I prezzi del gas naturale in Europa sono tre volte superiori alla media mondiale, sebbene siano scesi di circa il 50% dai massimi dello scorso agosto. Per Ubs l’incremento delle forniture di gas naturale liquefatto e di combustibili non fossili migliorerà lo scenario energetico soltanto a partire dal 2025 e “riteniamo che la situazione in Europa continuerà a essere precaria anche nel 2023 così come lo è stata quest’anno”, commentano gli analisti. Per l'industria della chimica europea quella relativa al gas resta la voce di costo più rilevante, tenendo conto che cuba in media circa il 76% delle loro bollette. La notizia positiva è che gli stoccaggi hanno raggiunto un livello di riempimento di oltre il 90%, per cui “riteniamo che il comparto industriale non dovrebbe riscontrare grossi problemi per i prossimi sei mesi. Anche se con una chiusura selettiva là dove vi è un eccesso di offerta, nel complesso la maggior parte delle aziende continuerà a produrre, sostenuta da pacchetti di sovvenzioni governative o da contratti energetici favorevoli di lungo termine. Ma gli analisti di Ubs non escludono che tale scenario possa comportare rischi per tutti quei titoli a monte delle supply chain, tra cui Arkema, Basf, Covestro, Evonik e Solvay. “La maggior parte dei titoli sotto la nostra copertura sta mostrando segnali di ripresa dopo aver raggiunto i minimi nel corso del 2022”, continuano a Ubs. L’attuale rapporto price/book value medio per i titoli ciclici è di 1,1 volte, maggiore, quindi, delle 0,8 volte viste negli anni della grande crisi finanziaria, a partire dalla quale c’è stata una ripresa a V accompagnata da un calo dei costi energetici durante la recessione.
Secondo Ubs il prezzo del gas europeo si manterrà elevato per i prossimi tre anni per via dei problemi di approvvigionamento. Per quest’inverno il rischio dovrebbe essere, comunque, più contenuto complici il livello di riempimento degli stoccaggi e il clima mite, ma i rischi sono previsti in crescita per il biennio 2023/2024, in cui l’impiego del gas naturale liquefatto diventerà sempre più strategico: “prevediamo una perdita di 36 miliardi di metri cubi di gas russo verso l'Ue nel 2023 rispetto al 2022, mentre nel nostro scenario base ci aspettiamo importazioni europee di gas naturale liquefatto nel 2023 a 183 miliardi di metri cubi, in aumento di 16 miliardi di metri cubi su base annua”. Per quanto riguarda i prezzi del gas, da Ubs arriva un aggiornamento: ora il nostro scenario base è di 180 euro a MWh quest’inverno, con delle temperature più calde di 120 euro e con delle temperature più fredde o in caso di taglio del gas russo di oltre 200 euro.
“Riteniamo che un approccio a favore dei titoli growth sia la scelta giusta da adottare”, consigliano gli analisti di Ubs, secondo i quali l'anno fiscale 2023 sarà caratterizzato da una sovraperformance di tali titoli e da una contrazione dei rendimenti obbligazionari. Il sottosettore preferito da Ubs rimane quello dei gas industriali e tra i titoli in pole position ci sono Linde (buy, target price a 350 euro) e Air Liquide (buy, 148 euro), mentre il comparto meno favorito, soprattutto per via delle pressioni sui prezzi nel breve periodo, è quello dell'agricoltura (K+S neutral con target price a 22 euro; Yara (neutral con un target price a 435 corone norvegesi, ICL neutral a 29 shekel israeliani). Nel mezzo ci sono le aziende di consumo come Croda (buy, 9000 pence) Kerry Goup (buy, 112 euro), DSM (buy, 143 euro), Symrise (buy, 123 euro), Chr Hansen (neutral, 506 corone norvegesi), Givaudan (sell, 2.870 franchi) e Novozymes (sell, 330 corone norvegesi); le aziende più specializzate Lonza (buy, 715 franchi), AkzoNobel, 82 euro), Elementis (buy, 135 pence), EMS (neutral, 740 franchi), Sika (neutral, 240 franchi), J Matthey (neutral, 2.100 pence) e Fuchs (neutral 28,5 euro), Victrex (sell, 1.600 pence), Umicore (sell, 25 euro); per finire quelle diversificate Wacker Chemie (buy, 165 euro), Synthomer (buy, 150 pence), Clariant (buy, 18 franchi), Lanxess (buy, 43 euro), Evonik (neutral 20 euro), Covestro (neutral, 36 euro), Arkema (sell, 78 euro), Solvay (sell, 83 euro) e BASF (sell, 38 euro).