L’alfabetizzazione finanziaria delle microimprese italiane migliora, ma sul fronte dell’innovazione digitale il passo resta più lento. Tra il 2021 e il 2025 il livello medio delle competenze finanziarie dei microimprenditori è cresciuto del 2%, raggiungendo il 74% del punteggio massimo, mentre solo il 5% delle microimprese utilizza l’intelligenza artificiale.
È quanto emerge da un’indagine della Banca d’Italia, condotta su circa 5mila titolari di microimprese, dalla quale emerge anche una distribuzione delle competenze che resta disomogenea. Il 15% degli intervistati si colloca nella fascia più bassa per la conoscenza dei concetti finanziari di base, mentre il 40% si trova nella fascia intermedia. Il restante 45% raggiunge il livello più elevato.
Secondo Bankitalia, i livelli di alfabetizzazione finanziaria sono più elevati tra le microimprese con fatturato maggiore e tra quelle che operano sui mercati esteri. Non emergono invece differenze significative legate al genere degli imprenditori. Le competenze finanziarie sembrano inoltre avere un’associazione positiva con la qualità dei comportamenti e degli atteggiamenti finanziari: a una maggiore conoscenza dei concetti di base corrispondono, in media, punteggi più elevati anche nelle altre componenti dell'indicatore.
L’indagine di via Nazionale fotografa anche le modalità con cui le microimprese gestiscono i pagamenti. L’86% dei titolari utilizza carte di debito, il 62% carte di credito e il 33% carte prepagate. Circa un quinto affianca alle carte anche strumenti di pagamento digitali, come i portafogli elettronici.
Secondo Bankitalia, l'utilizzo di strumenti di pagamento dedicati all'attività d'impresa può contribuire a mantenere più netta la separazione tra finanza personale e finanza aziendale.
Sul fronte della digitalizzazione, il cloud è la tecnologia più diffusa: viene utilizzato, in forma estensiva o limitata, dal 44% delle microimprese. Molto più contenuta è invece l’adozione dell’intelligenza artificiale, ferma al 5%. La robotica è utilizzata dal 6% delle imprese e l’interconnessione dei processi dal 4%.
L’adozione varia in funzione del settore. L’intelligenza artificiale è più presente nei servizi di informazione e comunicazione e nelle attività professionali, scientifiche e tecniche, mentre la robotica trova maggiore diffusione nel comparto manifatturiero.
Una quota non trascurabile di microimprese è comunque in fase di sperimentazione o prevede di adottare nuove tecnologie entro un anno. La percentuale arriva al 19% per l’intelligenza artificiale, al 13% per l’interconnessione dei processi e al 12% sia per la robotica sia per il cloud.
Bankitalia rileva inoltre un legame tra conoscenze finanziarie e propensione all’innovazione. A parità di caratteristiche, la probabilità di adottare, almeno in via sperimentale, una tra intelligenza artificiale, robotica e interconnessione dei sistemi è maggiore tra le imprenditrici e cresce al crescere del livello di alfabetizzazione finanziaria. Una possibile spiegazione è che una maggiore conoscenza finanziaria aiuti gli imprenditori a valutare meglio costi, benefici e ritorni degli investimenti in tecnologie digitali.
L’indagine rileva infine una crescente attenzione delle microimprese alle ricadute ambientali e sociali degli investimenti e alla sostenibilità nella scelta dei fornitori. L’attenzione è più elevata tra i titolari con maggiori conoscenze finanziarie.
Anche sul fronte dei rischi climatici le imprese adottano strategie diverse per limitare le possibili conseguenze finanziarie di eventi che possono compromettere l’attività produttiva. Il 28% ha sottoscritto assicurazioni, il 26% ha effettuato investimenti per la sicurezza aziendale e il 14% ha previsto lo spostamento delle attività produttive.
Secondo Bankitalia, a parità di caratteristiche, l’adozione di queste misure è positivamente correlata alla componente comportamentale dell'alfabetizzazione finanziaria, più direttamente legata alla capacità di modificare scelte e piani aziendali in risposta a condizioni economiche in evoluzione. (riproduzione riservata)