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Telecomunicazioni: ecco perché l'Europa non deve rinunciare al mercato unico
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Telecomunicazioni: ecco perché l'Europa non deve rinunciare al mercato unico

di Luigi Gambardella*
19 settembre 2025, 02:00 Ultimo aggiornamento: 07:06

A dicembre, l'Europa potrebbe rivoluzionare il mercato delle telecomunicazioni con il Digital Networks Act. Ma alcune indiscrezioni suggeriscono una linea continuativa che rischia di mantenere lo status quo

A dicembre Bruxelles presenterà il tanto atteso Digital Networks Act (Dna). Sarà un momento decisivo: se l’Europa non avrà il coraggio di agire ora, perderà per molti anni la possibilità di creare un vero mercato unico delle telecomunicazioni. Le prime indiscrezioni, però, sono scoraggianti: la Commissione sembra intenzionata a preservare lo status quo, rinunciando a costruire un mercato paneuropeo.

Mercato unico: un’occasione persa in ottica di scala, redditività e investimenti

Da oltre vent’anni i leader europei parlano di un mercato digitale capace di rivaleggiare con Stati Uniti e Cina. Ma la realtà è ben diversa: un mosaico di silos nazionali, regole frammentate e protezionismi politici. Mentre negli Stati Uniti il mercato è dominato da soli tre grandi operatori mobili nazionali e in Cina da appena tre, l’Europa conta ancora circa 100 operatori mobili nazionali (full operators) distribuiti nei 27 Stati membri.

Il risultato è una cronica mancanza di scala, minore redditività e - soprattutto - minori investimenti. Secondo i dati più recenti, gli operatori europei investono in media 117 euro all’anno per abitante, contro circa 226 dollari negli Stati Uniti e 187 euro in Giappone. Un divario che spiega perché l’Europa arranchi nel dispiegamento di reti all’avanguardia.

Il Dna come svolta, ma le indiscrezioni puntano al mantenimento dello status quo

Il Dna avrebbe potuto essere la svolta, con licenze comuni, gestione paneuropea dello spettro e incentivi alla consolidamento transfrontaliero. Invece, le indiscrezioni puntano alla continuità. Ancora più grave sarebbe se la Commissione decidesse di eliminare la figura dell’operatore wholesale only, oggi prevista dal Codice europeo delle comunicazioni elettroniche.

Questo modello, che separa la rete dai servizi, garantisce infrastrutture neutrali e accesso equo a tutti gli operatori. È la chiave per favorire un mercato europeo dei servizi, mantenendo le reti a livello nazionale. Smantellarlo significherebbe tornare indietro, contraddicendo persino le posizioni dei regolatori: il Berec ha più volte espresso la sua contrarietà a una deregolamentazione radicale che metterebbe a rischio la concorrenza e la protezione dei consumatori.

Reti più leggere e roaming davvero libero: la sfida per l’Europa digitale

E poiché una deregolamentazione totale è impraticabile, il modello wholesale only offre un compromesso intelligente: gli operatori che scelgono volontariamente di separare la rete dai servizi possono beneficiare di una regolamentazione molto più leggera. Un incentivo concreto che stimola trasparenza, neutralità e investimenti senza sacrificare la tutela della concorrenza.

La stessa mancanza di ambizione si vede nel roaming. L’abolizione delle tariffe al dettaglio fu un successo simbolico, ma incompleto: restano limiti all’ingrosso, eccezioni e clausole restrittive. È tempo di completare l’opera: eliminare del tutto il roaming e garantire ai cittadini la libertà di usare i propri telefoni ovunque in Europa come a casa.

L’auspicio di Draghi e Letta: il mercato unico come condizione necessaria per la competitività delle imprese

Per le imprese, la posta in gioco è altrettanto alta. Una start-up portoghese o un produttore polacco devono poter acquistare connettività da qualsiasi operatore europeo senza barriere nazionali artificiali. Solo così l’Europa potrà liberare economie di scala, stimolare l’innovazione e attrarre i capitali necessari per fibra, 5G e - in prospettiva - 6G.

Non si tratta di un auspicio isolato. Sia Mario Draghi che Enrico Letta, nei loro rapporti alla Commissione Europea, hanno sottolineato con forza la necessità di un vero mercato unico delle telecomunicazioni come condizione essenziale per la competitività del continente. Ignorare queste raccomandazioni significherebbe non solo rinunciare a un’occasione storica, ma anche smentire il lavoro dei due più autorevoli consiglieri sul futuro economico dell’Europa.

Se la Commissione fallisse in questo compito, non sarebbe soltanto un’occasione mancata: sarebbe un tradimento. L’Europa non può limitarsi a codificare il passato. Deve avere il coraggio di preservare il modello wholesale only, abolire il roaming e aprire il mercato a cittadini e imprese senza restrizioni.

Il Dna avrebbe potuto essere il big bang delle telecomunicazioni europee, l’equivalente dell’euro per l’economia digitale. Se invece si rivelerà un compromesso timido, l’Europa resterà intrappolata nei suoi confini nazionali, mentre Stati Uniti e Asia continueranno a correre.

Il tempo stringe, dicembre è alle porte. Bruxelles deve scegliere se consegnare al futuro un vero mercato unico digitale o se lasciare all’Europa soltanto un’altra occasione sprecata. (riproduzione riservata)

*Già presidente
dell'associazione europea
degli operatori
di telecomunicazioni



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