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Salute e bellezza, la cura nasce con le piante
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Salute e bellezza, la cura nasce con le piante

di Lucia Gabriela Benenati
01 agosto 2026, 02:00

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Sfruttare la genetica del regno vegetale per creare terapie biologiche migliori e a costi più accessibili. Così il plant molecular farming punta a produrre proteine ad alto valore aggiunto utili per terapie mediche, dermocosmesi e nutrizione. E l’Italia ha già i suoi campioni

Ingegnerizzare geneticamente le piante per produrre le molecole utili per farmaci e dermocosmesi. Succede a Udine, tra gli impianti industriali del Friuli e i laboratori dell’università, dove la biotech company Transactiva punta a sciogliere e rimodellare uno dei nodi più difficili della medicina moderna: facilitare l’accesso alle terapie biologiche grazie all’agricoltura molecolare (plant molecular farming), trasformando le piante in biofabbriche viventi capaci di produrre proteine complesse, umane o modificate, ad alto valore aggiunto e costi più bassi. Un obiettivo umanistico, oltre che scientifico, coltivato dal fondatore, presidente e direttore scientifico Bruno Bembi, pediatra e genetista clinico che per anni ha diretto il centro per le malattie rare del Friuli Venezia Giulia. La sua esperienza con i piccoli pazienti affetti da difetti degli enzimi lisosomiali, malattie croniche, spesso degenerative, che richiedevano terapie sostitutive enzimatiche costose e continuative, lo ha convinto che la tecnologia tradizionale dei grandi bioreattori non sarebbe stata sufficiente a garantire un accesso equo alle cure. «Ho visto pazienti i cui destini dipendevano non solo dalla scienza, ma anche dalla disponibilità economica dei farmaci», racconta Bembi.

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Il germe di riso come piattaforma

Fondata nel 2001, Transactiva in pochi anni ha saputo posizionarsi come punto di riferimento italiano nelle molecole green muovendosi su un doppio binario: da un lato la spinta a risolvere problemi clinici concreti, con una prospettiva pragmatica, dall’altro la necessità di trovare mercati sostenibili dove industrializzare l’innovazione. «Non si tratta di fare ricerca per la ricerca, ma di trasformare biologia molecolare e ingegneria genetica in prodotti capaci di cambiare le vite dei pazienti», afferma Bembi. Due i principali filoni produttivi. Il primo riguarda la produzione di enzimi terapeutici usando il riso come piattaforma. «Innestiamo il gene d’interesse nel germe di riso, in modo che la pianta coltivata produca costantemente la proteina nei semi o in altri tessuti. In questo modo è possibile ottenere rese elevate e prodotti facili da stoccare e trasportare», spiega. Il secondo filone riguarda la produzione transitoria su foglie di tabacco. «Usiamo un vettore che trasferisce il codice genetico nelle cellule e induce la produzione proteica in poche settimane. È un approccio rapido e flessibile, che consente di esprimere proteine sulle foglie e recuperarle per applicazioni cosmetiche o per test preclinici». I vantaggi sono chiari. «Costi di produzione ridotti, minori requisiti energetici, assenza di necessità di sistemi complessi di coltura cellulare in condizioni sterili su larga scala, e un rischio molto più basso di contaminazioni virali che possano compromettere la sicurezza del prodotto».

Anche i vaccini da base vegetale?

Negli anni, Transactiva si è dimostrata pioniera del settore in numerose occasioni: ha sviluppato una piattaforma pilota per la creazione di vaccini su base vegetale, partecipando anche allo sviluppo di soluzioni e vaccini anti-Covid-19 in collaborazione con l'Università di Roma Tor Vergata; ha preso parte a studi per produrre vaccini personalizzati contro specifici tumori (per esempio, il linfoma non-Hodgkin) usando particolari foglie di tabacco. Soprattutto, ha brevettato un sistema per sintetizzare nel seme del riso anticorpi e proteine terapeutiche con attività rilevante sulle ulcere cutanee, incluse quelle diabetiche e da compressione. «I risultati preclinici sono ottimi, ma per la sperimentazione clinica abbiamo bisogno di un partner industriale con risorse e know-how regolatorio sui farmaci biologici». Qui, secondo Bembi, emerge una difficoltà strutturale del sistema italiano. «Le nostre eccellenze scientifiche spesso faticano a trovare capitali e aziende con volontà di investire nelle novità più rischiose».

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Le applicazioni in dermocosmesi

Per questo Transactiva ha cercato alleanze all’estero e strategie di ingresso in mercati meno rigidi su alcuni aspetti regolatori, senza però trascurare i requisiti di qualità richiesti per eventuali usi terapeutici. Nel frattempo, ha ampliato il proprio raggio d’azione entrando in un mercato attento sia all’innovazione sia ai costi: la dermocosmetica. «Non si tratta, però, di una scelta meramente commerciale. Dalle foglie di tabacco abbiamo ottenuto una linea di peptidi bioattivi efficaci nel ridurre l’irritazione, la disidratazione e il rossore nella pelle sensibile e irritata, e nel favorire la rigenerazione della barriera cutanea. Queste molecole, prodotte a costi sostenibili, possono offrire sollievo significativo a chi soffre, per esempio, di dermatiti e psoriasi. È il principio che ha ispirato la nascita della linea LenEasy», già presente in Regno Unito, Nord Europa e Brasile, «mercati con regolamentazioni e preferenze dei consumatori variegate, ma con un interesse comune verso gli ingredienti innovativi e sostenibili». Nello sviluppo industriale Transactiva ha stretto collaborazioni strategiche, tra cui una partnership con una realtà tedesco-coreana che ha facilitato l’ingresso in alcuni mercati europei e asiatici, e la creazione di una joint venture a Singapore che funge da hub per l’Asia.

