbiamo vendere con leggerezza le nostre libertà».
Il secondo possibile percorso sarebbe quello che «ogni Paese perseguisse i suoi interessi nazionali in termini di commercio, politiche industriali o energia». Anche questo, secondo la presidente Bce sarebbe «un miraggio. Se ci guardiamo guardiamo attorno le potenze di medie dimensioni sono in affanno nel chiedersi se possono allearsi tra loro per rafforzarsi in modo da resistere alle pressioni dei grandi player globali».
In Europa ci sono già le infrastrutture su cui si può fare leva per agire insieme. «Questo mi porta alla terza strada possibile – ha proseguito - che è quella di sceglierci gli uni e gli altri e continuare a lavorare alla costruzione dell'Europa. Sappiamo che è una scelta difficile. Sappiamo che implica sofferenza, negoziati al rilento e compromessi difficili. Ma possiamo contare su di noi».
Nello specifico, per Lagarde, «se le nostre forze su un aspetto, il mercato unico, vengono minate da debolezze su altri settori, come la difesa o la frammentazione dell'energia, verremmo facilmente divisi. Ma se agiremo assieme in aree dove ha senso possiamo essere meno vulnerabili alle pressioni esterne. Avremo più sovranità e più crescita. Questa è la strada giusta».
E nello specifico, l'unione dei risparmi e degli investimenti può «aiutare a sbloccare i consistenti risparmi europei e a canalizzarli verso investimenti dove sono necessari perché l'Europa diventi più forte». Parallelamente, «l'euro digitale preservare la nostra sovranità europea, dove non possiamo più consentirci di dipendere così pesantemente da altri».
Certo, «la scelta di costruire l'Europa è una scelta difficile. Ma non è impossibile. Abbracciamo la possibilità di farlo», è il richiamo della presidente della Bce. (riproduzione riservata)