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Carlo Emilio Salgari, lo scrittore che tra fine Ottocento e inizio Novecento con i suoi 82 volumi romanzeschi fece vivere a milioni di lettori i mondi da sogno della Malesia di Sandokan, le scorribande del Corsaro Nero tra mari delle Antille o le frontiere del Far West americano, senza quasi mai uscire dal suo appartamentino torinese, sicuramente gradirebbe. S’intende poter scoprire il mondo non solo navigando sul web (roba da «vecchia» internet), ma poterlo percorrere secondo itinerari, mete, sapori, esperienze, curiosità, budget realizzati attingendo a un database praticamente infinito e con un grado assoluto di personalizzazione. Basta scrivere un breve testo, un prompt, di richiesta, che in poche righe spiega quale, per me e solo per me, è la vacanza dei sogni, per ricevere proposte di destinazioni, hotel (solo quelli con finestre esposte a est, perché ami le albe più dei tramonti), combinazioni di mezzi di trasporto (escludendo i tram, di cui non sopporto lo sferragliare), bistrot e ristorantini sconosciuti (solo locali con proposte gluten-free), esperienze da fare. Il tutto corredato da immagini, suggerimenti, costi e link per prenotare in un click.

Sono le infinite possibilità che mettono a disposizione i sistemi di intelligenza artificiale applicati al turismo. Dalle AI generaliste (ChatGPT, Claude, Gemini...) a sistemi di Llm realizzati ad hoc per il settore turistico (selezione nelle pagine seguenti), la rivoluzione è in corso. Se già il web aveva spostato l’organizzazione del viaggio dalle agenzie fisiche alle piattaforme online, l’AI sta facendo un passo ulteriore, sostituendo la ricerca con il dialogo. Ha mandato in soffitta la logica google-centrica (dove l’albergo col miglior seo e con la migliore pianificazione di ads compare in cima alla pagina) innescando una diversa logica sia di ricerca da parte dell’utente sia di visibilità per strutture, destinazioni, ristoranti, servizi di trasporto, attrazioni museali, che per l’AI esistono solo se sono «traducibili in dati». Le query dei viaggiatori che pianificano con AI sono mediamente il doppio più lunghe e ricche di intenti e di dettagli personali di quelle svolte su Google, e la pianificazione di una vacanza diventa così un’esperienza nell’esperienza: è un dialogo aperto da cui nascono suggestioni, suggerimenti, spunti magari impensati, una massa enorme di informazioni, trasferite con una estrema e concreta capacità di sintesi.
«Il turismo è, da sempre, l’industria che più si è trasformata sotto la spinta del digitale», osserva Edoardo Colombo, presidente di Turismi.AI, l’associazione italiana che promuove l’adozione dell’intelligenza artificiale nel comparto. «Adesso siamo di fronte a un’ulteriore trasformazione: si passa da una modalità di ricerca a una modalità di conversazione. Prima si cercavano il volo, poi l’hotel, poi le esperienze. Oggi si descrivono le proprie preferenze, che cosa si desidera dalla vacanza e si chiede direttamente al chatbot di costruire il viaggio».

È un cambiamento che riguarda milioni di persone. Secondo le analisi presentate durante GatewAI, la conferenza nazionale organizzata da Turismi.AI, il 59% dei millennials e della generazione Z utilizza già strumenti di AI per pianificare i propri viaggi. Il 41% dichiara già di fidarsi più dei suggerimenti forniti dall’AI che dei consigli di amici e conoscenti, mentre il 60% la utilizza comunemente per scegliere ristoranti e locali. Il motivo è semplice: il sistema riduce drasticamente la complessità. La conferma è nel dato relativo ai tassi di conversione: una ricerca su tre effettuata con AI diventa prenotazione, rispetto all’1% dei canali tradizionali. Secondo la società di ricerca Phocuswright, il 77% dei viaggiatori prova infatti frustrazione durante le fasi di ricerca e prenotazione. Decine di siti da confrontare, centinaia di recensioni da leggere, offerte da verificare, orari da incrociare. L’intelligenza artificiale elimina questo lavoro faticoso lasciando all’aspirante viaggiatore solo l’aspetto piacevole, quello legato al desiderio e alla fantasia. «Non si cercano più opzioni», conferma Colombo: «Si chiede all’assistente di costruire l’esperienza e di prenotarla. La macchina diventa un consulente personale capace di comprendere preferenze, vincoli, budget e necessità specifiche».
La personalizzazione è infatti il vero elemento di discontinuità. Se i motori di ricerca tradizionali restituivano risultati uguali per tutti, i nuovi assistenti digitali costruiscono proposte diverse per ogni utente. Possono tenere conto della presenza di bambini, animali domestici, esigenze alimentari, limitazioni motorie, preferenze climatiche o persino dell’avversione per la moquette nelle camere d’albergo. L’esperienza, inoltre, non si interrompe al momento della prenotazione. Gli algoritmi accompagnano il turista durante il soggiorno, aggiornando itinerari, suggerendo attività e reagendo agli imprevisti. Se piove, se un museo è chiuso, se viene proclamato uno sciopero dei trasporti, il sistema ricalcola il programma della giornata.
La stessa logica sta trasformando il lato dell’offerta. Alberghi, compagnie di trasporto, destinazioni e operatori turistici stanno utilizzando l’AI per prevedere i flussi, ottimizzare i prezzi e organizzare i servizi. «Fino a ieri i dati sulla base dei quali si orientava l’offerta turistica erano sempre necessariamente una fotografia del passato, dell’anno o del semestre precedente», osserva Colombo. «Oggi, grazie alla disponibilità delle informazioni e alla capacità di calcolo, diventano uno strumento predittivo». Le applicazioni spaziano dalla gestione delle scorte alimentari all’organizzazione del personale, fino ai sistemi di revenue management che suggeriscono tariffe e promozioni in funzione della domanda prevista. Un’evoluzione che assume particolare rilevanza in un settore destinato a crescere ulteriormente nei prossimi anni e che, secondo l’Ocse, avrà bisogno di oltre 40 milioni di nuovi lavoratori entro il 2035.
L’Italia osserva questa trasformazione da una posizione privilegiata. Nell’ultimo anno ha registrato il miglior risultato turistico della propria storia, con quasi 140 milioni di arrivi e 470 milioni di presenze nelle strutture ricettive, superando la Francia e collocandosi al secondo posto in Europa dietro la Spagna. Con una crescita del turismo di prossimità (come confermano i dati di una recente ricerca di Titanka!, realtà specializzata nel web marketing per l’hospitality), ma dove decisamente significativo è l’aumento della componente internazionale, cresciuta dell’8,4%, una performance superiore a quella dei principali concorrenti europei. Proprio per questo la gestione intelligente
dei flussi diventa una questione strategica anche per risolvere la concentrazione del 90% dei visitatori nelle stesse zone del Paese. «Il vero salto culturale consiste nel passare dalla promozione turistica alla governance del turismo», sottolinea Colombo. «Grazie all’AI possiamo comprendere i flussi in termini predittivi, anticipare i picchi di domanda e distribuire meglio i visitatori sia nello spazio sia nel tempo».
Resta, però, una domanda di fondo: in un settore destinato a essere sempre più guidato dagli algoritmi, quale spazio rimarrà al vissuto del viaggio? «Come in altri settori, le macchine gestiscono l’efficienza», conclude Colombo, «il valore resta nelle persone. L’AI non sostituisce l’ospitalità: può renderla migliore, ma il viaggio continuerà a essere un’esperienza umana». © riproduzione riservata