Il presidente Usa, Donald Trump, ha annunciato un piano per imporre dazi del 100% su chip e semiconduttori importati, ma con una clausola di esenzione per chi produce all'interno degli Usa. L’annuncio è arrivato nella tarda serata di mercoledì 6 agosto durante un incontro nello Studio Ovale con l’amministratore delegato di Apple, Tim Cook, che ha promesso un aumento di 100 miliardi di dollari negli investimenti negli Stati Uniti nei prossimi anni. La minaccia sui chip arriva poco dopo che Trump ha alzato al 50% i dazi sull’India.
«Metteremo una tariffa di circa il 100% su chip e semiconduttori, ma se costruisci negli Stati Uniti, non paghi nulla», ha detto Trump. Tuttavia, secondo esperti della catena di approvvigionamento, gli Stati Uniti non hanno più la capacità produttiva necessaria per assemblare dispositivi sofisticati come l’iPhone, dopo oltre un decennio trascorso senza una produzione significativa di smartphone. Spostare la produzione in America ridurrebbe i margini di profitto di Apple, oggi sostenuti da una rete di fornitori asiatici efficiente e a basso costo.
Apple ha già avvertito che, nel trimestre in corso (chiude a settembre), potrebbe dover sostenere 1,1 miliardi di dollari di costi legati ai dazi nel caso in cui le tariffe attuali restino in vigore. Nello stesso tempo, le vendite sono aumentate nel trimestre precedente, grazie a consumatori americani che hanno anticipato l'acquisto per evitare futuri rincari.
Dall’annuncio delle «tariffe di liberazione» di Trump lo scorso aprile, centinaia di miliardi di dollari sono stati bruciati nella capitalizzazione di Apple, mentre crescono i timori sul ritardo del colosso tech nel settore dell’intelligenza artificiale. Le esenzioni annunciate favoriranno società come Nvidia e il suo fornitore TSMC, che hanno promesso miliardi di dollari per rafforzare la produzione negli Stati Uniti. Le parole di Trump arrivano fra l’altro alla vigilia dell’entrata in vigore di una nuova ondata di dazi reciproci contro Ue e Giappone, annunciata la settimana scorsa.
I mercati attendono anche l’esito dell’indagine Section 232 sulla sicurezza nazionale, commercio di chip e prodotti che li contengono (inclusi i dispositivi Apple), che potrebbe portare a nuove tariffe.
L’amministrazione Usa ha poi chiarito che i nuovi dazi sui chip non saranno esclusivamente a beneficio di Apple. Un ex funzionario ha rivelato all’FT che l’annuncio ha colto di sorpresa il Dipartimento del Commercio, creando confusione all’interno dell’amministrazione.
Anche l’ad di Nvidia, Jensen Huang, ha incontrato Trump ieri sera, ma né l’azienda né la Casa Bianca hanno rilasciato commenti. Durante l’incontro con il presidente, Tim Cook ha confermato un ulteriore investimento da 100 miliardi di dollari negli Usa, portando l’impegno complessivo di Apple a 600 miliardi in quattro anni, nel tentativo di soddisfare le richieste del presidente di spostare la produzione in patria. Trump ha elogiato Cook definendolo uno dei «più grandi e stimati leader d’impresa, geni e innovatori al mondo».
E’ un deciso cambio di tono da parte di Trump, che nei mesi scorsi aveva criticato Cook per aver trasferito la produzione degli iPhone in India e aveva minacciato ulteriori dazi. La Casa Bianca ha definito l’investimento di Apple «un altro successo per l’industria manifatturiera americana, che aiuterà a riportare in patria la produzione di componenti critici per la sicurezza economica e nazionale degli Usa».
Cook ha spiegato che i nuovi fondi saranno destinati a «nuove collaborazioni con 10 aziende americane». Tra i partner iniziali vi sono: Corning (vetro per iPhone e Apple Watch), Applied Materials (macchinari per semiconduttori), TSMC, GlobalWafers, Texas Instruments, Samsung, Broadcom
Un esempio è l’investimento da 2,5 miliardi in Corning per produrre al 100% i vetri di iPhone e Apple Watch in Kentucky. Secondo stime di IDC, meno del 5% dei componenti di un iPhone è attualmente prodotto negli Stati Uniti.
A febbraio, Apple aveva annunciato l’assunzione di 20.000 nuovi dipendenti negli Stati Uniti nei prossimi quattro anni, parte di un piano da 500 miliardi di dollari per il secondo mandato di Trump. (riproduzione riservata)