Uno scenario plausibile per il futuro è la progressiva convergenza tra le linee cosmetiche e quelle terapeutiche. «La cosmetica funzionale può diventare un campo di prova eccellente: processi produttivi, controllo qualità e accettazione di mercato vengono testati, mentre i ricavi possono finanziare studi clinici», afferma Bembi. In parallelo, lo sviluppo tecnologico spinge verso piattaforme vegetali più sofisticate. «Linee di riso con glicosilazione umanizzata, processi di purificazione a più alta resa e produzione in bioreattori vegetali chiusi per minimizzare ogni rischio ambientale. Questi progressi ridurrebbero ulteriormente le barriere a una piena applicazione farmaceutica».
 

Diamante, un farmaco verde per le malattie autoimmuni

La storia di Transactiva non è un unicum in Italia. L’idea di usare i vegetali come biofabriche è anche, per esempio, della startup veronese Diamante. «Qui identifichiamo il peptide proteico legato alla malattia autoimmune e lo esponiamo sulla superficie di un virus vegetale, con cui infettiamo una pianta da laboratorio. Il virus si replica nella foglia, producendo il nostro farmaco, che poi estraiamo», spiega la ceo Valentina Garonzi (nella foto sotto, al centro, assieme a Linda Avesani, a sinistra, e Roberta Zampieri). L’obiettivo è partire dal plant molecular farming per sviluppare molecole terapeutiche con cui rieducare il sistema immunitario, con un focus avanzato sull’artrite reumatoide. «Il farmaco adesso è protetto da un brevetto. La sua innovazione non risiede solo nella produzione all’interno delle piante, ma anche nel meccanismo d’azione terapeutica, che “spegne” la malattia sul nascere».

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Da Exolab la ricetta degli esosomi

Mix di agrumi, ciliegia, asparago e kiwi rosso per migliorare la qualità del sonno, mango e papaia per proteggere il Dna cellulare e ridurre i tempi di autoriparazione cutanea. Non sono semplici estratti, ma super integratori alimentari ad alto contenuto di esosomi vegetali, una delle innovazioni più promettenti nel mondo della biotecnologia grazie alla loro capacità di trasportare naturalmente bioattivi come antiossidanti, vitamine, lipidi, proteine e Rna vegetali, migliorandone biodisponibilità e assorbimento. Li produce ExoLab, biotech italiana e benefit company pluripremiata per la sua piattaforma plant-based proprietaria che permette di purificare le vescicole dalle piante, trasformarle in polvere e combinarle in mix funzionali con altri estratti.

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Nata all’Aquila nel 2020, in piena pandemia, dall’esperienza scientifica di Stefano Fais e Mariantonia Logozzi, ricercatori con lunga esperienza nel campo delle vescicole extracellulari all’Istituto Superiore di Sanità, e dalla visione industriale di Valerio Carconi e Lorenzo Cilli, oggi si muove tra nutraceutica, dermocosmetica e lifescience. «Gli esosomi sono come una grande rete internet attiva in ogni specie vivente e sono alla base della buona salute di cellule, tessuti e organi», spiega la cto e head of innovation Logozzi (in foto). ExoLab sceglie la sua frutta e verdura, rigorosamente controllata, tra oltre 7.500 vegetali biologici made in Italy, e con un processo di produzione proprietario ricava le vescicole extracellulari che contengono le molecole bioattive, ovvero gli acidi nucleici e gli antiossidanti essenziali per «creare, di volta in volta, le combinazioni più attive per massimizzare le performance dei prodotti».

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È così che nascono, per esempio, anche gli integratori alimentari della linea Exocomplex e i sieri e le creme per la pelle, tutti con benefici testati. Benefici evidenti anche nella crescita della biotech company, che nel 2025 ha chiuso un round da 5 milioni di euro (tra gli investitori Dsm-Firmenich Ventures, colosso svizzero-olandese leader in nutrizione, salute e bellezza, e Cdp) con l’obiettivo di accelerare lo scale-up industriale e l’espansione globale. «Con Dsm-Firmenich, in particolare, lanceremo quattro nuovi prodotti in autunno, entrando in molte case cosmetiche». Il potenziale di «drug delivery» delle vescicole extracellulari ha poi convinto un big del pharma come Dompè Farmaceutici ad affidare alla società aquilana lo sviluppo di alcuni progetti di ricerca clinica.

Nel futuro di ExoLab c’è spazio anche per l’agritech e la difesa delle colture. «Le vescicole delle piante sottoposte a stress causati da fattori esterni trasmettono informazioni specifiche: sono come una mail con istruzioni difensive. Il colore rosso di un’arancia coltivata nella piana di Catania, per esempio, indica un aumento dei polifenoli prodotti per difendersi dai forti sbalzi termici. All’interno delle vescicole abbiamo trovato anche la catalasi, un enzima vitale per la pianta, che può avere un effetto anti-invecchiamento. Simili informazioni potranno aprire la strada a prodotti agritech protettivi».
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