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Tokyo mon AImour

di Roberto Copello
29 aprile 2025, 02:00

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Viaggio nella capitale giapponese, al primo posto nell’Innovation Cities Index di 2thinknow e in perenne mutazione tecnologica tra templi, robot e realtà estesa

Quante Tokyo esistono? Priva di un centro, la capitale nipponica è un arcipelago di città, tutte diverse ma con qualcosa in comune fra i palazzi imperiali di Chiyoda, lo spirito commerciale Edo di Nihombashi, il lusso di Ginza, i negozi di Omotesando, l’incrocio di Shibuya, i templi buddisti di Asakusa, i templi della finanza di Marunouchi, gli otaku (i giovani fanatici della cultura pop) di Nakano, la frenesia al neon di Shinjuku, i lottatori di sumo di Ryogoku, le casette tradizionali di Yanaka, i night club di Roppongi, i musei di Ueno, le attrazioni di Odaiba, la città elettrica di Akihabara.

Ovunque, Tokyo resta Tokyo, una megalopoli da 14 milioni di abitanti, ben 37 per l’enorme area metropolitana, la più popolata del mondo, la cui economia vale quella del Canada. Una metropoli, Tokyo, in movimento e mutazione perenni. Dove tutto resta e tutto cambia, da un mese all’altro, producendo mille immagini di sé, mescolando vecchio e nuovo, tradizione e innovazione, antichi templi e architetture d’avanguardia, kimono e smartphone, rispetto delle regole e stravaganze estreme, buddismo che invita a mettere da parte i desideri e materialismo che spinge a soddisfarli.

Un selfie tra i ciliegi del parco Ueno
Un selfie tra i ciliegi del parco Ueno

Nel suo Il Giappone a colori (Einaudi) la scrittrice Laura Imai Messina afferma che il paese del Sol Levante ha un doppio ritmo di marcia il cui segreto risiede nella velocità dell’efficienza lavorativa e nella lentezza della pausa. L’elemento unificante? Forse l’amore per la tecnologia (guarda caso, amore in giapponese si dice Ai), una passione che invade la quotidianità degli edochiani (cioè gli abitanti di Tokyo, che fino al 1868 si chiamava Edo). E che diventa persino un’attrazione turistica. Del resto, l’elenco delle aziende elettroniche nipponiche leader nel mondo è impressionante: da Nikon, Sony, Fujitsu, Honda, Mitsubishi, Nec (tutte con i loro headquarter nel quartiere speciale di Minato) a Canon, Panasonic, Fujifilm, Toshiba, Hitachi, Sharp, Toyota, Honda, Casio, Citizen, Hitachi, JVC Kenwood, Konica Minolta, Kyocera, Mitsubishi Electric, Nintendo, Olympus, Pioneer, Ricoh, Seiko, Sharp, TDK, Toshiba, Yamaha. Anche grazie a loro, da anni Tokyo è al primo posto nell’Innovation Cities Index di 2thinknow, in cui precede Londra, New York, Parigi, Singapore, Los Angeles. Insomma, se ieri l’industria elettronica nipponica ha inondato il pianeta di prodotti innovativi, dalle radio a transistor agli schermi Lcd, oggi resta la più grande del mondo, anche se Corea del Sud, Cina e Taiwan ne hanno eroso le quote di mercato. Tanto che negli anni 80 il 50% dei chip veniva dal Giappone, mentre oggi si esulta se la taiwanese Tsmc, maggior produttore mondiale di semiconduttori, apre un centro di ricerca vicino a Tokyo e produce in Giappone in partnership con Sony.

