Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato di aver incontrato i funzionari di un’azienda statunitense che produce i missili Tomahawk e i sistemi Patriot che Kiev ha richiesto per potenziare le difese contro la Russia. «Abbiamo discusso della capacità produttiva di Raytheon, delle potenziali vie di cooperazione per rafforzare la difesa aerea e le capacità a lungo raggio dell’Ucraina e delle prospettive di una produzione congiunta ucraino-americana», ha dichiarato Zelensky sui social media.
Quanto all'incontro con i rappresentanti di Lockheed Martin, Zelensky spiega di aver affrontato con loro «le esigenze specifiche dell’Ucraina in sistemi di difesa aerea e relativi missili, nonchè degli aerei F-16». «La Russia sta infliggendo colpi sempre più duri all'Ucraina prima dell'inverno, e proprio ora abbiamo bisogno di rafforzare la nostra difesa aerea», ha proseguito il presidente ucraino, «comprendiamo i passi concreti necessari per la nostra protezione e stiamo lavorando per realizzarli».
Oggi il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si recherà alla Casa Bianca per un incontro cruciale con Donald Trump, incontro nel quale i due leader dovrebbero affrontare proprio la questione della possibile fornitura di missili da crociera Tomahawk a Kiev.
Con un tempismo perfetto, però, nella serata di ieri, 16 ottobre, è sopravvenuta la telefonata del presidente russo, Vladimir Putin, un evidente tentativo di disinnescare sul nascere una tale eventualità, che secondo diversi analisti potrebbe creare considerevoli danni all’industria bellica di Mosca, anche se non potrebbe comunque costituire un «punto di svolta» decisivo a favore del paese invaso, soprattutto per la limitata disponibilità di tale tipo di armamento. Putin, a scanso di equivoci, ha comunque ribadito a Trump che la consegna dei Tomahawk, come affermato in tutte le salse negli ultimi giorni dall’intera leadership russa, potrebbe creare seri intoppi alla ripresa delle relazioni tra le due superpotenze.
E in effetti che un qualche effetto le parole del leader del Cremlino sul tycoon le abbiano avute lo dimostrano le dichiarazioni rilasciate nella tarda serata di ieri dall’inquilino della Casa Bianca, il quale dopo la telefonata con l’omologo russo, nonostante nei giorni scorsi avesse ripetutamente lasciato intendere l’intenzione di consegnare i Tomahawk, si è affrettato a spiegare che a ben vedere gli Stati Uniti non possono «esaurire» la propria riserva di questo tipo di missili a lungo raggio.
«Anche noi ne abbiamo bisogno, quindi non so cosa possiamo fare», ha aggiunto il presidente degli Stati Uniti. The Donald ha inoltre specificato di avere in programma di incontrare Putin «nelle prossime due settimane». L’incontro come annunciato si svolgerà a Budapest, in Ungheria. Per preparare il vertice, il Segretario di Stato Marco Rubio e Sergey Lavrov si incontreranno, prima telefonicamente e poi di persona la prossima settimana.
Una mossa questa della decisione di un nuovo incontro tra i due leader che avrebbe colto alla sprovvista il presidente ucraino, secondo quanto riferiscono fonti citate dal sito Axios, che ricorda come l’Ungheria sia uno tra i Paesi dell’Unione europea più ostili a Kiev.
Da parte sua, Zelensky ha auspicato che «lo slancio per frenare il terrorismo e la guerra che ha dato i suoi frutti in Medio Oriente contribuisca a porre fine alla guerra della Russia contro l’Ucraina». «Vladimir Putin non è certamente più coraggioso di Hamas o di qualsiasi altro terrorista. Il linguaggio della forza e della giustizia funzionerà sicuramente anche con la Russia. Vediamo già che Mosca si affretta a riprendere il dialogo non appena parliamo di Tomahawk», ha scritto il leader ucraino sui social.
La Russia, da parte sua, ha già fatto sapere che percepirà le possibili forniture di missili Tomahawk all’Ucraina come un’iniziativa ostile. Lo ha dichiarato il direttore del Servizio di intelligence estero russo (Svr), Sergei Naryshkin. «La Russia percepirà questo passo, se sarà intrapreso, come ostile. Questo passo aumenterà significativamente i rischi per la sicurezza non solo in Europa, ma anche nel mondo intero», ha dichiarato Naryshkin ai giornalisti dopo l’incontro dei capi dei servizi segreti dei Paesi della Csi in Uzbekistan. (riproduzione riservata)