«Il presidente Putin e io ci incontreremo poi in una località concordata, Budapest, in Ungheria, per valutare se possiamo porre fine a questa ‘ingloriosa’ guerra tra Russia e Ucraina»: lo scrive Donald Trump su Truth dopo un colloquio telefonico con Putin durato circa due ore.
La telefonata, ha aggiunto, è stata «molto produttiva» e sono stati fatti «grandi progressi», annunciando che «la prossima settimana si terrà una riunione dei nostri consiglieri di alto livello. I primi incontri con gli Stati Uniti saranno guidati dal segretario di Stato Marco Rubio, insieme a diverse altre persone che saranno designate. La sede dell’incontro deve ancora essere definita».
La portavoce di Trump, Karoline Leavitt, ha dichiarato che il presidente «ritiene ancora possibile» un faccia a faccia tra Putin e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Dopo il colloquio, Leavitt ha aggiunto che Putin «si è detto disposto a sedersi al tavolo» e che Trump «intende continuare a spingere per il progresso verso la pace» nel conflitto in Ucraina.
Non si è fatta attendere la reazione del primo ministro ungherese Viktor Orban : «L’incontro programmato tra i presidenti americano e russo è una grande notizia per i popoli amanti della pace in tutto il mondo. Siamo pronti!», ha scritto in un tweet.
Una telefonata questa di oggi 16 ottobre che arriva alla vigilia dell’incontro di domani tra il tycoon e il presidente Volodymyr Zelensky nello Studio Ovale, «dove discuteremo della mia conversazione con il presidente Putin e di molto altro», ha concluso Trump
Molto probabilmente, l’incontro di domani alla Casa Bianca sarà l’ultimo tentativo di persona del leader ucraino di convincere il tycoon ad approvare il trasferimento a Kiev dei missili a lungo raggio Tomahawk, diventati perno della nuova strategia per costringere il Cremlino al negoziato.
«L’argomento principale della discussione sono i Tomahawk. Naturalmente, c’è anche la questione dei Patriot», ha riferito un alto funzionario ucraino alla vigilia del colloquio, riferendosi alle batterie di difesa aerea statunitensi.
Numero, obiettivi e la stessa possibilità del loro utilizzo sono, infatti, alcune delle incognite intorno all’invio all’Ucraina dei missili americani Tomahawk; in grado di arrivare a Mosca, la loro fornitura è ritenuta da Kiev essenziale per costringere la Russia al tavolo del negoziato. Trump ha dichiarato di aver «in un certo senso preso una decisione», un’affermazione ampiamente interpretata come un potenziale via libera alle consegne, che però non è ancora arrivato.
Secondo gli osservatori, Washington sta soppesando il rapporto costo-benefici di quello che sarebbe un passo verso un’ulteriore escalation che potrebbe non rappresentare una reale svolta nel conflitto. Sviluppati per la prima volta negli Anni '70, i Tomahawk sono missili da crociera subsonici con una testata da 450 kg, utilizzati principalmente dalla Marina statunitense per attaccare obiettivi terrestri di alto valore e fortemente difesi. Prodotti da Rtx, costano circa 1,7 milioni di dollari ciascuno. Con una gittata fino a 2.500 km, i Tomahawk possono raggiungere distanze oltre otto volte superiori rispetto ai sistemi missilistici tattici dell'esercito (Atacm) forniti all'Ucraina dall'amministrazione Biden. Gli analisti ritengono più probabile che gli Stati Uniti forniscano all’Ucraina una versione del missile con carico convenzionale e una gittata fino a 1.600 chilometri.
Non è chiaro neppure quanti Tomahawk Trump stia considerando di vendere agli alleati Nato per Kiev. Gli esperti osservano che le scorte statunitensi sono limitate: gli Stati Uniti ne hanno acquistati solo 202 dal 2022, ma ne hanno utilizzati almeno 124 contro gli Houthi e l'Iran dal 2024. E' anche possibile che i Tomahawk potranno servire in possibili attacchi sul suolo venezuelano. Secondo Stacie Pettyjohn del Center for a New American Security, Washington potrebbe destinarne a Kiev solo dai 20 ai 50, «il che non cambierebbe in modo decisivo le dinamiche della guerra».
Altra incognita è legata all’infrastruttura necessaria all'impiego di tali armi. I Tomahawk vengono solitamente lanciati da navi o sottomarini, ma possono anche essere lanciati da terra ed è proprio questo il modo in cui Kiev li userebbe contro la Russia, spiega il Financial Times. Per farlo, le Forze ucraine avrebbero bisogno di lanciatori speciali, i sistemi di tiro a medio raggio Typhon dell’esercito americano o i sistemi a lungo raggio del Corpo dei Marines, più facilmente reperibili.
Gli Stati Uniti stanno probabilmente prendendo in considerazione un lanciatore a lungo raggio di dimensioni inferiori - sostanzialmente più compatto del Typhon - ma che richiederebbe comunque un coinvolgimento diretto americano sul territorio ucraino, probabilmente con l'invio di contractor per assistere gli ucraini nel loro utilizzo.
I rapporti tra Trump e Zelensky - che arriva nella serata del 16 ottobre a Washington - sono diventati meno freddi negli ultimi due mesi, dopo un inizio burrascoso. Era solo febbraio scorso quando, nel loro primo colloquio alla Casa Bianca, i due si sono scontrati pubblicamente nello Studio Ovale in mondovisione. Dopo il vertice di Anchorage, dove Vladimir Putin a Ferragosto è stato accolto in pompa magna, Trump è diventato più ostile nei confronti di Mosca che ha subito disatteso le aspettative del tycoon, non dimostrando reale volontà negoziale e, anzi, aumentando gli attacchi sull’Ucraina.(riproduzione riservata)