Il coinvolgimento dell’Onu nelle operazioni di peacekeeping in Ucraina sarebbe solo una parte del meccanismo ipotizzato per fornire a Kiev le garanzie di sicurezza. Un’ipotesi a cui i volenterosi stanno lavorando attivamente è quella di costruire quattro livelli d’interposizione. I caschi blu dell’Onu, provenienti da Paesi non europei, verrebbero schierati nella zona demilitarizzata, ovvero quella che è stato maggiormente sotto attacco, per osservare il rispetto della tregua. L’obiettivo sarebbe quello di proteggere città porti, infrastrutture nel Paese.
Il secondo anello sarebbe costituito dalle forze ucraine. Il terzo anello sarebbe invece composto dai contingenti della Coalizione dei volenterosi, a trazione europea. Il backstop americano servirebbe come ultima garanzia sia agli ucraini che agli europei.
Lo scenario è naturalmente vincolato all’evoluzione dei pre-negoziati di pace, attesi per il 24 marzo in Arabia Saudita, condotti dagli Usa su due tavoli distinti, da una parte i russi e dall’altra gli ucraini.
Intanto il presidente Usa Donald Trump, nel corso di una conferenza stampa, il 21 marzo, si è detto ottimista sull’esito del conflitto tra Russia e Ucraina. «Abbiamo buone relazioni con entrambi» ha detto, rispondendo alle domande dei giornalisti «abbiamo i contorni di un accordo». Trump ha aggiunto di essersi mosso per due motivi: per salvare la vita a «migliaia di giovani soldati che rischiano di morire» e per riprendere i soldi che «Biden ha dato per una guerra che non ci sarebbe dovuta essere».
La consistenza del contingente in campo, secondo le indiscrezioni circolate nelle ultime ore, sarebbe di ventimila militari, diecimila in meno, quindi, da quelli ipotizzati alcune settimane fa da Londra e Parigi. Punto chiave è quello della difesa aerea a tutela dei cieli ucraini. La Multinational Force Ukraine potrebbe anche includere una task force ad hoc per la sicurezza della navigazione del Mar Nero. Ogni aspetto andrebbe comunque elaborato con accuratezza.
I dettagli, però, come sempre, sono importanti e c’è da notare anche un cambiamento semantico, dato che nelle cancellerie europee non si parla più di garanzie di sicurezza (security guarantees) ma di dispositivi di sicurezza (security arrangements). Per quanto riguarda il contingente europeo, ciò significa che potrebbe essere schierato all’interno dell’Ucraina ma anche all’esterno, al confine con il Paese, magari con compiti di sorveglianza aerea. Sul punto vi sono allo studio varie ipotesi. Il backstop americano servirebbe come ultima garanzia sia agli ucraini che agli europei e vi sarebbero delle indicazioni che Washington è disposta a fare la sua parte, ma che Donald Trump pone come precondizione la firma dell’intesa sui minerali con Kiev.
L’idea di attivare il Palazzo di Vetro per l’operazione al momento sembra essere l’unica davvero percorribile. Si tratta, infatti, della sola ipotesi nei confronti della quale Mosca non ha chiuso le porte. Una simile iniziativa, infatti, non può prescindere da un via libera ufficiale della Russia, membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Non avrebbe, inoltre, un cappello diplomatico e militare né della Nato, né dell'Ue. Basta guardare agli atri quattro seggi permanenti: Cina, Stati Uniti, Francia e Regno Unito. Questo dato, assieme al rispetto del mandato Onu, assicurerebbe quindi agli occhi del Cremlino un’assoluta neutralità, più di qualsiasi altri forza di peacekeeping.
Una netta bocciatura alla missione Onu arriva, però, dall’Ucraina che non considera quella delle Nazioni Unite un’alternativa al dispiegamento di un contingente di truppe straniere o di garanzie di sicurezza per porre fine alla guerra con la Russia, ha dichiarato il presidente Volodymyr Zelensky. «Con tutto il rispetto, le Nazioni Unite non ci proteggeranno dall’occupazione o dal desiderio di Putin di tornare», ha dichiarato Zelensky durante una conferenza stampa congiunta con il presidente ceco Petr Pavel a Kiev.
Ipotesi, questa, invece, che potrebbe essere accettata dall’Italia anche se per la Farnesina è ancora «prematuro parlare di operazioni di peacekeeping in Ucraina. Adesso incoraggiamo il processo che si è avviato» per la pace «che mi pare che stia andando nella giusta direzione», ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani. «Siamo ancora nella pre-trattativa. Noi abbiamo detto che non siamo favorevoli a inviare italiani in missioni militari sotto la bandiera della Nato e sotto la bandiera dell’Unione Europea. L’unica ipotesi potrebbe essere quella delle Nazioni Unite, ma deve esserci una decisione del Consiglio di Sicurezza», ha aggiunto Tajani. (riproduzione riservata)