Asia in forte calo (Asia Dow -3%, Nikkei -2,6%, Hong Kong -0,65%, Shanghai sotto la parità alle ore 7:30 italiane) lunedì 3 febbraio dopo che nel weekend il presidente Usa Donald Trump ha confermato i dazi su Cina (10%), Messico e Canada (25%), il 10% solo sul greggio importato dal Canada. I mercati speravano che le minacce non sarebbero state messe in pratica, ma così non è stato.
Corre il petrolio Wti (+1,8%) a 73,85 dollari il barile, il Bitcoin scambiava a 106.000 dollari venerdì, oggi è sceso a 94.051 dollari, forti vendite in Asia sull’Ethereum che perde fino al 25% per poi assestarsi al -15% (2.510 dollari). L’euro cede l’1,12% a 1,0246. Intanto i futures sul Nasdaq sono in rosso per il 2,5% e quelli sull’S&P 500 per il 2% circa.
Secondo gli analisti, tariffe così alte subito scuoteranno i mercati, sarebbe stato meglio un approccio più lento e graduale. «Trump ha posto fine all'illusione di investitori, media e politica, tutti a sperare che le minacce sui dazi dovrebbero essere prese con le pinze. Gli sono bastate solo tre settimane dal suo insediamento per aumentare le tariffe su Canada, Messico e Cina», il commento di Philip Marey, strategist di Rabobank.
Gli indici Usa hanno chiuso in leggero ribasso venerdì dopo che Trump ha ribadito che intendeva dare seguito a quanto promesso sui dazi. «Sebbene la notizia di per sé non sia una sorpresa, i mercati nutrivano ancora la speranza che Trump non avrebbe mantenuto le promesse. Ha usato i dazi come tattica negoziale con la Colombia e li ha cancellati una volta che il Paese sudamericano ha accettato le richieste», hanno scritto gli analisti di Matrix Trade in una nota. Notando che il dollaro canadese ha retto relativamente bene rispetto al dollaro Usa «fino alla fine della scorsa settimana, quando è diventato chiaro che non c'era modo di tornare indietro». Gli specialisti hanno poi notato che il biglietto verde Usa è balzato rispetto al dollaro canadese avvicinandosi ad una «massiccia rottura» sul grafico mensile nella direzione di segnare un nuovo massimo da otto anni a questa parte.
Sabato sera il premier canadese Justin Trudeau ha dichiarato che il paese avrebbe imposto dazi a sua volta del 25% sulle importazioni dagli Stati Uniti. Il Messico ha minacciato tariffe a sua volta, mentre il Ministero degli Affari Esteri della Cina ha criticato fermamente la mossa annunciando le necessarie contromisure, oltre a presentare causa all'Organizzazione Mondiale del Commercio.
La prospettiva di una guerra commerciale è vista come una zavorra sulle azioni e altri asset considerati rischiosi in parte perché alimenta i timori di inflazione, in particolare se si verifica una spirale di ritorsione sui dazi, che potrebbe impedire alla Federal Reserve di continuare il suo ciclo di tagli. Di qui il forte calo dei futures sul Nasdaq.
Trump ha imposto una tassazione inferiore sulle importazioni di energia dal Canada, ma i prezzi del greggio sono comunque saliti molto nel frattempo, il Wti di quasi il 2%.
Le raffinerie del Golfo degli Stati Uniti dipendono dai greggi estratti in Canada e Messico. Gli Stati Uniti hanno importato 4,42 milioni di barili di petrolio al giorno dal Canada nel 2023, ovvero il 52% delle importazioni totali di petrolio degli Stati Uniti, secondo l'Energy Information Administration. Il Messico si colloca al secondo posto, rappresentando l'11% delle importazioni di petrolio per 910.000 barili al giorno.
«Gli swap sull'inflazione a due anni possono salire ora se il mercato teme gli impatti inflazionistici delle guerre commerciali sull'economia», il commento di Mott Capital Management. Si tratta dei derivati che consentono ai trader di coprirsi o speculare sull'inflazione. «Lo swap si è consolidato all'estremità superiore dell'intervallo di negoziazione per un po' di tempo e una rottura non sarebbe favorevole alla lotta della Fed contro l'inflazione», ha poi specificato l’analista.
Non tutti gli economisti sono convinti che i dazi porteranno a un'impennata inflazionistica, dal momento che una guerra commerciale aumenta l'incertezza non solo sulle prospettive dei prezzi, ma anche sulle quelle di una crescita economica.(riproduzione riservata)