Il Ftse Mib chiude in calo dello 0,13% a 51.807 punti.
La Banca centrale europea ha alzato i tassi di riferimento di 25 punti base, portando quello sui depositi al 2,5%. Una mossa, avverte la Fabi, che potrebbe rendere più costosi mutui e finanziamenti proprio mentre il credito alle famiglie italiane è tornato a crescere.
La presidente dell'istituto di Francoforte, Christine Lagarde, ha spiegato la scelta di politica monetaria con un'inflazione più persistente del previsto, nonostante una crescita "più sostenuta di quanto avessimo previsto" e con un'economia che, nell'Eurozona, "si sta adattando bene". La stessa inflazione, ha concesso Lagarde, "si è rivelata inferiore alle nostre previsioni", in particolare sui prodotti alimentari.
Nello scenario di base delle nuove proiezioni formulate dal consiglio direttivo, l'inflazione complessiva si collocherebbe in media al 3% nel 2026, al 2,5% nel 2027 (dal 2,3% delle proiezioni di giugno) e al 2,1% nel 2028 (da 2%). L'inflazione al netto della componente energetica e alimentare si porterebbe al 2,5% nel 2026, al 2,6% nel 2027 (da 2,5%) e al 2,3% nel 2028 (da 2,2%).
Intanto, negli Usa, l'indice sui prezzi alla produzione per il mese di agosto è salito dello 0,4% su base mensile (dato destagionalizzato), in linea con le previsioni del consenso Dow Jones, come riferito dal Bureau of Labor Statistics. Su base annua, il Ppi si è attestato al 5,4%, un livello ancora ben superiore all'obiettivo di inflazione del 2% fissato dalla Fed e superiore di 0,1 punti percentuali rispetto alle attese.
In parallelo, le crescenti tensioni in Medio Oriente mantengono il prezzo del petrolio Brent sopra i 100 usd al barile. L'Iran ha fatto sapere di non avere alcuna intenzione di cedere di fronte a un blocco navale statunitense. Anzi, ci sarà un'intensificazione degli attacchi qualora gli Usa continuassero a colpire il territorio iraniano. Nel frattempo, gli Houthi sostenuti da Teheran nello Yemen stanno prendendo di mira obiettivi dell'Arabia Saudita, che ad agosto ha visto la produzione di greggio crollare ai livelli minimi dal 1990.
Tra le mosse di politica monetaria e il petrolio alle stelle, schizzano i rendimenti dei titoli di Stato dell'Eurozona. In particolare, quelli dei Bund tedeschi sui massimi da oltre 15 anni: il rendimento del decennale si attesta al 3,48%. In aumento di 10 punti base anche il tasso del Btp decennale, al 4,34%.