La space economy può valere centinaia di miliardi di euro, ma alle industrie europee dell’Aerospazio e della Difesa non basta una stima, per quanto imponente. Quello che chiedono è la garanzia che almeno 60 miliardi di euro vengano messi nel Fondo europeo per la competitività, così da riconoscere allo spazio lo status di infrastruttura critica, e che ci sia una preferenza nell’assegnazione degli appalti alle imprese dell’Ue. Le richieste arrivano dalle tre maggiori associazioni del settore: Aiad (Italia), Bdli (Germania) e Gifas (Francia), dall 'International Space Summit che si è aperto ieri a Parigi. «La dichiarazione congiunta dimostra quanto l’Europa abbia bisogno di una visione coerente, unitaria e concorde per competere sui mercati internazionali e per rispondere alle sfide che ci attendono», spiega il presidente di Aiad, Giuseppe Cossiga, a MF-Milano Finanza, «Aiad auspica che dalle buone intenzioni si passi al più presto a iniziative e azioni più concrete nel trovare il necessario punto di equilibrio tra sovranità nazionale e dimensione europea».
Insieme, le tre associazioni riuniscono oltre mille aziende, dai grandi integratori di sistema a pmi e start-up. «Appelli di questo tipo trovano una ragione d'essere negli interessi che accomunano l’industria europea del settore, che ha ottime tecnologie e competenze da giocare, ma ha anche di fronte una crescente competizione globale». Ma perché Bruxelles dovrebbe mettere proprio 60 miliardi nel bilancio dedicato per la componente spaziale del Fondo europeo per la competitività? La risposta è che «sotto quella soglia il riconoscimento dello spazio come infrastruttura critica resterebbe solo una dichiarazione di principio». Precisata anche la necessità di una corsia preferenziale europea: «nell’assegnazione degli appalti istituzionali per le attività e le tecnologie alla base dell'autonomia strategica, va applicata in modo mirato e proporzionato senza escludere partner affidabili dei Paesi terzi quando la cooperazione rafforza le capacità europee».
«È nell’interesse di tutti perseguire gli interessi nazionali in una visione integrata tra i grandi paesi europei, non è sempre facile ma è indispensabile», prosegue Cossiga, che si rivolge direttamente ai rappresentanti italiani all'interno delle istituzioni Ue. «Dalla costellazione satellitare Iris2 - progetto per il quale si ritiene essenziale un cambio di passo - all’architettura dell’European Resilience from Space all'Eu Space Shield, solo per citare alcuni grandi temi, c'è tanto bisogno di fare squadra, farla bene e, come dicevo, farla concretamente».
A Parigi, intanto, Italia e Francia hanno dato l’esempio con la firma di due accordi industriali tra Aiko e Leaf Space, imprese italiane ad alta intensità tecnologica, e, rispettivamente, le francesi Sopra Steria/Cs Group e Cailabs, per sviluppare tecnologie abilitanti per la futura infrastruttura spaziale europea. «Italia e Francia possono guidare la costruzione di un’Europa dello spazio più competitiva e sovrana», commenta il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che in un’intervista a MF-Milano Finanza ha ribadito l’esigenza di un patto Ue per lo spazio. «Gli accordi dimostrano come la cooperazione tra i nostri Paesi possa tradursi in capacità industriali e tecnologiche concrete. Una leadership confermata anche dal rapporto pubblicato dall’Ocse, che pone Italia e Francia al primo posto per quota degli stanziamenti pubblici per ricerca e sviluppo civile destinati allo spazio. Questi accordi», conclude Urso, «mostrano concretamente come Italia e Francia possano integrare competenze industriali complementari in settori avanzati, dall’intelligenza artificiale applicata alle operazioni satellitari alle comunicazioni ottiche, valorizzando le capacità delle nostre imprese nella filiera europea dello spazio». (riproduzione riservata)