Con 240 km quadrati conquistati nel marzo 2025, l’avanzata delle forze russe in Ucraina ha rallentato per il quarto mese consecutivo, secondo l’analisi dell’Afp sui dati forniti dall’American Institute for the Study of War (Isw). Sul territorio russo, tuttavia, le forze di Mosca hanno quasi completamente cacciato gli ucraini dalla regione di Kursk: al momento le forze di Kiev sono presenti solo in una sacca di 80 km quadrati, pari al 6% dell’estensione massima dell’offensiva ucraina in Russia. Iniziata nell’agosto 2024, aveva raggiunto circa 1.300 km quadrati in due settimane.
È questo lo scenario aggiornato del conflitto in Ucraina nel giorno in cui Mosca dichiara che le proposte Usa per un accordo in Ucraina sono «inaccettabili» così come sono, perché «non affrontano le cause profonde» della guerra. A dirlo è stato il viceministro degli esteri russo, Sergey Ryabkov, secondo cui «non abbiamo sentito da Trump segnali a Kiev per porre fine alla guerra. Ciò che abbiamo è un tentativo di trovare una sorta di schema che consentirebbe di ottenere una tregua come la immaginano gli americani. E poi passare ad altri schemi in cui, per quanto ne sappiamo, non c'è posto oggi per la nostra richiesta principale, cioè risolvere i problemi legati alle cause del conflitto. Non esiste nulla del genere, e questo va affrontato».
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, spinge da mesi per una rapida conclusione del conflitto, ma la sua amministrazione non è riuscita ancora a raggiungere una svolta, nonostante l’intenso lavoro negoziale con entrambe le parti. Putin ha respinto un piano congiunto Usa-Ucraina per un cessate il fuoco di 30 giorni e il mese scorso ha suggerito che il leader di Kiev, Volodymyr Zelensky, venisse rimosso dall’incarico come parte del processo di pace. Le condizioni poste da Mosca iniziano, però, a irritare il presidente statunitense, che per la prima volta ha minacciato il leader del Cremlino di ripercussioni se continuerà a tirare per le lunghe i negoziati. «Posso dirvi quello che il presidente» Donald Trump «ha detto ieri sera, cioè che è frustrato con entrambi i leader in questa guerra. Vuole che questa guerra finisca, le persone stanno morendo da entrambe le parti e sta andando avanti da troppo tempo», ha detto la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, parlando con i giornalisti, riferendosi alla guerra in Ucraina. «ll nostro team continua a impegnarsi con le parti russa e Ucraina, e il presidente continua a essere molto impegnato su questo problema ogni giorno», ha detto ancora la portavoce.
In questo contesto si inserisce la visita del segretario di Stato statunitense Marco Rubio a Bruxelles da domani, 2 aprile, a venerdì 4, per prendere parte alla riunione dei ministri degli Esteri della Nato. Si tratta della prima partecipazione di un esponente del governo Trump a un vertice dell’Alleanza atlantica dal suo insediamento. L’incontro servirà ad affrontare i principali dossier internazionali e «le priorità di sicurezza per l’Alleanza, tra cui l’aumento degli investimenti di difesa alleati e la garanzia di una pace duratura in Ucraina», come si legge in un comunicato del Dipartimento di Stato.
Il segretario di Stato americano Marco Rubio riceverà «molti messaggi» dagli alleati europei nel corso della ministeriale Esteri della Nato poiché «c’è un sentimento di disagio» sui negoziati in corso con la Russia sulla guerra in Ucraina «dato che non siamo al tavolo delle trattative», ha affermato al riguardo un’alta fonte diplomatica alleata. «Non le chiamerei linee rosse, forse, ma senz’altro un limite da non oltrepassare», aggiunge. Ad esempio «non condannare l’Ucraina alla neutralità perpetua», un riconoscimento «ufficiale» dei territori occupati e «limiti» alla fornitura di armi. L’altro grande tema che gli alleati europei vogliono discutere con gli Usa - lanciando un messaggio di cooperazione - è quello di una «pianificazione ordinata» del disimpegno americano dal Vecchio Mondo. «Non vogliamo né apprenderlo su X né deve essere frutto di un negoziato con i russi, sia per quanto riguarda il numero delle truppe dislocate in Europa, di mezzi o di postura sul fianco orientale: queste sono discussioni che devono avvenire all'interno della Nato», precisa la fonte. In generale, non ci si aspetta che Rubio porti una narrazione molto diversa nella sostanza da quella del capo del Pentagono Pete Hegseth, specie sulla necessità che gli europei aumentino drammaticamente le spese militari. Allo stesso tempo si attende anche un rinnovato impegno alla Nato e all’articolo 5. Il ‘come’ si fanno le cose però viene giudicato cruciale. L’ideale sarebbe dunque concordare un cronoprogramma che permetta agli europei di assumersi gradualmente quelle responsabilità convenzionali che gli Usa non vogliono più svolgere. «Ma non c’è alcun piano allo studio, è prematuro, prima vogliamo capire cosa intendono fare gli Usa», aggiunge la fonte.
Un altro aspetto chiave per gli europei è tenere il legame tra la sicurezza dell’Ucraina e quella dell’Europa, dunque l’impegno degli Usa nella Nato. «Sarebbe molto difficile per noi accettare un accordo che ponesse limiti artificiali a una futura forza armata ucraina». Ovvero la strategia del porcospino d’acciaio.
Intanto la Commissione europea ha erogato a Kiev un terzo pagamento di quasi 3,5 miliardi di euro come parte dell’Ukraine Facility. Questo finanziamento è volto a migliorare la stabilità macrofinanziaria dell’Ucraina, sosterrà la sua pubblica amministrazione e promuoverà riforme fondamentali a lungo termine. Finora il sostegno totale della Ue all’Ucraina nell’ambito dell'Ukraine Facility ammonta a circa 19,6 miliardi di euro. (riproduzione riservata)