La stagione delle trimestrali è partita anche in Europa. Gli utili rimangono un punto di supporto chiave per le azioni europee contro le tensioni geopolitiche. I tagli alle stime del terzo trimestre del 2025 lasciano spazio per sorprese positive, secondo Emmanuel Cau, strategist di Barclays, che però avverte: la rivalutazione dei multipli prezzo/utile (p/e) riduce il margine di sicurezza e mette le stime di crescita a doppia cifra degli utili per azione (eps) per il 2026 con le spalle al muro.
Attualmente, il consenso si aspetta che la crescita degli eps su base annua scenda all’8% negli Stati Uniti (4,5% escluse le azioni tecnologiche) e allo 0% in Europa. Questo nonostante gli indici Pmi siano sui livelli migliori dal secondo trimestre del 2024 e il pil Usa corra verso il 4% (nel secondo trimestre l’economia americana ha mostrato un’accelerazione significativa del 3,8% su base annua).
Al contempo i cambi valutari dovrebbe pesare ancora sull’Europa, ma probabilmente meno rispetto al secondo trimestre di quest’anno, precisa Cau. «Quindi, a nostro avviso, c’è spazio per sorprese positive, ma non senza dispersione, con i mercati ai massimi e ancora molta polarizzazione tra vincitori e perdenti». Naturalmente tutti i commenti sull’impatto dei dazi statunitensi, sulla monetizzazione/rivoluzione dell’AI e sulla fiducia dei consumatori saranno attentamente monitorati.
La maggior parte del rialzo azionario da inizio anno proviene dalla rivalutazione dei multipli p/e, più estesa negli Stati Uniti, a 23x, ma supportata anche dal momentum più positivo sugli eps. «Il p/e in Europa è più basso a 14x, ma con le stime di crescita degli eps 2025 tagliate a 0% e le revisioni ancora negative», precisa Cau.
Le aspettative per il 2026 sono più alte, al 12%, data la più facile base di confronto. «Se queste stime fossero confermate, potrebbero portare a un’ulteriore rivalutazione dei multipli p/e dell’Europa, che appare conveniente rispetto ad altre aree», prevede lo strategist di Barclays che si aspetta una crescita degli utili per azione per il 2025 dell’8%, sebbene inferiore alla stima del consenso.
I titoli ciclici europei hanno sovraperformato i difensivi dell’8% dai minimi post-Liberation Day. «La crescita degli utili per azione nel 2025 dovrebbe provenire principalmente dai difensivi e dai finanziari, mentre i ciclici subiscono un freno dai settori discrezionali e dei materiali di base», sottolinea l’esperto di Barclays che, invece, per il 2026 si aspetta che i ciclici guidino il recupero degli utili, ma riconosce che questo è in gran parte già riflesso nelle loro valutazioni.
La dispersione, ovvero la differenza tra vincitori e perdenti, probabilmente resterà alta, e Cau vede ancora un certo potenziale di recupero per gli esportatori e alcuni ciclici in ritardo, come i titoli del settore del lusso.
Finanziari diversificati, tempo libero, software, beni di prima necessità, healthcare, business services sono tutti settori che hanno sottoperformato maggiormente a livello di utili, quindi potrebbero riprendersi se i numeri del terzo trimestre confermassero le attese. In generale, «il movimento medio implicito degli utili attualmente è del 4,5%, vicino ai massimi biennali e superiore ai movimenti realizzati nei trimestri recenti», osserva Cau.
Nello specifico, i movimenti impliciti sono più elevati per i settori industriale, dei beni non essenziali e finanziario, mentre per tech, tlc e immobiliare risultano relativamente contenuti. «I nostri analisti sono più rialzisti sugli utili dei settori finanziari diversificati, servizi oil, banche, assicurazioni, immobiliare, software, utilities, mining, difesa, business services, lusso e medtech. Più cauti su quelli di materiali da costruzione, capital goods, trasporti, auto, paper & packaging e beverage», aggiunge l’esperto di Barclays.
Più in dettaglio tra le società quotate sull’indice Stoxx Europe 600, a far la parte del leone nel terzo trimestre del 2025 con una crescita anno su anno degli utili per azione del 4,3%, dell’1,1% e dello 0,4% saranno, rispettivamente, gli industriali, i tecnologici e i finanziari. Maglia nera con un -9,9% le utilities, seguite con un -5,2% dalle banche, con un -4,6% dagli energetici, con un -3,8% dai consumi non essenziali e con un -3,6% dai materiali di base.
Un occhio, infine, al monitoraggio della volatilità degli utili il quale evidenzia Abb, Seb e Handelsbanken come le azioni più convenienti, mentre Orange, Heineken e Akzo Nobel appaiono relativamente più costose. (riproduzione riservata)