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La punta di diamante è una carta Pokemon introvabile che faceva parte del primo lancio del popolare trading card game giapponese, mantenuta in condizioni impeccabili e certificata da un ente, Bgs, con stato di conservazione valutato 9,5, unico esemplare con questa gradazione. Ma ci si può imbattere anche in un rarissimo Royal Oak Perpetual Calendar, cronografo da polso Audemars Piguet in oro e diamanti che la maison elvetica ha prodotto in soli tre esemplari. O ancora scovare tra le pagine virtuali il casco che il ferrarista e sette volte campione del mondo di F1 Lewis Hamilton ha indossato (e firmato, accrescendone ulteriormente il valore) nell’ultimo Gran Premio disputato a Suzuka, in Giappone.
Tre cimeli proposti in queste settimane, assieme a circa altri 4mila oggetti di culto per collezionisti, su Collecto, un’applicazione liberamente scaricabile nei principali app store e gestibile via telefono cellulare, previa iscrizione. Si tratta di una piattaforma nata nel 2023 su impulso di tre amici, Giovanni Camisasca, Matteo Costantini e Salvatore Zola, che dopo un percorso comune nella consulenza e nella startup del comparatore Supermoney.it hanno deciso di diventare imprenditori per dare forma per la prima volta in Italia a un’idea semplice quanto innovativa: parcellizzare i beni da collezione per poi proporli in vendita una volta ripartiti in decine o addirittura centinaia di quote.

Sulla piattaforma non si comprano orologi, gioielli, bottiglie di vino pregiato, indumenti indossati da star e campioni o quant’altro, bensì piccole porzioni dei beni stessi, generalmente proposte in tagli retail da 50 o 100 euro. La piattaforma prevede tuttavia anche la possibilità, per chi arriva a detenere l’intero bene, di richiederne il ritiro fisico. Il motto latino, ben visibile all’avvio dell’app, divide et prospera, ossia fraziona e valorizza, sintetizza il meccanismo su cui poggia e sta via via proliferando Collecto, che consente di ridurre ai minimi termini l’importo che sarebbe necessario per acquistare un oggetto da collezione, permettendo al tempo stesso agli utenti di vivere l’esperienza del possesso, seppur condiviso, di oggetti iconici, partecipando anche all’eventuale evoluzione del loro valore nel tempo. Apprezzamenti che naturalmente non sono in alcun modo garantiti, ma che fino a oggi si sono puntualmente verificati e hanno portato a rivalutazioni interessanti in un arco temporale tutto sommato contenuto, con una media del 6,8% per singola operazione.

Ne è un esempio un Rolex Daytona a carica manuale in oro 14 carati, una rarissima versione del celebre modello, prodotta esclusivamente per il mercato statunitense in tiratura assai limitata, dal 1971 al 1973. «Entrato in app a 200mila euro a inizio novembre dello scorso anno è stato rivenduto 17 giorni dopo a 214mila, ossia il 7% in più», spiega a Class Giovanni Camisasca, a.d. e presidente di Collecto. Analoga rivalutazione (+7,1%, da 95mila a 105mila euro) in tempi però più lunghi (85 giorni) è stata registrata da un propulsore della Ferrari F300 di Michael Schumacher, montato a bordo della Rossa nel corso del mondiale 1998 e autografato dal pilota tedesco. In campo artistico, una serigrafia di Mick Jagger eseguita da Andy Warhol in 50 esemplari, firmata da entrambi, è stata proposta in app a 128mila euro, per essere poi rivenduta a quasi 140mila euro (+9,4%) a distanza di 59 giorni.

Ancora più marcata la rivalutazione di un box di 36 pacchetti da nove carte Pokémon ciascuno, sigillati dal 2006 e parte dell’espansione Ex Holon Phantoms, in cui sono custodite, potenzialmente, alcune delle carte ritenute più preziose: illustrazioni olografiche con la stella dorata impressa accanto al nome del Pokémon corrispondente. Proposto sulla piattaforma il 19 dicembre 2025 a 75mila euro, il lotto è stato rivenduto il 21 maggio scorso, 153 giorni dopo, a 84.700 euro. Per una rivalutazione che ha quindi sfondato il muro della doppia cifra (+12,5%).
Sul fronte dei costi, al momento dell’acquisto è applicata una commissione del 2,5% del valore della transazione, mentre chi decide di ritirare il proprio asset è soggetto a un ulteriore caricamento del 2%. Quest’ultimo riguarda esclusivamente la fase di ritiro e non la vendita vera e propria, che non prevede quindi l’applicazione di tale costo.

