Alla vigilia di PropTech Connect Europe, che si apre il 9 settembre all'InterContinental London, The O2, la deep tech italiana Traent presenta al pubblico il suo strumento più ambizioso: il Transparent Token, un security token che promette di rompere un limite strutturale della tokenizzazione immobiliare così come è stata praticata finora.
Fino ad oggi, gran parte dei security token legati al real estate si è limitata a digitalizzare un diritto economico: una quota, un flusso di cedole, un pezzo di proprietà rappresentato su registro distribuito. Tutto il resto, ovvero titoli di proprietà, contratti, autorizzazioni edilizie, stato di avanzamento dei lavori, flussi di cassa, è rimasto fuori dal token, disperso tra proprietari, tecnici, banche e consulenti. Il risultato è che ogni nuovo acquirente, ogni finanziatore, ogni assicuratore che entra in gioco deve ricostruire da zero la fiducia nell'asset sottostante. La blockchain, in altre parole, prova chi possiede il token, ma non dice nulla sullo stato reale dell'immobile che quel token rappresenta.
È esattamente questo divario che Traent dichiara di voler colmare, e lo fa proponendo un'architettura a due livelli distinti ma permanentemente collegati.
Il primo livello è quello dell'infrastruttura di fiducia vera e propria, incarnata dall'Asset Token: l'identità digitale dell'immobile, costruita sulla piattaforma proprietaria di Traent che combina blockchain e intelligenza artificiale. Questo livello organizza quelli che l'azienda chiama Physical, Legal e Capital Twin, in sostanza repliche digitali strutturate che rendono verificabili l’origine, data e integrità di ogni evidenza relativa all'asset, e consente una disclosure selettiva attraverso strumenti di mirroring in tempo reale o passaporti digitali riferiti a una data certa. Un aspetto cruciale è che questo primo livello funziona anche quando l'immobile non viene affatto tokenizzato: serve le compravendite tradizionali, i finanziamenti bancari, l'avanzamento cantiere, le polizze assicurative.
Il secondo livello è il Transparent Token vero e proprio: un titolo emesso attraverso una società veicolo (SPV) lussemburghese, con operatori accreditati, term sheet, documentazione contrattuale e tutti i presidi di compliance previsti per un'emissione regolamentata. Il token incorpora i diritti definiti nei documenti di emissione e resta ancorato in modo permanente all'Asset Token: chi lo detiene, nel rispetto delle regole di accesso stabilite, può interrogare direttamente le evidenze fisiche, legali e finanziarie dell'immobile sottostante.
Come sintetizza Federico d'Annunzio, fondatore e ceo di Traent, in una dichiarazione che accompagna il lancio: il token è il veicolo, ma è la Collateral Evidence, l'insieme strutturato delle prove che descrivono identità, integrità, compliance, performance e vita economica dell'asset, a renderlo effettivamente accettabile per chi si assume un rischio finanziario. La stessa base informativa, sottolinea, serve a chi compra, vende, finanzia o assicura, indipendentemente dal fatto che l'immobile venga o meno tokenizzato: la fiducia, nella visione dell'azienda, non deve essere ricostruita a ogni passaggio di mano, ma diventare infrastruttura permanente. (riproduzione riservata)
*Tech Tax Adviser, Futura Law Firm S.B. a r.l.