Tenaris sui massimi di luglio 2008 in borsa con l'amministrazione Trump pronta a una parziale inversione di marcia sul fronte dazi. Secondo quanto riportato venerdì 13 febbraio dal Financial Times, la Casa Bianca starebbe pianificando una riduzione mirata delle tariffe su acciaio e alluminio, un ammorbidimento rispetto alla linea dura adottata lo scorso anno quando il presidente, Donald Trump, ha imposto tariffe sulle importazioni fino al 50%, estendendo il prelievo fiscale anche a beni realizzati con questi metalli, tra cui lavatrici e forni.
Ora il cambio di rotta con una revisione accurata degli elenchi dei prodotti colpiti e l’esenzione di alcuni articoli a fronte dei danni collaterali inflitti all'economia domestica. I funzionari del Dipartimento del Commercio e dell'ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti hanno, infatti, rivelato che le attuali barriere doganali stanno penalizzando molto i consumatori, aumentando i prezzi di beni come le teglie per dolci e le lattine per alimenti e bevande.
«Se la riduzione dei dazi verrà estesa anche alle materie prime, Tenaris potrebbe beneficiare di questa inversione di rotta da parte dell’amministrazione Trump», afferma l’ufficio studi di Intesa Sanpaolo. E il titolo a Piazza Affari il 16 febbraio ha toccato in chiusura il top da luglio 2008 a 20,89 euro (+2,91%).
Attualmente l’azienda della famiglia Rocca, che produce tubi per l'esplorazione e la produzione di petrolio e gas, sta pagando dazi sull’acciaio importato negli Stati Uniti per supportare l’impianto di laminazione e ha previsto costi aggiuntivi nell’ordine di 40 milioni di dollari che impatteranno l’ebitda in termini assoluti nel quarto trimestre del 2025 e 140-150 milioni di dollari a trimestre nel medio termine.
Non è ancora chiaro se la riduzione dei dazi avverrà e quali specifici articoli saranno interessati. Ma assumendo una cancellazione totale dei dazi sui beni importati da Tenaris, l’ufficio studi di Intesa Sanpaolo ha stimato che l’impatto sul conto economico sarebbe significativo, attorno a 500 milioni di dollari annui, ovvero il 18% del consenso attuale di Bloomberg per il 2026.
L’ufficio studi di Intesa Sanpaolo, che sul titolo ha ribadito il rating buy e il prezzo obiettivo a 19,3 euro, ha stimato per il gruppo a fine 2025 un ebitda in leggero calo a 2,92 miliardi di dollari dai 3,05 miliardi del 2024. Nel 2026 lo vede scendere ulteriormente a 2,89 miliardi. (riproduzione riservata)