La mossa a sorpresa di Vivendi di scendere al 18,37% di Tim, anticipata da milanofinanza.it, ha aperto un nuovo valzer di speculazioni. Comprese nuove ipotesi, come i francesi non più in totale disimpegno ma ancora nel capitale di Tim da secondo azionista dietro Poste Italiane. A differenza di altre volte Piazza Affari ieri è rimasta cauta, almeno sulle azioni ordinarie, che hanno chiuso le contrattazioni guadagnando il 2,06% a 0,297 euro, di fatto al livello del prezzo incassato dai Bolloré.
La convinzione degli osservatori è che ora per Poste è più semplice salire nel capitale. Gli indizi sembrano portare in questa direzione, ma la strategia del gruppo guidato dall’amministratore delegato Matteo Del Fante è ancora in via di definizione. A Poste viene attribuito un interesse tra il 10 e il 15% del capitale di Tim (non di più per non superare la soglia d’opa). Pacchetti che ai corsi di borsa valgono tra 450 e 670 milioni di euro, senza considerare un premio che i francesi reclamano.
La mossa di Vivendi ha semplificato l’equazione perché ha escluso una variabile: ora Poste può agire in solitaria. Con i francesi al 23,75%, infatti, era quasi indispensabile dover coinvolgere un altro soggetto finanziario (il più interessato era Cvc) per consentire a Vivendi di uscire dal capitale. Questo però generava da una parte il rischio di dover obbligatoriamente lanciare un’opa se le mosse di Poste e del terzo attore fossero state in concerto e dall’altra riflessioni ed equilibri tutti da trovare sulla governance di Tim.
Nella nuova situazione invece Poste potrebbe agire anche da sola, rilevando il 10% di Tim e lasciando a Vivendi la possibilità di restare da secondo azionista rilevante, realisticamente tra il 5 e l’8%. L’ipotesi, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, non sarebbe esclusa da Vivendi, magari con un ritorno nel cda di Tim, per poi valutare in seconda battuta se e quando valorizzare il resto della quota sul mercato.
In questo scenario dalla sua posizione di primo socio Poste garantirebbe al governo un forte presidio di italianità nel capitale di Tim, anche in ottica di eventuali consolidamenti con Iliad, che resta alla finestra.
L’uscita o il ridimensionamento di Vivendi da Tim sembra sempre più imminente e sorprenderebbe molti addetti ai lavori vedere i francesi ancora primi azionisti all’assemblea di giugno. La discesa francese sembra sotterrare l’ascia di guerra in assemblea e agevola le operazioni straordinarie su cui il ceo Pietro Labriola sta ragionando da mesi, a partire dalla ricostituzione delle riserve tramite l’abbattimento del capitale sociale.
Con i 2,5 miliardi di cassa che Tim dovrebbe generare secondo il piano, Labriola (al netto di eventuali conseguenze anche sulla governance in caso di riassetto) avrebbe così mani libere per tornare a distribuire dividendi. A partire dai circa 500 milioni di cedole arretrate da pagare alle azioni di risparmio, che non a caso ieri hanno corso in borsa: +4,46% a 0,344 euro. (riproduzione riservata)