Tregua siglata in maggioranza. Mentre la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è a Parigi per il vertice dei «volenterosi» convocato dal presidente francese Emmanuel Macron, i ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto riferiscono alle Commissioni rinuite Esteri e Difesa di Camera e Senato la linea del governo su Ucraina, difesa e missioni internazionali. Un
Il compito di scaldare i motori è affidato al vicepremier, che parte proprio parlando di Ucraina. «Fermare il conflitto per noi è una priorità. Kiev ha già accettato le intese, ora tocca a Mosca darvi attuazione e dimostrare di voler portare avanti il percorso vero la tregua. È la Russia che deve decidere se vuole la pace o no». Ma non è proprio così e, infatti, il ministro mette subito le mani avanti: «Nulla può essere deciso sul futuro dell’Ucraina senza gli ucraini, così come nulla può essere deciso sulla sicurezza dell’Europa senza gli europei».
Certo è che una soluzione duratura implica garanzie di sicurezza «convincenti, reali ed efficaci». Visto e considerato che, come ha detto il ministro Crosetto, «la Russia ha un’economia di guerra e destina il 40% del budget a tale scopo e producono molte più armi di tre anni fa». E infatti sulla necessità di garanzie il governo è stato «molto chiaro», adottando una linea ribadita più volte dal presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, «oggi a Parigi per discutere questo tema centrale con i nostri principali partner».
Qualche novità, dalla Sala del Mappamondo, comunque c’è. Il ministro Guido Crosetto per la prima volta appare pronto a dire la sua sul maxi piano di riarmo europeo di Ursula von der Leyen e, anzi, accusa il poco tempo a disposizione «ho chiesto ai presidenti del Senato e della Camera la possibilità di dedicare un giorno intero a tutti i parlamentari che vorranno parlare di difesa».
Tornando sul ReArm, il ministro ha detto chiaramente che «l’interesse dell’Italia non è perseguire il riarmo ma costruire la difesa», che significa «dare a questo Paese uno strumento militare efficiente e in grado di assolvere i compiti che le danno le leggi e la Costituzione». Anche perché, come ricorda Crosetto, «il compito di un ministro della difesa è domandarsi: “Se l’Italia domattina subisse un attacco di tre ore come quello ricevuto da Israele sarebbe in grado di difendersi?” Se la risposta è no, deve agire».
«Ci sono Paesi europei convinti che saranno in guerra nei prossimi due-tre anni: i Paesi baltici, la Polonia. Altri Paesi no. Ma devono prevenire eventuali scenari di guerra: tutti vorrebbero scenari bucolici, ma non è possibile perché la pace è un equilibrio e nessuno può pensare di costruire la sicurezza di un Paese prevedendo scenari bucolici. La pace è equilibrio tra forze. L’obiettivo è un equilibrio verso il basso, il disarmo tra due parti. Ma quando una parte è armatissima e l'altra no è difficile costruire la pace», ha detto il ministro nella Sala del Mappamondo di Montecitorio.
Il tempo stringe, tant’è che il dibattito nelle Commissioni viene rinviato a nuova data. Quello a disposizione è stato sfruttato dai ministri per passare in rassegna tutte le situazioni di crisi internazionale, enfatizzando la stessa linea sui temi toccati prima da uno, poi dall’altro. Come sugli investimenti. «Dobbiamo essere pronti a fare la nostra parte di incrementare le spese nazionali per rafforzare il pilastro europeo della Nato», ha detto Tajani. «Diciamo da tempo che spendere per la difesa non significa essere guerrafondai ma garantire la sicurezza dei nostri cittadini che è un concetto molto più ampia del semplice riarmo». (riproduzione riservata)