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Come vincere lo stress con il fitness cognitivo
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Come vincere lo stress con il fitness cognitivo

di Cristina Lantone
05 agosto 2026, 02:00

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Tra neurofeedback e giochi di memoria, ecco le migliori soluzioni digitali per il Brain training. Gli scienziati però avvertono: il vero reset richiede anche stimoli analogici

Chilometri sul tapis-roulant, push-up e burpees. Tutti sanno che cosa ci aspetta per la remise en forme. Ma per la mente? La nuova sfida si gioca sulla materia grigia. Nell’era del fitness cognitivo, il cervello si allena a colpi di tap sullo smartphone. Il mercato delle app e dei dispositivi Eeg domestici sta esplodendo, promettendo di trasformare la salute mentale da noioso protocollo clinico a stile di vita proattivo. Meno farmaci, più «palestra mentale», un cambio di rotta guidato dal presupposto che il cervello sia regolato dalla neuroplasticità, ma anche dalla necessità di stare meglio.

Mappa generazionale

Il recente Rapporto Muse disegna una mappa generazionale a tinte forti, con dati preoccupanti per la generazione Z. Schiacciati tra solitudine e stress da iperconnessione, i più giovani registrano i livelli più bassi di benessere cognitivo: la loro mente è un computer surriscaldato vicino al crash. Il quadro non è, però, confortante per nessuno: sono circa 950mila le persone con disturbo cognitivo lieve, anticamera della demenza secondo l’Istituto Superiore di Sanità.

Neuroscienze e gamification

La soluzione? App che applicano le neuroscienze alla gamification. Come Peak che punta sulle capacità quotidiane: le sfide aiutano memoria e problem-solving simulando la spesa al supermercato. Lumosity trasforma i compiti psicometrici in giochini colorati con feedback e grafici per monitorare i progressi. BrainHQ (it.brainhq.com), basato su 30 anni di ricerche del dottor Michael Merzenich, vanta un personal trainer virtuale che adatta la difficoltà in tempo reale. Ma funzionano davvero o sono un placebo digitale? Uno studio di Lumos Labs su 4.715 partecipanti ha confrontato Lumosity con i cruciverba online: il gruppo digital ha stracciato l’enigmistica classica per memoria a breve termine e ragionamento fluido. Ma i progressi si traducono in benefici tangibili nella vita reale o si diventa solo bravi nei giochini?

Come vincere lo stress con il fitness cognitivo

Le relazioni sociali come fucina di skills innovative

«Nelle persone sane, le app di training cognitivo migliorano soprattutto ciò che allenano direttamente, producendo effetti di near-transfer», spiega
Raffaella Rumiati, docente di neuropsicologia e coordinatore di neuroscienze cognitive della Sissa (Trieste). «Il far-transfer, cioè un miglioramento stabile nella vita quotidiana, nello studio o nel lavoro, tende a essere modesto, anche se può emergere nella riabilitazione di pazienti con lesioni cerebrali o disturbi neurologici. Allenare il cervello è una buona idea, ma non dobbiamo pensare che funzioni come un muscolo. Le competenze si potenziano attraverso contesti concreti, relazioni, emozioni, abitudini e obiettivi reali».

Sull’onda dei dispositivi indossabili

Per chi non vuole spremersi le meningi con i pixel, l’innovazione offre dispositivi indossabili che portano l’elettroencefalogramma a casa. Il pioniere è Muse (choosemuse.com), fascia con sette sensori a secco che monitora l’attività cerebrale in modo passivo, intercettando le onde e traducendole in suoni della natura, offrendo una guida in tempo reale per la meditazione e la concentrazione. Sulle Enophones (getenophone.com) cuffie con elettrodi placcati in oro, i paesaggi sonori sono adattivi: se sei stressato spara musica rilassante; se sei distratto, stimola la produttività. Gli elettrodi rilevano infatti l’attività delle aree cerebrali collegate alla memoria e all’elaborazione uditiva mentre si lavora o studia, generando paesaggi sonori che aumentano concentrazione e lucidità mentale.

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Il Neurosity Crown (neurosity.co) è invece il «computer per la mente» per dominare la produttività: analizza le onde cerebrali e via neurofeedback capisce il livello di attenzione, genera impulsi sonori in grado di aumentare la concentrazione, segnalando l’ingresso nello stato di grazia chiamato «The zone». È dotato di dashboard e app per tenere d’occhio i progressi e di una community per condividere i risultati raggiunti.

Come vincere lo stress con il fitness cognitivoCome vincere lo stress con il fitness cognitivoNeurosity Crown
Neurosity Crown

Effetto placebo

Ma quanto incide l’effetto placebo rispetto al ricablaggio neuronale? «Quando si usano dispositivi Eeg domestici come Muse, bisogna distinguere tra il neurofeedback in contesti clinici e il modo in cui questi strumenti sono presentati al grande pubblico», continua la neuroscienziata. «Nei dispositivi consumer gli effetti dipendono spesso anche da aspettative, suggestione e senso soggettivo di controllo. È riduttivo parlare di «solo placebo», ma è improprio parlare di vero «ricablaggio». Un utente può imparare forme di autoregolazione legate più alla respirazione o all’attenzione focalizzata che al controllo di specifici circuiti».

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Anche l’analogico fa la sua parte

Occhio a non delegare tutto al digitale. Si potrebbe incorrere in una riduzione dell’allenamento spontaneo della mente. Le app sono ottimi strumenti integrativi, ma non sostituiscono la complessità delle relazioni e degli stimoli ambientali. «Pratiche analogiche come attività aerobica, mindfulness, musica, teatro o sport di squadra allenano l’attenzione, la regolazione delle emozioni e la costanza. Inoltre coinvolgono il corpo e le relazioni, aspetti fondamentali per il cervello».

Questione di riservatezza

Questi dispositivi raccolgono onde cerebrali e stati emotivi. «La privacy neurale potrebbe diventare una delle grandi questioni etiche dei prossimi anni, perché penetra aspetti intimi della nostra vita mentale. Informazioni che possono costruire profili dettagliati e anche essere commercializzate», conclude Rumiati. «I consumatori dovrebbero informarsi su chi raccoglie i dati, per quanto tempo e se vengono condivisi. Allo stesso tempo, però, queste informazioni possono avere importanti applicazioni per la ricerca, purché usate in modo trasparente e regolato». Ben venga allora il doping digitale per le nostre stanche cellule grigie, ma con le dovute accortezze e senza l’illusione di diventare Einstein a colpi di clic. Via libera all’allenamento dei neuroni, ma ricordiamoci di farli uscire di casa ogni tanto. Anche perché, è bene dirlo, un cervello scolpito non serve a molto se poi non sa più come ordinare un caffè senza un algoritmo. © riproduzione riservata



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