C’è una novità di cui bisogna registrare la presenza con estrema prudenza, se non scetticismo: un timido ritorno della sinistra. I segnali provengono dal mondo anglosassone, ma non solo: anche dalla Spagna. Cominciamo dalla Gran Bretagna, dove sir Keith Starmer si è risvegliato da un’iniziale torpore, scosso da sondaggi assai negativi, per provare a tenere insieme i pezzi del suo variegato elettorato.
Non in politica estera in cui anche egli è contagiato dalla russofobia dell’establishment inglese che risale alla Guerra di Crimea. Ma in politica interna, sulla sicurezza. Che allarma sempre di più gli inglesi, materia nella quale egli presenta credenziali ineccepibili essendo stato un duro procuratore capo di Londra. Ma ora anche sull’immigrazione, il cavallo di battaglia dei conservatori, che è riuscito a espropriare del loro monopolio, dichiarando che sono gli inglesi che decidono chi ha diritto a diventare loro concittadino, e non gli stranieri.
Una dichiarazione forte che piacerebbe a Giorgia Meloni poiché gli inglesi sono famosi per il rigore con il quale fanno seguire alle dichiarazioni le azioni concrete. Nel contempo promette ai britannici di restaurare il pericolante edificio del welfare state al quale sono molto affezionati, avendo inventato proprio loro, ai tempi di Attlee e di Beveridge, questa formula che per decenni ha brillato come una stella cometa nel firmamento politico della sinistra. Ma qui iniziano i dolori. La sua maggioranza è molto agitata perché l’impegno a sinistra è giudicato insufficiente, non solo sui temi sociali, ma anche su quelli ecologici. Insomma, trovare la quadra sarà tutt’altro che facile.
L’altra novità proviene dagli Stati Uniti, dove i democratici non si sono ancora ripresi dallo schiaffone che gli ha rifilato Donald Trump. Il protagonista della loro incerta riscossa è il candidato a sindaco di New York dal nome improbabile: Zohran Mamdani. E’ bastato che annunciasse un aumento delle imposte sulle imprese per scatenare un putiferio a Wall Street. Trump si è affrettato a definirlo «comunista» ma anche personaggi più credibili come l’ex sindaco Bloomberg si sono allarmati, al punto da mobilitarsi con generose donazioni per contrastare l’ascesa di questo pericoloso sinistroide. Il cui slogan è quello di restituire New York a tutti i suoi cittadini, anche ai meno abbienti, e non rassegnarsi a vederla trasformata in una isola per super ricchi.
La proposta sarebbe quella di utilizzare le maggiori risorse per rendere accessibili alcuni servizi pubblici essenziali e, più in generale, per venire incontro alla maggioranza di non privilegiati. Contro di lui si sono schierati candidati piuttosto modesti come il sindaco uscente e l’ex governatore Cuomo che non ha nemmeno un grammo del leggendario carisma del suo venerato padre.
Altra statura va riconosciuta invece al premier spagnolo Sanchez che, con una dichiarazione di cristallina coerenza e trasparenza, ha rifiutato di spingere il suo Paese oltre l’impegno del 2,1% del pil nelle spese militari, dissociandosi così dai colleghi della Nato e mandando su tutte le furie il presidente americano. L’argomento forte? È l’unico numero che concilia lo stato sociale con le spese militari.
E l’Italia? Mi pare che la sinistra italiana versi nel caos, poiché non riesce a trovare una linea comune sulla difesa e indugia invece sui temi woke che non interessano a nessuno, tranne una esigua minoranza dell’elettorato. Lasciamo da parte per un attimo la politica estera per constatare che essa si distingue per latitanza su questioni che agli italiani premono molto, come per esempio la riforma della giustizia. I magistrati da tempo non hanno il vento in poppa della enorme popolarità di cui godevano negli anni Novanta.
E il ministro Nordio ha interpretato questa insoddisfazione con delle proposte concrete, sulle quali si può discutere quanto si vuole, ma che almeno sono sul tavolo. Come ha risposto la sinistra? Come al solito, ossia appiattendosi sulle posizioni dell’Associazione nazionale magistrati secondo la quale non bisognerebbe cambiare quasi niente. E’ un grave errore politico, poiché a una proposta della destra la sinistra dovrebbe replicare con un suo progetto di riforma che vada incontro alle concrete preoccupazioni dei cittadini. I quali lamentano che lo Stato venga meno proprio alla funzione per la quale è stato creato cinque secoli fa: rendere la giustizia. Insomma: auguri sinceri alla sinistra. (riproduzione riservata)