La leaderchip nell’elettronica? Sostituita da robotica e realtà virtuale

L’arretramento nell’elettronica di consumo è peraltro bilanciato dalla leadership in robotica, domotica, blockchain, realtà estesa (Xr), giochi virtuali, brevetti sull’IA, traduzione simultanea, oltre che nei brevetti in ricerca biomedica, studio dei sismi, automotive, software per guida autonoma. La rete dei trasporti, poi, per efficienza, velocità, sicurezza e puntualità resta imbattibile, specie nella rete urbana di Tokyo. Dove peraltro l’introduzione dei pagamenti contactless (possibili da quest’anno in alcune reti di metrò) è rallentato dalle popolarissime carte ricaricabili, utilizzabili anche nei negozi e predilette in un paese che continua ad amare i contanti più delle carte di credito. Intanto, se lo Shinkansen non ha più il monopolio dei treni ad alta velocità, di cui fu pioniere negli anni 60, i suoi «treni proiettile» detengono ancora molti record. Un prototipo della serie L0, elettrotreno a levitazione magnetica sviluppato da Mitsubishi e Nippon Sharyo, ha toccato 603 km/h e dovrebbe entrare in servizio nel 2027 sulla linea per Nagoya.

Un selfie tra i ciliegi del parco UenoL'incrocio pedonale di Shibuya, il più trafficato del mondo
L'incrocio pedonale di Shibuya, il più trafficato del mondo

Un’esperienza unica è visitare la electric town di Akihabara, dove nel dopoguerra vi si praticava il mercato nero e che oggi è l’area commerciale più vasta al mondo per i beni elettronici, nuovi e usati. Un’infinità di negozietti si alterna a enormi retail store multipiano, come quelli delle catene rivali Bic Camera e Yamada Denki, dove si trova (e prova) l’ultimissimo gadget prima del suo arrivo in Europa. Un paradiso per gli audiofili è E-earphones, più piani dove si possono provare migliaia di cuffie stereo, disposte in ordine di prezzo da 50 a 5mila dollari. Mecca dei geek malati di tecnologia, Akihabara lo è anche degli otaku che impazziscono per videogiochi, manga, anime e idol. Con tante soluzioni hi-tech applicate all’entertainment, in Giappone il divertimento sfocia spesso in alienazione digitale. Come nei templi dei videogiochi e, soprattutto, nelle infernali sale di pachinko, dove assordanti bingo-flipper stordiscono e rendono dipendenti dal gioco d’azzardo. Ultima evoluzione sono le attrazioni high-tech o basate sulla realtà virtuale del Red Tokyo Tower, il più grande parco di divertimenti digitale del Giappone.

Da non perdere i musei digitali

L’esperienza più seria e stupefacente si ha però negli ambienti di Planets e di Borderless, i musei digitali più visitati del mondo. Ideati dagli artisti e scienziati del teamLab, collettivo di ultra-tecnologisti fondato da ingegneri dell’Università di Tokyo, combinano immagini proiettate ad altre generate da computer, creando con specchi e luci Led spazi infiniti in un’unione sorprendente di virtuale e reale. È il non plus ultra dell’esperienza immersiva, in tutti i sensi: scarpe e calze vanno tolte perché si cammina nell’acqua vera, dove però sguazzano koi digitali, carpe colorate che se provi a toccarle diventano fiori. Emozionante e spaesante è immergersi in poetici universi infiniti fatti di migliaia di luci o di orchidee in movimento: si cammina, ci si sdraia, si perde il senso dello spazio e «alla fine il tuo corpo galleggia e ti dissolvi nel mondo dell’opera d’arte».

Un selfie tra i ciliegi del parco UenoL'incrocio pedonale di Shibuya, il più trafficato del mondoUna sala del museo d'arte digitale teamLab Planets
Una sala del museo d'arte digitale teamLab Planets

Sull’isola artificiale di Odaiba, più delle performance del Gundam semovente alto 20 metri e dell’enorme globo metallico della sede di Fuji Tv progettata da Kenzo Tange, la vera attrazione è il Miraikan, il Museo nazionale della scienza emergente e dell’innovazione, votato a immaginare il futuro che ci attende. Per visitarne i sette piani ci si può far guidare dalla AI Suitcase, un trolley che con i suoi sensori e l’Intelligenza artificiale porta in giro l’utente, evita gli ostacoli, dà spiegazioni vocali. Progettato dalla direttrice Chieko Asakawa, lei stessa non vedente, un giorno potrà accompagnare i ciechi per le città, più funzionale di un cane guida.

