Dal minimo di 2.237,40 punti toccato il 23 marzo 2020, l’S&P 500 ne ha fatta di strada. Il principale indice azionario americano ha macinato record su record in quest’ultimo anno e mezzo e la velocità con cui è avvenuto il rally non ha precedenti. Venerdì il paniere ha chiuso a quota 4.682,85 (+0,72%), più che raddoppiando il suo valore dall’inizio della pandemia e crescendo da gennaio 2021 a oggi del 24,67%. Secondo i calcoli degli economisti di Ubs, Arend Kapteyn e Bhanu Baweja, l’apprezzamento cumulato da marzo dell’anno scorso è avvenuto grazie a una combinazione di liquidità e crescita, con un contributo rispettivamente al 49% e al 25%. La prima ha giocato una parte fondamentale nel 2020, mentre il 2021 ha visto un sempre maggior ruolo della solida crescita, grazie allo slancio degli utili aziendali, che continuerà a puntellare il mercato fino alla prima parte dell’anno prossimo.
Per gli esperti della banca elvetica, la corsa dell’S&P non è ancora finita. Dopo una pausa a 4.650 punti alla fine di quest’anno (+23,8% su base annua), Kapteyn e Baweja prevedono che l’indice salirà a 4.850 al termine del 2022 (+4,3%) e a 5.000 nel 2023 (+3,1%). Parallelamente, l’utile annualizzato per azione si attesterà a 213 dollari quest’anno (+51,6%), a 241 nel 2022 (+13,1%) e a 250 nel 2023 (+3,7%). Tuttavia, l’ascesa dell’indice non sarà lineare. Infatti, sulla scorta di utili stimati al di sopra del consenso, Ubs si aspetta che l’accelerazione sarà molto marcata fino al secondo trimestre del 2022, quando l’S&P potrebbe già toccare la soglia storica di 5.000 punti. Successivamente l’irrigidimento delle condizioni finanziarie, le continue pressioni sui costi e il rallentamento della crescita freneranno l’incremento degli utili e determineranno una fase di consolidamento sul listino nel secondo semestre dell’anno.
Le attuali valutazioni sull’azionario a stelle e strisce non implicano dunque ritorni negativi in futuro. "Troviamo che quando i tassi d’interesse reali sono nel terzile inferiore della loro distribuzione, la valutazione relativa tra azioni e obbligazioni, ovvero il premio al rischio, è un indicatore migliore dei rendimenti azionari a medio termine rispetto alle metriche di valutazione assoluta come il rapporto prezzo/utili e quello prezzo/utili rettificato per il ciclo", hanno evidenziato Kapteyn e Baweja. Secondo gli economisti, la buona notizia è che le valutazioni di oggi non risultano estreme se lette alla luce del premio al rischio, che non è molto lontano dal suo valore mediano e pertanto prevede un guadagno annuo del 9-10% per l’S&P nei prossimi cinque anni.
La cattiva notizia è che l’extra-rendimento delle azioni potrebbe comprimersi, soprattutto a causa del riallineamento dei tassi correnti con quelli forward, fatto che porterebbe ritorni annui tra il 4 e il 6%, lontani dall’11% annualizzato fatto segnare in media negli ultimi 30 anni. Questa eventualità si verificherebbe se l’inflazione accelerasse o la stagflazione si materializzasse. Ubs ha calcolato la sensibilità dei rendimenti azionari di diverse industrie all’aumento di un punto percentuale delle aspettative a medio termine dell’inflazione (ricavate dalle obbligazioni Tips a cinque anni). Il parametro (beta) negativo indica che all’incremento di un punto percentuale dell’inflazione attesa è associato un determinato calo percentuale dei rendimenti azionari. A livello settoriale, i comparti americani che risponderebbero negativamente a un carovita più elevato sono quelli del retailing (beta a -7,7), dei semiconduttori (-6,5) e dei beni durevoli di consumo (-6,5). Al contrario, il settore energetico è quello che beneficerebbe di più in uno scenario del genere con il beta a +18,7, mentre i rendimenti dei titoli bancari aumenterebbero dell’1,5%. Pertanto, bilanciando i rischi al rialzo e al ribasso, Ubs ha rating overweight sui comparti dei servizi di comunicazione e tecnologico, che esibiscono una solida crescita, con rendimenti storicamente forti in questa fase del ciclo, ma che hanno anche un certo grado di pricing power per proteggere i margini. Overweight anche per i settori finanziario ed energetico, che possono sfruttare la crescita insieme al rialzo dei tassi d’interesse. (riproduzione riservata)