L’Asia viaggia in netto calo, venerdì 4 aprile, dopo che l’S&P 500 ha perso 2.500 miliardi di dollari di capitalizzazione a seguito dell’annuncio del presidente Usa Donald Trump di un super pacchetto di dazi di ritorsione. Si tratta della seconda maggiore perdita in un solo giorno nella storia dell’indice, secondo i dati di Bloomberg e FactSet, superata solo dai crolli dei primi mesi della pandemia da Covid-19 nel 2020.
Alle ore 7:30 italiane il Nikkei cede il 3,6%, l’indice Asia Dow il 3,3%, le borse in Cina sono chiuse per il festival di Qingming. Corre l’euro (+1,77%) che tocca 1,10 sul dollaro e lo yen (+1,7%) a 146,71, mentre i futures sul Nasdaq viaggiano in rosso per lo 0,8%.
Gli investitori si stanno riversando sugli asset rifugio, in particolare i titoli di Stato, a fronte dell’escalation protezionistica statunitense.
«Il giorno della liberazione si è trasformato in giorno delle vendite», ha commentato Prashant Bhayani, cio Asia di Bnp Paribas Wealth Management.
I rendimenti dei governativi sono scesi sensibilmente e di conseguenza i prezzi delle obbligazioni sono saliti, visto che si muovono in direzione opposta: Il Treasury Usa a 10 anni è sceso sotto il 4% (3,99%). Il rendimento del decennale giapponese è calato di 16 punti base, all’1,2%.
Il governo vietnamita ha ufficialmente chiesto agli Stati Uniti di posticipare l’introduzione dei dazi del 46% imposti dal presidente Trump. Secondo un comunicato del ministero dell’Industria e del Commercio, pubblicato venerdì, i nuovi dazi avranno un impatto negativo sulle esportazioni del Paese. È stata inviata una nota diplomatica a Washington per cercare una soluzione negoziale.
Nissan ha annunciato la sospensione degli ordini negli Stati Uniti per i Suv Infiniti QX50 e QX55 prodotti nello stabilimento Compas in Messico, a causa dell’introduzione dei dazi auto del 25%.
I nuovi dazi, entrati in vigore giovedì, rendono non più redditizia la vendita dei modelli. Il caso segue quanto avvenuto con Stellantis, che giovedì ha messo in congedo 900 lavoratori in cinque stabilimenti Usa e ha sospeso temporaneamente la produzione anche in Canada e Messico.
La direttrice del Fondo Monetario Internazionale, Kristalina Georgieva, ha spiegato che le nuove restrizioni commerciali dell’amministrazione Trump costituiscono un «rischio significativo» per le prospettive economiche globali, soprattutto in un contesto di crescita debole.
«È fondamentale evitare misure che possano danneggiare ulteriormente l’economia mondiale. Esortiamo gli Stati Uniti e i loro partner commerciali a lavorare in modo costruttivo per ridurre le tensioni e ristabilire la fiducia», ha aggiunto giovedì. (riproduzione riservata)