Un selfie tra i ciliegi del parco UenoL'incrocio pedonale di Shibuya, il più trafficato del mondoUna sala del museo d'arte digitale teamLab PlanetsL'AI Suitcase la valigia-guida al Miraikan Museum
L'AI Suitcase la valigia-guida al Miraikan Museum

Davanti al Geo-Cosmos (un enorme globo che riproduce digitalmente la Terra) si interagisce con robot umanoidi, terapeutici e da compagnia, incluso il simpatico cagnolino robotico Aibo realizzato da Sony, ormai alla quarta generazione. Più in là, farfalle meccaniche sbattono ali cangianti come quelle di farfalle vere. Sono dimostrazioni dei progressi fatti nella robotica dal 2000 quando Honda presentò l’umanoide Asimo. Oggi per esempio il nuovo ristorante AI_Scape, nella Innovation City vicino all’aeroporto di Haneda, è gestito solo da chef e camerieri robot progettati da Kawasaki. Il vero asset nazionale è però il mezzo milione di robot al lavoro nella monozukuri, l’industria manifatturiera nipponica.

Tokyo infine è un paradiso per gli architetti, che hanno avuto carta bianca in una città rasa al suolo due volte, dal terremoto del 1923 e dalle bombe del 1945. Tokyo Tower, Tokyo Skytree, Mori Tower, Tokyo International Forum, Tokyo Metropolitan Government lasciano senza fiato, ma nella capitale è divertente anche andare in bagno. Wim Wenders con il film Perfect Days ha fatto conoscere le toilet pubbliche, 17 in tutto, commissionate dalla municipalità di Shibuya ad archistar come Kengo Kuma. Due hanno pareti intelligenti in cristalli liquidi che diventano opache quando si entra e si chiude la porta. E così si sa se il bagno è occupato.

E sull’aereo si vola in compagnia di Yoda

Che cosa è più costoso da trasportare nella stiva di un aereo? Un violino Stradivari? Un quadro di Van Gogh? Una Ferrari? No, sono i koi, le carpe colorate vive, oggetto del desiderio dei collezionisti che le pagano cifre spropositate. Questo e altro si scopre visitando a Tokyo l’ANA Blue Base, il training center di ANA - All Nippon Airways, compagnia aerea giapponese fra le migliori del mondo, che dal 2013 ha sempre ricevuto la valutazione di 5-star da Skytrax.

Un selfie tra i ciliegi del parco UenoL'incrocio pedonale di Shibuya, il più trafficato del mondoUna sala del museo d'arte digitale teamLab PlanetsL'AI Suitcase la valigia-guida al Miraikan MuseumUn'installazione all'ANA Blue Base il training center della compagnia aerea All Nippon
Un'installazione all'ANA Blue Base il training center della compagnia aerea All Nippon

Da dicembre ANA tre volte la settimana (martedì, giovedì e domenica) vola non stop con B787-9 da 215 posti (48 Business, 21 Premium Economy e 146 Economy) da Milano Malpensa a Haneda, scalo a soli 20 minuti dal centro di Tokyo. Se in servizio è uno degli aerei con la livrea dedicata a Star Wars, si viaggia in compagnia del maestro Yoda, un cui pupazzo occupa uno dei sedili. E all’arrivo si riceve una card che certifica di avere volato su un jet ANA R2-D2, dedicato dunque al simpatico droide che nella versione italiana si chiama C1-P8 (www.ana.co.jp/it/it)

Per un viaggio su misura

Sarà la curiosità per una meta ancora ignota ai più? O lo yen ai minimi? Fatto sta che il Giappone è diventata una meta di moda, se non la più ambita dai viaggiatori italiani. Un trend cavalcato dal tour operator leader su tutto l'Estremo Oriente, Mistral, uno dei nove brand di Quality Group, l'unico operatore italiano con un suo ufficio e concierge in Giappone. Le 68 pagine del catalogo Giappone di Mistral possono soddisfare qualunque esigenza. Di gruppo, con più partenze ogni settimana, e quote a partire da 2114 euro. O individuali, con fly&drive anche verso isole estreme e misteriose come Hokkaido a nord e Kyushu a sud (www.qualitygroup.it)

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