Le delegazioni di Russia e Ucraina, nello stesso giorno a Riad. Ma in incontri separati con gli Stati Uniti. È questa la novità che vedrà lunedì, 24 marzo, in Arabia Saudita intense consultazioni tra esperti nominati dai presidenti sull’Ucraina. Sul tappeto un piano su come garantire la sicurezza della navigazione nel Mar Nero, oltre che un possibile accordo di pace con l’Ucraina.
I diplomatici russi saranno guidati da Grigory Karasin, capo della commissione per gli affari internazionali della Camera alta del Parlamento russo, e da Sergei Beseda, consigliere del capo del servizio di sicurezza russo Fsb.
Ma Volodymyr Zelensky non ci sta a non essere presente proprio dove si discutono le sorti del suo paese e ha reso noto che anche le delegazioni di Ucraina e Stati Uniti si incontreranno, sempre lunedì 24 marzo, in Arabia Saudita.
L'incontro tra funzionari ucraini e statunitensi proprio per tentare di implementare la proposta di una tregua tra Kiev e Mosca negli attacchi alle infrastrutture energetiche. «I nostri team tecnici saranno lì», ha riferito Zelensky che ha sottolineato come non è in discussione il controllo delle centrali nucleari.
L’Ucraina non «discuterà» il trasferimento agli Stati Uniti della proprietà delle sue centrali nucleari, compresa quella di Zaporizhzhia occupata dai russi, ha affermato il presidente Volodymyr Zelensky il giorno dopo la telefonata con Donald Trump, che aveva suggerito che il suo Paese potrebbe prenderne «possesso». «Non ne discuteremo. Oggi abbiamo 15 reattori nucleari in funzione. Tutto questo appartiene al nostro Stato», ha insistito Zelensky nel corso di una conferenza stampa a Oslo.
All'indomani delle lunghe conversazioni telefoniche prima tra Trump e Putin e poi tra il presidente Usa e quello ucraino ci saranno, dunque, dei punti fermi da cui partire all’incontro di Riad.
Innanzitutto, Trump si è impegnato ad aiutare Zelensky a ottenere nuovi sistemi di difesa aerea, in particolare Patriot, anche se non direttamente dalle riserve del Pentagono. Un’apertura parziale del presidente americano che ha sempre avvertito di non voler fornire più armi all’Ucraina.
In secondo luogo, mentre sembra per il momento sospeso l’accordo sulle terre rare, dal canto suo Kiev ha accettato di porre fine «agli attacchi all’energia e ad altre infrastrutture civili», come chiesto nella proposta russa di tregua parziale.
«Gli ucraini vogliono la pace, motivo per cui l’Ucraina ha accettato la proposta di un cessate il fuoco incondizionato» avanzata dagli Stati Uniti la scorsa settimana a Gedda, ha messo in evidenza il leader ucraino. «Continueremo a lavorare per far sì che ciò accada. Riteniamo che tali passi siano necessari per creare la possibilità di preparare un accordo di pace completo durante il cessate il fuoco», ha assicurato.
Tutto questo però è avvenuto sullo sfondo di accuse reciproche di attacchi. Da una parte Mosca ha denunciato di aver respinto cinque offensive delle forze ucraine verso la regione russa di Belgorod e di aver abbattuto 57 droni ucraini su quattro regioni russe e sul Mar d'Azov. Dall’altra Kiev ha accusato le forze russe di aver attaccato con due missili balistici Iskander-M, quattro missili antiaerei S-300 e 145 droni di vario tipo e di aver colpito il sistema elettrico che alimenta le ferrovie nella regione Ucraina di Dnipropetrovsk, nel centro del Paese. (riproduzione riservata)