Tim ha rivisto al rialzo le previsioni di ebitda a fine 2022. Sono i primi timidi segnali della strategia impostata dall'amministratore delegato Pietro Labriola, che prevede da un lato un forte ridimensionamento dei costi e dall'altro il posizionamento premium («Value vs. Volume») che ad esempio nel secondo trimestre ha visto limitarsi al massimo le attività promozionali sia nel fisso sia nel mobile. Il consiglio d'amministrazione, che ha preso atto delle dimissioni del capo della rete Stefano Siragusa, ha approvato all'unanimità i conti. Nel secondo trimestre i ricavi di gruppo si sono attestati a 3,9 miliardi (-1,4%), in miglioramento rispetto al trimestre precedente (-4,5%) e questo ha permesso di mantenere sostanzialmente stabile il fatturato del semestre a 7,55 miliardi. I ricavi da servizi sono stati pari a 3,6 miliardi, in crescita dell'1% rispetto alsecondo trimestre 2021 e in miglioramento rispetto al trend del trimestre precedente (-2,5%). Un grande lavoro è stato fatto sul fronte dei costi operativi, che nei sei mesi sono stati ridotti di circa 200 milioni, il 70% circa del target fissato per l'intero 2022, e in più il target cumulato al 2024 di riduzione dei cash cost rispetto ad un andamento inerziale è stato portato da 960 milioni a 1,5 miliardi.
Nel trimestre l'ebitda organico di gruppo si è attestato a 1,6 miliardi (-8,5%), nel dettaglio 1,1 miliardi (-16,3%) quello della business unit Domestic e 0,5 miliardi per Tim Brasil, che conferma il trend di crescita con un incremento del 18,2%. In particolare, in Brasile l'integrazione degli asset di Oi ha fornito un'ulteriore spinta al trend di accelerazione dell'ebitda organico di Tim Brasil. La società ha comunque sottolineato come la flessione dell'ebitda organico domestica sia in miglioramento rispetto al trimestre precedente (-18,3%), è per lo più legata all'andamento dei ricavi, a fronte di costi operativi in calo di circa l'1%. Nel trimestre il gruppo ha registrato una perdita di 279 milioni (483 milioni il rosso nei sei mesi). A livello di gruppo, gli investimenti si sono attestati a 900 milioni, in linea con gli obiettivi di piano. «Alla luce dei trend operativi del primo semestre», si legge nella nota del gruppo, Tim ha rivisto al rialzo alcuni target: l'ebitda organico è passato da «low teens decrease» a «high single digit decrease» mentre l'ebitda after lease da «mid to high teens decrease» a «low teens decrease». Guardando alle passività, l'indebitamento finanziario netto after lease al 30 giugno si attesta a 19,3 miliardi, in aumento di 1,7 miliardi rispetto al 31 dicembre 2021, mentre l'indebitamento finanziario netto è pari a 24,7 miliardi, in aumento di 2,5 miliardi. Tra le novità che emergono dalla trimestrale c'è la performance di Tim Enterprise, che sarà uno dei punti di forza della nuova Tim, che sta sfruttando l'effetto positivo legato al cloud. Nel dettaglio, la divisione guidata da Elio Schiavo ha registrato ricavi da servizi in aumento di circa il 9% (+62% solo il cloud). (riproduzione riservata)