Parigi si riafferma come la capitale europea più impegnata sul fronte ucraino. Il padrone di casa, Emmanuel Macron, ha accolto al palazzo dell’Eliseo i leader di 31 Paesi: i cosiddetti «volenterosi» disposti a sostenere l’Ucraina come peacekeeper nell’ambito di un eventuale cessate il fuoco.
Non poteva mancare, dunque, Volodymyr Zelensky, arrivato già nella sera di mercoledì 26 marzo, proprio come la premier Giorgia Meloni. Il presidente ucraino, in visita nella capitale francese, ha rilasciato un’intervista al quotidiano francese Le Figaro per denunciare le «vere» intenzioni di Putin: «Posso confermare che sta cercando di guadagnare tempo e si sta preparando per un’offensiva di primavera».
Ma i «dubbi» sul fatto che la Russia sia intenzionata a rispettare la tregua sono condivisi. Tant’è che tra i partecipanti del vertice, ha detto il primo ministro britannico, Keir Starmer, c’è stata «una completa chiarezza sul fatto che non è ancora il momento di revocare le sanzioni alla Russia». Tra le principali precondizioni per modificarle o revocarle c’è il ritiro incondizionato di tutte le forze militari russe dall’intero territorio dell’Ucraina.
«È necessario mantenere la pressione sulla Russia attraverso le sanzioni», ha concordato il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa. Dichiarazioni a cui fa eco quella del cancelliere tedesco, Olaf Scholz: «La Russia non è attualmente interessata a una vera pace».
Ragion per cui, ha detto il presidente francese, Emmanuel Macron, «abbiamo deciso di incaricare i ministri degli Esteri di presentare entro tre settimane proposte sulle modalità di monitoraggio del cessate il fuoco tra Russia e Ucraina. Le conclusioni saranno condivise con gli Stati Uniti».
Quattro i punti all’ordine del giorno: il proseguimento degli aiuti militari e finanziari all’Ucraina, le modalità di un cessate il fuoco completo effettivo e senza condizioni, la preparazione a un potenziale dopo-tregua e le condizioni del dispiegamento di una forza europea in Ucraina per garantire la pace.
Sull’iniziativa militare non c’è mai stata unanimità: il governo italiano in più occasioni si è fermamente opposto. «Ma non serve l’unanimità perché questa missione prenda vita», ha detto Macron. Al termine del vertice il presidente francese ha annunciato l’invio di «un’equipe franco-britannica» per «preparare quello che sarà l’esercito ucraino di domani».
L’Unione europea, secondo quanto è trapelato dal summit, avrebbe invece ribadito l’impegno per la fornitura di 2 milioni di proiettili di artiglieria di grosso calibro, per un costo di 5 miliardi di euro. Munizioni a cui bisogna aggiungere la componente militare del prestito G7/Era (del valore di 18 miliardi di euro per l’Ue).
Per l’Eliseo «la miglior garanzia di sicurezza sono i mezzi che daremo a Kiev per difendersi». La presidenza francese ha tenuto a precisare che «tutto sarà fatto in perfetta trasparenza con i nostri partner americani». E infatti, immediatamente prima dell’inizio del vertice, Macron ha telefonato a Donald Trump.
La riunione di oggi, in qualche modo, ha mostrato il tentativo europeo di inserirsi nel negoziato in corso tra Stati Uniti e Russia e nella parallela triangolazione con l’Ucraina. Proprio mentre la tensione tra Europa e Stati Uniti è alle stelle a causa della guerra commerciale guidata dall’amministrazione Trump. (riproduzione riservata)