Tutti gli oggetti proposti su Collecto sono acquistati in conto vendita, prevalentemente da collezionisti, una volta effettuata una stima da parte di valutatori esperti. A quel punto il valore concordato viene diviso in quote e l’incasso della vendita effettiva di queste ultime viene utilizzato per saldare chi ha deciso di spossessarsi del bene da collezione. La ricetta piace, al punto che in poco meno di due anni e mezzo (l’operatività della piattaforma è di fatto iniziata nel gennaio 2024) i numeri sono cresciuti in misura esponenziale. «Nel primo anno abbiamo chiuso con un controvalore transato intorno a 3,5 milioni di euro, balzato già a fine 2025 a circa 60 milioni», rivela Camisasca. Un trend di crescita che sta trovando conferme anche nella prima metà di quest’anno con un run-rate mensile che sfiora i 10 milioni.
Secondo il manager, a giocare a favore del forte incremento registrato sul giro d’affari del gruppo negli ultimi mesi è soprattutto l’evoluzione del modo in cui le nuove generazioni si avvicinano al mondo del collezionismo. «Per anni molti oggetti iconici sono rimasti accessibili solo a una ristretta cerchia di appassionati, a causa di valori d’ingresso spesso molto elevati». Collecto vuole però rendere possibile a chiunque partecipare alla storia di beni unici, creando così una nuova esperienza digitale che ruota attorno a un mix fatto di passione, scoperta e condivisione.
Secondo un recente report di Deloitte e Ubs il collezionismo può tuttavia rivelarsi anche uno strumento finanziario utile a diversificare i portafogli private, e in certi casi può arrivare a pesare fino al 5% delle masse investite. Per mitigare l’urto di eventuali correzioni del mercato, gli investitori più accorti potrebbero così acquistare strumenti d’investimento alternativi, decorrelati quanto più possibile dall’andamento delle asset class tradizionali, suggerisce lo studio. Ed è proprio qui che entrano in scena i passion asset che da qualche tempo hanno iniziato ad attrarre un numero crescente di estimatori e ai quali, non a caso, si stanno interessando anche family office e investitori istituzionali.
Alla base del modello di Collecto c’è anche un meticoloso lavoro di selezione e valorizzazione degli oggetti proposti in piattaforma. Ogni bene viene analizzato prima dell’inserimento in app, con l’obiettivo di proporre soltanto pezzi ritenuti realmente distintivi per storia, rarità o rilevanza nel proprio segmento di riferimento. Gli oggetti restano inoltre fisicamente custoditi in caveau specializzati e possono essere visionati su appuntamento, mantenendo un legame concreto tra esperienza digitale e mondo reale.
Con l’aumentare progressivo del giro d’affari e degli utenti attivi sono cresciute nel frattempo anche le esigenze di cassa e gli investimenti sostenuti dall’app per ampliare l’offerta. La società ha così avviato adeguate operazioni di rafforzamento patrimoniale che hanno via via imbarcato nuovi soci: nel febbraio 2024 è stato chiuso un round pre-seed da 750 mila euro seguito al termine dello stesso anno da un round seed più voluminoso, 2,8 milioni in tutto, di cui 2,3 milioni in equity e 500 mila euro ottenuti attraverso il programma Smart&Start Italia. Sia in occasione del primo sia del secondo aumento Collecto ha trovato supporto finanziario da numerosi business angel interessati all’idea imprenditoriale. Tra loro spiccano Paola Galbiati, docente di corporate finance all’Università Bocconi e consigliere indipendente di Mondadori; Alessandro Lacovara, professore della Luiss che siede anche nel cda di Miroglio; Marco Bragadin, ex ceo di Ing Direct e oggi alla guida di Datlas Group; Camillo Candia, presidente di Unicredit Life Insurance e membro del direttivo dell’Ania, la Confindustria delle assicurazioni che operano in Italia; Stefano Gnocchi, componente del comitato di controllo di Deutsche Bank; Manlio Costantini, ex manager di Vodafone e ora executive director e responsabile del business internazionale della multinazionale Assist Digital.
Ora l’azienda sta valutando un terzo rafforzamento, che dovrebbe avvenire nella seconda parte dell’anno per poi chiudersi entro dicembre. «Ci serve per l’espansione europea, perché pensiamo di poter estrarre valore portando avanti in parallelo in più Paesi il modello di Collecto», spiega Camisasca. «Il vantaggio è che la macchina è estremamente scalabile: non ci serve disporre di branch o infrastrutture fisiche sui territori che intendiamo presidiare, poiché saremo in grado di servire i Paesi a cui siamo interessati con un prodotto totalmente digitale. Mantenendo perciò centralizzata in Italia tutta la parte di logistica e di operation».
Rispetto alle due precedenti raccolte di capitali, questa terza dovrebbe vedere per la prima volta la partecipazione di alcuni fondi d’investimento; questo, per lo meno, è il proposito dei soci fondatori che hanno avviato interlocuzioni con alcuni veicoli d’investimento potenzialmente interessati a essere della partita. L’aumento ipotizzato, il cui importo sarà deciso nei prossimi mesi anche a seconda dell’interesse riscontrato, dovrebbe portare i tre fondatori a diluirsi attorno al 50% rispetto all’attuale 62%.
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